don Roberto Seregni “Piccolo gregge”

XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (07/08/2022)

Vangelo: Lc 12,32-48 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Mi commuovono le parole del maestro: «Non temere, piccolo gregge». Questo “piccolo gregge” siamo noi, la sua Chiesa. Mi sembra una definizione proprio bella, che fotografa esattamente quello che siamo e che stiamo vivendo, anche se forse non ce ne rendiamo ancora conto. Dobbiamo mettere da parte i sogni trionfalistici di una Chiesa potete e di un cristianesimo avvolgente e totalitario, siamo un “piccolo gregge”. E mi viene da dire, sotto voce: meno male. La storia, guidata dalla mano del Padre, ci chiama ad essere una Chiesa senza potere e prestigio, piú agile e povera, che parla la lingua della gente e sa ascoltare, capace di trasmettere passione e speranza.
Non temere, ci dice il maestro. Essere discepolo per davvero è difficile, oggi piú che mai. Vivere secondo il Vangelo richiede una fede matura e libera, una adesione incondizionata allo Spirito profetico di Gesú.
Non dobbiamo temere, dice Gesú, perché il Padre ci ha affidato il Regno. Alle nostre mani fragile e insicure, il Padre ha affidato il suo tesoro.
Dove due o tre sono riuniti nel suo nome è presente il Regno.
Dove si lotta affinché tutti possano vivere una vita dignitosa è presente il Regno.
Dove si accompagnano con amore le vittime dell’odio e della violenza è presente il Regno.
Dove si accoglie il fratello e si vive con le porte aperte è presente il Regno.
Dove si cammina a fianco dei poveri e dei piccoli è presente il Regno.
Dove si cerca di vivere la vita secondo i valori del Vangelo è presente il Regno.

È vero, siamo un piccolo gregge, ma abbiamo un grande Pastore che ha dato la sua vita per noi e ci ha insegnato il segreto del Regno del Padre suo: l’amore.

Fonte:https://sullatuaparola.wordpress.com/


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