Wilma Chasseur”Come si chiama la porta stretta”

XXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (21/08/2022)

Vangelo: Lc 13,22-30 

Volete sapere cosa non esiste nel Vangelo? Non esistono le porte larghe. Non ci sono proprio! Cercate fin che volete, non le troverete. Troverete la via larga, ma non la porta larga. E anche quella, guai a prenderla: la via larga porta proprio dove non si vuole andare!

Nessuna alternativa!
Quindi, per andare in Paradiso non ci rimane che la porta stretta: nessuna alternativa. Perciò abbiamo un’unica domanda da farci: come fare per entrare dalla porta stretta? Io mi sono chiesta: ma quand’è che non si riesce ad infilarsi in una porta stretta? Quando si è troppo grossi. Dobbiamo dimagrire, miei cari! O meglio: dobbiamo far dimagrire l’io. Metterlo a dieta. Guai all’io obeso che centra tutto su di sé, accaparra tutto, vuole stare sempre davanti. I farisei volevano i primi posti e Gesù li rispediva puntualmente indietro. Ma come fare, vi chiederete voi, per far dimagrire questo io ipertrofico. Ebbene andate a leggervi bene la seconda lettura. Dio corregge chi ama, anzi sferza colui che riconosce come figlio: non lo lascia in pace. A volte si sente dire: “ma guarda un po’, quel tale, manco sa dove sia la chiesa e tutto gli va a gonfie vele; io che prego, vado a Messa, aiuto in parrocchia, non me ne va bene una!” Il bello è che spesso capita proprio così, ma sapete perché? Perché il Signore, i suoi prediletti, li vuole purificare fin da quaggiù: le prove di questa vita sono un purgatorio anticipato che ci eviteranno di sostare in secula seculorum nell’altro.

Perché a lui va tutto bene e a me no?
Mi diceva una volta una suora: “Il Signore non me ne lascia passare una, mentre vedo che gli altri possono fare quel che vogliono”. Ecco il segno che siamo figli: la nostra vita non è in mano nostra , ma in mano Sua. Il giardiniere è Lui che pota di qua e taglia di là. Certo ogni correzione, subito, fa male, ma poi ci rende più a Sua immagine, più figli suoi. Il Signore ci vuole sani, non zoppicanti. E ci vuole in Cielo, tutti quanti. E’ andato a prepararci un posto in Paradiso: notate bene che non c’è nessun posto preparato per nessuno, in inferno. Non andate a prepararvelo voi, per carità!
Quindi Dio vuole che tutti, compreso tu che mi leggi, siamo del numero dei salvati; cioè di quelli che sono entrati dalla porta stretta. Ma come entrarci? da sotto, da sopra, di striscio, di traverso? Vi dico un piccolo segreto: non state troppo dritti: il fariseo che avanzava dritto impettito davanti all’altare mettendo avanti i propri meriti, non è stato degnato di uno sguardo, mentre il pubblicano che stava tutto chino, battendosi il petto in fondo alla chiesa, fu salvo. Per entrare dalla porta stretta bisogna passare da sotto, dalla fessura che sta in basso. Più ci abbasseremo più entreremo. Il Cielo viene dato agli umili, ai mendicanti, non ai pretendenti. Chi pretende di meritare il Paradiso, è un pretendente e non un mendicante: deve fare un salto di categoria (salto in basso e non in alto). Deve crescere in piccolezza. Quindi la porta stretta ha un nome: si chiama umiltà.

Buon viaggio!
Quanto alla domanda del Vangelo se sono pochi quelli che imboccano quella porta, cioè che si salvano, credo che per noi sia più importante sapere cosa dobbiamo fare per imboccarla piuttosto che arzigogolare sul numero dei salvati. Allora che fare? Siamo ancora in tempo di vacanza: comportiamoci esattamente come quando partiamo in vacanza osservando cinque piccole regolette:
1) Fissiamo la destinazione = Paradiso;
2) Facciamo benzina: Parola di Dio e preghiera;
3) Mettiamo l’olio: sacramenti;
4) Controlliamo le gomme: la nostra volontà di procedere sulla strada giusta;
5) Guardiamo i cartelli per non sbagliare strada: osserviamo i comandamenti;
E allora… buon viaggio e arrivederci nello stesso luogo di villeggiatura (eterna) che anch’io ho scelto e sono in partenza “verso”. Così, una volta tutti arrivati, finalmente ci conosceremo…

WILMA CHASSEUR


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