Paolo Zamengo “Invitati da Gesù”

XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (28/08/2022)

Vangelo: Lc 14,1.7-14 

C’è un incrociarsi di sguardi dei farisei e di Gesù. C’è un modo di osservare la vita, le persone, che sta accadendo. C’è un modo di vivere una festa. Quello dei farisei: di loro è detto che guardavano Gesù con sospetto. Come lo spiassero, purtroppo.

Era di sabato e c’era un uomo malato. Come si sarebbe comportato Gesù? I farisei non dicono niente. Non viene registrata una sola parola dei farisei, ma Gesù sente il loro sguardo pesare, pieno di malizia, sguardo indagatore, accusatore. E Gesù li stana. “È lecito di sabato curare o no?” 

Gesù  denuncia una contraddizione. Ma come? Ci invitano per mangiare in un clima di festa e voi con le vostre fissazioni negate a uno la possibilità di una vita che sia vita? Chiamate alla festa e a uno dite: tu non puoi fare festa. E Gesù, prendendolo per mano, lo guarì e lo lasciò andare. È la scomunica  dello sguardo pieno di sospetti, di steccati, di esclusioni. 

Gesù guarda: “notando come sceglievano i primi posti”, è scritto. Gesù è un osservatore attento della vita. Non è risucchiato e assorbito dagli eventi, conserva uno sguardo lucido, sapiente. Gesù fa parlare la vita, ascolta e osserva prima gli invitati e poi colui che invita. 

E non interessa a Gesù dare le regole del galateo. Gli inviti e il banchetto  hanno già le regole scritte nel fatto stesso della festa e della condivisione nella gioia. Se sono violate le regole che sono l’essenza stessa del banchetto, è rovinata la festa, è rovinata la convivialità. 

Sul versante degli invitati la rovina è la ricerca dei primi posti. Perché inserire un criterio gerarchico dentro una festa, significa defraudarla del suo splendore. Mangiare è un fatto di fraternità. Che controsenso mettere precedenza, supremazia, primi posti nel simbolo della fraternità.

Vi confesso che questo richiamo di Gesù, ogni volta che celebro l’eucaristia, mi mette qualche disagio, perché qualche precedenza si è introdotta anche nella chiesa e sembra che chi presiede o predica si metta in qualche modo al primo posto, mentre nel vangelo non ci sono  primi posti. 

Ci sono compiti diversi non primi posti. Anzi Gesù ha dato una consegna agli apostoli, quella di occupare, nel modo di vivere, l’ultimo posto. Questa è la regola per gli invitati. E poi c’è la regola per chi invita. La regola di Gesù salva l’essenza del banchetto: “invita poveri, storpi, zoppi, ciechi e sarai beato perché non hanno da ricambiarti”. Erano gli esclusi anche  dal tempio erano esclusi.

Se un banchetto vive nel segno del condividere, del far festa, che banchetto è quello dove mangiano i super nutriti e non i poco o per niente nutriti; se fanno festa quelli che già fanno festa? Che immagine di Dio e che immagine di umanità offre un banchetto che esclude?  Con la corsa ai primi posti noi mettiamo in gioco l’immagine di Dio: un Dio per pochi, per privilegiati e non  per tutti, e mettiamo in scena l’immagine di una umanità del privilegio. 

Mi piace un canto del Gen verde. Ma bisogna viverlo: Guardiamo a te che sei Maestro e Signore chinato a terra stai ci mostri che l’amore è cingersi il grembiule sapersi inginocchiare ci insegni che amare è servire. E ti vediamo poi Maestro e Signore che lavi i piedi a noi che siamo tue creature e cinto del grembiule che è il manto tuo regale ci insegni che servire è regnare. 


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