Francesco Botta Commento XXII Domenica

XXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (28/08/2022)

Vangelo: Lc 14,1.7-14 

In questa ventiduesima domenica del tempo ordinario, la liturgia ci propone una parabola che Gesù racconta prendendo spunto da ciò che osserva durante un invito a pranzo. Nei racconti dei vangeli Gesù viene presentato come un uomo attento alle persone e al contesto in cui è inserito. Le sue parabole e le sue parole prendono sempre spunto dalla quotidianità e da ciò che lui stesso osserva. La prima lettura di oggi, tratta dal libro del Siracide, ci invita a leggere e ascoltare le parabole con particolare attenzione: ‹‹il cuore sapiente medita le parabole›› (Sir 3,29).

Vogliamo accogliere l’invito del Siracide a meditare la parabola, percorrendo tre piste dettate da tre parole che enucleiamo dal vangelo odierno.

La prima parola è “confronto”. Ogni volta che Gesù entra in contatto con il mondo farisaico, assistiamo sempre a conflitti che vengono a crearsi. Il vangelo di oggi è ambientato a casa di uno dei capi dei farisei, il quale invita Gesù a pranzo. Prima di tutto notiamo che il Maestro non rifiuta l’invito a pranzo da parte di persone che, evidentemente, hanno una visione non in linea con la sua. Il confronto non spaventa Gesù. Lui sa bene che è necessario dire la verità e scontrarsi con la realtà dei fatti. Sicuramente questo aspetto della personalità di Gesù ha affascinato e tuttora affascina i suoi discepoli. Lui sa quello che fa e soprattutto articola il suo pensiero. A volte noi siamo portati a evitare il confronto, trovando tante scuse per sottacere quello che pensiamo. Gesù ci insegna la libertà che dovrebbe essere propria di un figlio. Questo brano di vangelo ci ricorda la necessità del confronto nella nostra vita e quindi nella nostra esperienza di fede. Il cristiano non è colui che accetta tutto a prescindere e non si mette in discussione. Il discepolo, come il Maestro, è chiamato a mettere in gioco sé stesso. È necessario il confronto per un’esperienza di fede viva e dinamica. Il confronto con coloro che la pensano in modo diverso ci aiuta a sperimentare la nostra libertà e a rendere ragione della speranza che è in noi, come ci ricorda Pietro.

La seconda parola è “verità”. La parabola cristiana dell’ultimo posto mette in luce una grande caratteristica della personalità e dell’annuncio di Gesù: non cercare l’apparenza, ma scoprire la bellezza della propria interiorità. Parlando ai presenti al pranzo, Gesù consiglia di non avere la pretesa di mettersi al primo posto. Tante volte siamo più attenti a curare ciò che appare e come vogliamo essere visti dagli altri, piuttosto che concentrarci su ciò che veramente conta: la verità di noi stessi. Quante volte abbiamo la pretesa di ricoprire i primi posti, non solo agli eventi celebrativi o conviviali, ma anche nei cuori delle persone! Spesso abbiamo la pretesa di voler essere i primi nella vita delle persone che abbiamo accanto. La parabola raccontata da Gesù non è solo in riferimento all’umiltà nei comportamenti etici, ma tocca la nostra dimensione esistenziale. Tanti nostri dolori nascono da questa pretesa di voler essere i primi. Gesù ci invita a non cercare il primato, ma a cercare l’amore e la verità. Quando qualcuno ci invita a far parte della sua vita, dobbiamo entrarvi in punta di piedi, senza pretese. Sarà colui che ci ha invitato a farci accomodare alla tavola della vita e delle relazioni vere. Puntare alla verità significa puntare all’amore.

La terza parola è “generosità”. La seconda parte della parabola parte sempre dall’immagine tanto cara a Gesù della tavola e della casa. in questa seconda parte del vangelo di oggi il Signore vuole fare riferimento all’apertura del cuore e della vita. Lui osserva un rischio che tutti noi corriamo: quello di chiuderci nella nostra cerchia, senza aprirci al nuovo e a ciò che non conosciamo e che ci fa paura. Dopo aver parlato dell’ultimo posto, Gesù arriva a parlare della necessità di aprire il nostro banchetto a coloro che non fanno parte del nostro giro. La forma evangelica dell’amore è la generosità senza limiti; la stessa generosità del seminatore che sceglie di gettare il seme su ogni tipo di terreno, senza paura di sprecare nulla. La vita tante volte è come una tavola da pranzo, in cui scegliamo vicino a chi sederci e con chi parlare di più. Gesù nel vangelo ci invita ad allargare lo sguardo e il cuore. Tante volte non ci rendiamo conto che, al di fuori della cerchia delle nostre sicurezze, possiamo scoprire tanta ricchezza e bellezza. Lui ci invita a non aver paura di ciò che sembra imperfetto. Fare un passo oltre è la chiave per incontrare Dio. Il cuore dell’uomo si dilata, non si restringe, perché siamo creati a Sua immagine e somiglianza.

Ci aiutino queste tre parole a meditare sapientemente il vangelo di oggi, che vogliamo portare con noi durante tutta la settimana, come un cibo gustoso che Dio stesso prepara per noi.

Fonte:https://www.omelie.org/


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