Alessandro Cortesi Commento XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)

XXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (11/09/2022)

Vangelo: Lc 15,1-32

E’ questo un periodo di ripresa, dopo l’estate. Ripresa delle scuole, del lavoro, delle attività sociali. Quest’anno la ripresa si situa in un momento di particolare preoccupazione e crisi da tanti punti di vista. Crisi climatica ed ecologica evidenziata dalla siccità e dai tanti fenomeni atmosferici devastanti in Italia e varie parti del mondo. Crisi della guerra in Ucraina con le conseguenze sul piano economico e alimentare: è una crisi che ha riportato in auge la mentalità della violenza e della guerra. Crisi sociale che segue alla diffusione della pandemia con tante conseguenze sulle vite soprattutto dei più fragili. L’incertezza a livello politico generale genera tanti motivi di inquietudine. E veramente la preghiera in questo tempo di ripresa potrebbe essere quella essenziale del salmo di oggi: “Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo”. Il cuore, centro di decisioni e orientamenti della vita è il luogo per ascoltare quanto il Signore indica nella storia difficile, nelle prove. E solo un cuore nuovo, fatto nuovo da Lui, può aprirsi a scoprire il dono dello Spirito che invia. Dalle letture di oggi possiamo ascoltare alcuni messaggi per la nostra vita.

La pagina dell’esodo ricorda la nostalgia sempre presente di farsi un idolo a cui sacrificare la libertà. Il vitello d’oro è simbolo della ricerca di soluzioni facili e immediate a bisogni immediati e richiusi in orizzonti ristretti. E’ il desiderio anche di una divinità a misura, strumentalizzabile e a portata di mano. E’ la storia di sempre della ricerca di una religione che non apre al rischio della fede: “Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi…”

L’esodo è cammino di uscita, di liberazione, che richiama a ritornare al ricordo della promessa, a vivere il rischio della fede in una relazione impegnativa con il Dio che si è compromesso nell’alleanza: “Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo…”

La prima lettera a Timoteo esprime la consapevolezza che ogni forza proviene dal Signore Gesù, motivo di gratitudine da coltivare nel cuore: “rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro”. Non c’è quindi spazio per presunzione o vanto per chi ha sperimentato sulla sua vita uno sguardo di misericordia: “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna”.

Nelle parabole del cap. 15 di Luca si può scorgere l’indicazione di un movimento di perdita, di ricerca e di ritrovamento. Dio, identificato con figure della vita, un pastore, una donna, un padre, si prende cura di ritrovare, accoglie il perduto, vive la gioia senza limiti della condivisione. “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”.

In questo tempo di crisi ogni gesto di cura, di ricerca, di attesa, di festa ospitale è nell’orizzonte della promessa di Dio che ha cura di non perdere nessuno.

Alessandro Cortesi op

Fonte:la parola cresceva


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