ROSSELLA BARZOTTI “Elogio della disonestà?”

XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (18/09/2022)

Vangelo: Lc 16,1-13

L’uomo non può fare a meno di progettare e dove c’è progettazione c’è vita. Il nostro pensare al futuro è sempre necessariamente legato al nostro presente e in questa parabola l’amministratore riparte dal suo presente corrotto e ormai precario. Gesù conosce bene l’inclinazione umana al desiderio di possesso come meccanismo per definire il proprio senso identitario; ben sa del come siamo spinti in maniera coatta ad una logica di conquista che sia rassicurante nel nostro agire.

Osservando il comportamento dei bambini, la logica del possesso è prepotentemente presente, e da un punto di vista evolutivo risulta una tappa funzionale ed efficace per il raggiungimento di una integrazione armonica della propria personalità. Il passaggio evolutivo dal possedere qualcosa al raggiungimento del proprio senso di coesione implica un movimento graduale e necessario: saper rintracciare in noi quell’impronta di amabilità che ci rende capaci di percorrere la via della bellezza e della compiutezza riconoscendoci figli di un Dio che desidera prepotentemente la nostra felicità.

Il vangelo di Luca mostra in maniera molto realista come nella logica di un padre c’è priorità per la felicità del figlio. Ma come possiamo comprendere in cosa consiste la nostra felicità? Frequentemente ci perdiamo per vie ingannevoli e complicate solo per definirci felici, e pensiamo che la nostra realizzazione sia sempre altrove, rischiando di scommettere sul “successo” senza un “autentico compimento”. Altre volte siamo portati ad entrare in una immediata logica di rigorismo morale, sottolineando limiti ed errori che osserviamo nel nostro e altrui comportamento; effettivamente a volte non basta una vita per intuire quella pienezza del cuore, che ci proietta verso “l’essenziale”.

Il vangelo di oggi ci porta proprio lì, nel centro del nostro vivere: come abbracciamo la nostra esistenza nella sua interezza con tutte le sue contraddittorietà e finitezze umane? Moriamo dentro le nostre incoerenze e fragilità o proviamo a ritentare un percorso diverso? Fermarci a ragionare sull’atteggiamento volitivo e dinamico di questo amministratore ci aiuta anche a comprendere i nostri limiti e debolezze e come possiamo fare esperienza “avveduta” delle cose di questo mondo. L’aspetto altamente adattivo e razionale, che spesso tendiamo a sottovalutare, è la possibilità, nel nostro agire, di poter ricominciare ogni volta che falliamo e cadiamo. L’essere caduto è per questo amministratore l’occasione per ri-decidere, ri-partire, ben cosciente dentro di sé di aver sbagliato, ma teso alla ripartenza verso la vita.

La domanda che sorge è come possiamo conciliare il perseguimento di una azione fonte di gioia e bontà con la nostra esperienza di compiutezza in Dio? Quanto il nostro darci affannosamente da fare per ottenere un futuro prevedibile e rassicurante si può armonizzare con il nostro avere fiducia in un Padre che non ci molla e che desidera solo la nostra felicità?

di ROSSELLA BARZOTTI

Fonte:https://www.osservatoreromano.va/


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