Don Luciano “Denaro, strumento o idolo?”

XXV Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (18/09/2022)

Vangelo: Lc 16,1-13

Commento

La vita terrena rappresenta un tempo di prova, di allenamento, in cui, come in una palestra, Dio ci affida degli esercizi per preparaci a qualcosa di più grande. Tra gli esercizi terreni rientra anche l’uso delle ricchezze di questo mondo, importanti per vivere, per avere il sostentamento quotidiano e una vita dignitosa, ma anche un preziosissimo strumento per crescere nell’amore verso Dio e il prossimo, per prepararci all’incontro con l’Amore infinito di Dio nell’eternità. Attraverso la parabola dell’amministratore astuto, sollevato dal suo incarico per malversazione, Gesù – sottolineando la sua astuzia e non certamente lodando la sua disonestà – ci offre un insegnamento sul modo corretto di usare dei beni di questo mondo. Essi, come ben compreso dall’uomo astuto, sono strumenti da usare per guadagnare cose ben più importanti: l’amministratore ha bisogno di farsi amici per poter continuare a vivere, quando non potrà più avere le mani in pasta. Allo stesso modo, anche noi, utilizzando saggiamente dei beni di questo mondo, dovremmo trasformarli sempre in strumenti di carità verso i nostri fratelli, per dar gloria a Dio nell’amore, piuttosto che scivolare in quella pericolosissima idolatria, con cui finiremmo per adorare “mammona” e non Lui. Questa fedeltà da esercitare nelle piccole cose di questo mondo, che come nebbia al sole sono destinate a svanire, rappresenta l’occasione di servizio vero a Dio e al prossimo e ci prepara ad ottenere la ricchezza vera, quella dell’amore e della felicità eterna con Dio, che ci appartengono davvero e che nessuno potrà mai portarci via, per l’eternità. Impariamo, allora, a chiederci sempre: Io da che parte sto? Mi servo delle cose di questo mondo, oppure servo le cose di questo mondo, come idoli?

Bene-dire (a cura di don Francesco Diano)

La ricchezza
Pensiamo all’episodio emblematico del giovane ricco che non riesce a staccarsi dal fasto del suo palazzo per seguire Cristo (Matteo 19,16-26). La frase paradossale che suggella quell’evento è netta: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli». Luca, che è l’evangelista dei poveri, offre un intero brano centrato sulla ricchezza «disonesta e iniqua» (16,1 -13). In esso ricorre al termine mammona per definire quei tesori materiali che occupano cuore e vita dell’uomo. Si tratta di un vocabolo aramaico che indica i beni concreti, ma che contiene al suo interno la stessa radice verbale della parola amen, che denota la fede. La ricchezza diventa, quindi, un idolo che si oppone al Dio vivente e la scelta del discepolo dev’essere netta: «Non potete servire a Dio e a mammona». Eppure questo non significa un masochismo pauperista. Gesù si preoccupa dei miseri e invita a sostenerli coi propri mezzi come fa il Buon Samaritano nella celebre parabola. La ricchezza può diventare una via di salvezza se è investita per i poveri: «Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma» (Lc 12,33) (Gianfranco Ravasi, La “ricchezza” in «Famiglia cristiana» (2006) 40,131).

I privilegi come debiti
La miseria impedisce di essere uomini. La povertà come la concepisce il Vangelo non è per tutti quella di S. Francesco d’Assisi, che abbandonò tutto. Un direttore di azienda può essere povero secondo il Vangelo se ha coscienza che tutti i privilegi sono un debito. Non è obbligato a proporsi l’ideale di lasciare tutto, ma di fare il suo mestiere, di operare affinché ci sia lavoro e salario giusto per tutti. Se vive con questo pensiero, egli è povero secondo il Vangelo (Abbè Pierre).

Preghiera
Signore, quando credo che il mio cuore sia straripante d’amore e mi accorgo, in un momento di onestà, di amare me stesso nella persona amata, liberami da me stesso. Signore, quando credo di aver dato tutto quello che ho da dare e mi accorgo, in un momento di onestà, che sono io a ricevere, liberami da me stesso. Signore, quando mi sono convinto di essere povero e mi accorgo, in un momento di onestà, di essere ricco di orgoglio e di invidia, liberami da me stesso. E, Signore, quando il regno dei cieli si confonde falsamente con i regni di questo mondo, fa’ che io trovi felicità e conforto solo in Te

(Madre Teresa di Calcutta).

Fonte:Caritas Veritatis


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