Luca De Santis Commento XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) 

XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (02/10/2022)

Vangelo: Lc 17,5-10

La prima lettura di questa domenica, ci consegna una frase molto bella per mezzo della quale, ci accostiamo alla meditazione del vangelo: il giusto vivrà per la sua fede. Iniziamo la nostra riflessione, chiedendoci se siamo pienamente consapevoli del significato della fede. Nel vivere la dimensione spirituale, si riscontra una certa confusione tra religione e fede, in quanto alcuni ritengono che le due cose siano uguali: la persona religiosa è anche un uomo e una donna di fede? Essere delle persone religiose, significa esser nati all’interno di un contesto culturale, caratterizzato da usanze e tradizioni. Sin dalla nascita ci sono stati trasmessi degli insegnamenti riguardanti anche la sfera religiosa: il segno di croce prima di andare a dormire, la domenica a Messa, per certi versi anche i sacramenti dell’iniziazione cristiana più che una maturazione di fede, per alcuni scandiscono i processi della crescita umana. Anche il vivere in società risente dell’aspetto religioso: la festa del santo patrono, le caratteristiche processioni, le pietanze che si preparano in occasione di una solennità. La religione dunque, richiama una credenza vaga, non definita, che non indica un cammino di maturazione, ma semplicemente un’educazione sociale o famigliare che è stata inculcata. Si può essere religiosi senza conoscere per bene Dio, la Sua parola e la Sua logica. La fede è tutt’altra cosa, essa pur nascendo dal contesto religioso, pretende qualcosa di più: il desiderio di conoscere Dio, istruire un rapporto personale con Lui, orientarsi continuamente a Lui, porlo alla base della nostra esistenza, nelle scelte che siamo chiamati a compiere. Entrato in questo processo prendo consapevolezza in modo progressivo di quanto sono amato, del fatto che Dio non ama in modo generale la gente o il popolo, ma si manifesta nella sua misericordia in modo specifico per ogni uomo e ogni donna: il mondo è amato poiché lo è ciascuno di noi. La fede non ha una misura quantitativa, non consiste nel dire ne ho tanta o poca, essa è semplicemente un seme, il più piccolo, che decide di farsi fecondare dal terreno misericordioso di Dio, entrando così in un processo di crescita dinamica.

Farsi fecondare per mezzo della fede aiuta ad affrontare due aspetti della vita molto importanti, che sono riportati all’interno del Vangelo di questa domenica. La fede è potente, mi aiuta a estirpare anche l’impossibile: l’albero di gelso possiede delle radici poderose, molto probabilmente ai tempi di Gesù era impossibile sradicarlo, così nella nostra vita, riteniamo irrealizzabile il liberarsi da alcuni aspetti, come un vizio o degli episodi spiacevoli, la fede è capace di estirpare tutto questo. In secondo luogo l’essere immerso nella misericordia di Dio, mi introduce nel servizio amorevole (senza utile), eliminando ogni forma di mercificazione del bene in favore del prossimo, tutto ciò si apprende dall’amore gratuito e personale di Dio.

Fonte:https://www.agensir.it/


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