Derno Giorgetti “NESSUNA LODE E RICOMPENSA SIAMO SERVI INUTILI”

XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (02/10/2022)  Vangelo: Lc 17,5-10

La parabola lucana dei versetti 7-10 illustra “Il dovere dello schiavo”. Gesù parla ai discepoli.

Prima domanda: “E chi di voi… ”. Risposta: nessuno. Quando il tuo schiavo torna dai campi, gli toccano le faccende di casa e perciò tu – padrone – non gli dirai “Vieni subito, distenditi (per il pranzo) e mangia”. Questo proprietario sembra avere una piccola fattoria e un solo schiavo, il quale deve attendere sia ai campi sia alla casa. Invitare uno schiavo perché si unisca al pasto implicherebbe uguaglianza o rendere onore a un ospite.

Seconda domanda (v. 8): “Non gli dirà piuttosto: ‘Prepara da mangiare’ …”. La risposta è affermativa: uno schiavo, rientrato a casa dai campi, è ancora in servizio. Deve preparare la cena al padrone. Solo quando ha finito può sedersi e consumare la cena.

Terza domanda (v. 9): “Avrà forse gratitudine verso quel servo perché ha eseguito gli ordini ricevuti?”. La risposta è implicita: No. Il padrone non deve ringraziarlo, perché ha fatto unicamente quanto doveva fare. Tutti aspettavano che facesse il suo dovere, punto e basta. Alla fine, nel versetto 10 si arriva all’applicazione: per questo è stata raccontata.

Si passa ai pensieri dello schiavo e poi la frase: “Così anche voi”; l’accento si sposta su coloro che ascoltano, i discepoli di Gesù. Sono essi che devono essere fedeli e compiere sempre la volontà del padrone, Gesù in persona: un padrone fuori dagli schemi normali. Noi, discepoli del Signore, ognuno con i nostri incarichi dentro la comunità, dobbiamo dire: “Siamo servi inutili”. Nessuno dovrebbe pensare, neanche per un istante, di meritare la lode o la ricompensa del Signore.

Nessuno, pur lavorando con impegno, può considerare Dio in debito con lui. Tutto lo abbiamo ricevuto… gratis; mai abbiamo finito di servire il Signore. Applicando la parabola ai servitori dello Stato, ai nuovi eletti, noi (popolo) siamo disposti anche a pagarli bene – in realtà si pagano da soli – basta che lavorino con fedeltà, con precisione, con passione. Basta corruzione.

Dobbiamo pregare di più e anche esigere di più. “Siamo servi inutili”: a molti questo “inutile” dà fastidio e propongono “non degno”. Ma, come fa la Cei, lasciamolo stare così e cerchiamo di comprenderlo in un contesto biblico e spirituale. Afferma Paolo che nostro Signore “svuotò se stesso assumendo una condizione di servo (Fil 2,7); la Vergine dice che Dio “ha posto i suoi occhi nella bassezza della sua schiava (Lc 1,48)” e subito dopo afferma: “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo Nome”. Seguono i “Santi”: sulla stessa linea.

Fonte:https://www.corrierecesenate.it/


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