Don Paolo Scquizzato OMELIA XXX domenica del TO. Anno C

XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno C)  (23/10/2022)

Vangelo: Sir 35,15-17.20-22; Sal 33; 2Tm 4,6-8.16-18; Lc 18,9-14

Pio fariseo / pubblico peccatore.
Religione / fede.
Legge santa da osservarsi credendo di legarsi al cielo / vuoto da viversi per poter essere abitati.
Presunzione / abbandono.
Premio / dono.
«Abbiamo creduto anche noi in Cristo Gesù per essere giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della Legge; poiché per le opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno» (Gal 2, 16).

Non sarà mai la nostra ricchezza religiosa a legarci ad un dio e quindi a salvarci. Il divino è la nostra parte migliore, la Presenza che riempie assenze. Va da sé che la mia miseria sarà sempre misura della sua misericordia.
Il fariseo, dall’alto della sua giustizia, si permette di giudicare il disgraziato che gli sta accanto.
Abitare la mia verità, mi sottrarrà dal bisogno di condannare gli altri. Abitare la mia verità, mi porterà a riconoscermi come il primo di tutti i peccatori (cfr. 1Tm 1, 15), ma un peccatore perdonato. Per questo saprò stare con tutti i peccatori del mondo.
«Allora Cristo ci dirà: venite anche voi, venite, o ubriaconi! Venite, o deboli! Venite, o dissoluti! E ci dirà: esseri vili, siete creati ad immagine della bestia e siete segnati dalla sua impronta. Venite comunque anche voi! E i saggi diranno, e i prudenti diranno: “Signore, perché li accogli?”
Ed egli dirà: Se li accolgo è perché ciascuno di essi non se ne è mai giudicato degno.
E ci tenderà le braccia, e cadremo ai suoi piedi, e scoppieremo in singhiozzi e allora comprenderemo ogni cosa. Sì, allora comprenderemo tutto» (F. Dostoevskij, Delitto e castigo).

Fonte:paoloscquizzato.it


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