Paolo De Martino “L’amore scatena energie nascoste”

XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (30/10/2022)

Vangelo: Lc 19,1-10

Il viaggio verso Gerusalemme è quasi finito. Gerico (una trentina di chilometri da Gerusalemme) è l’ultima tappa.

Luca, ci fa rivivere uno degli incontri più emozionanti di tutto il vangelo. Nella galleria dei personaggi “dipinti” da Luca, Zaccheo è la figura del peccatore convertito, dopo essere stato amato.

Zaccheo, che vuol dire “puro, innocente”, era il capo dei pubblicani (“architelones”, un termine che non esiste altrove nella letteratura greca dell’epoca: forse l’ha coniato stesso Luca per indicare l’importanza che attribuisce all’episodio). Erano gli impiegati del fisco, di solito appaltati dal Governo romano, spesso esosi e corrotti e, anche per il loro collaborazionismo con le forze di occupazione dell’Impero romano, erano detestati dal popolo e posti al livello dei peccatori pubblici e delle prostitute. Zaccheo è il capo, il più ladro di tutti, e tutti lo sanno. E’ molto ricco perché ha molto rubato.

Vuole vedere Gesù, Luca non fa trapelare nulla riguardo al motivo di questo desiderio. Cercare di vedere esprime un desiderio: probabilmente è insoddisfatto, inquieto, per questo “cerca di vedere” altro. Nella vita avanza solo chi è spinto dal desiderio e non dalla paura.

Prima di andare avanti, una domanda amico lettore: veramente desideri vedere Gesù? Incontrarti con Lui? Sei sicuro?
Piccolo

E’ piccolo di statura Zaccheo. Luca non ci sta indicando la sua altezza ma la sua percezione, si sente piccolo, inferiore, incapace. Crede che la ricchezza lo renda stimato da tutti, il più amato: ma non è così. A volte capita così anche a noi: abbiamo nel cuore sogni, attese e poi basta poco e i desideri diventano tiepidi.

E’ il momento di prendere il coraggio a due mani. Zaccheo non ha paura di apparire ridicolo (è il capo dei pubblicani!), non si vergogna di compiere un gesto indegno per il suo stato sociale. Bisogna vincere la paura del giudizio degli altri per trovare la propria strada. Lui, uno degli uomini più conosciuti, più temuti della città sale su di un sicomoro, un albero i cui rami spuntano a poca distanza dalla terra, tipico del clima subtropicale di Gerico che è infossata a 300 metri sotto il livello del mare. Da lì, sa che tutti lo vedranno.
Perdono

C’è molta confusione: in città un cieco è stato guarito grazie a questo rabbi che pare abbia poteri incredibili. Gesù cammina tra la folla, strattonato da chi cerca una guarigione, chi implora un aiuto, chi gli riversa addosso miserie e fatiche.

Gesù si ferma, alza lo sguardo e incrocia gli occhi di Zaccheo. Non voleva incontrarsi con Gesù, voleva solo vederlo, sapere chi fosse ma è impossibile tentare di vedere Gesù senza essere visti da lui. Lui voleva vedere Gesù, ora si sente guardato, raggiunto da quello sguardo, il solo sguardo che non giudica, non condanna, non umilia, e perciò libera. Che cosa avrà visto Zaccheo in quegli occhi? Non lo sappiamo. Sappiamo solo che dopo quello sguardo nulla è più stato come prima.

«Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Me lo vedo Zaccheo, mentre scende di fretta, magari rompendo qualche ramo. «Devo» dice Gesù, è il dovere dell’amore: a Dio manca qualcosa. Se Gesù avesse detto: “Zaccheo, pentiti, restituisci ciò che hai rubato, riconosci i tuoi sbagli ed io verrò a casa tua”, sono certo che Zaccheo sarebbe rimasto sull’albero. Nessuna predica, nessuna richiesta di pentimento. Non gli è chiesto di convertirsi, non gli è chiesto di cambiare vita, perché Dio perdona, non attende il pentimento.

Lo chiama per nome. Per tutti era semplicemente “il capo dei pubblicani” ma per Gesù è Zaccheo. Chiamare per nome vuol dire dare dignità e dare un volto.

Lo invita a scendere, innanzitutto dal piedistallo sul quale si era messo. Finalmente qualcuno ha fatto breccia nel suo cuore, ha smesso di giudicarlo. Zaccheo finalmente si sente amato per quello che è, gratuitamente, e gli viene spontaneo far lo stesso. Gesù non pone condizioni e Zaccheo fa lo stesso.

Zaccheo si mette ritto in piedi, prende la posizione dell’oratore (formulazione tipica di Luca). Nessuno gli ha chiesto di dare la metà dei suoi beni ai poveri, nessuno gli ha chiesto di restituire non il dovuto ma quattro volte tanto il rubato. Egli fa molto più di quanto la Legge poteva esigere. Questi sono i gesti dell’amore. Gesù ama Zaccheo gratuitamente e Zaccheo fa lo stesso. E’ l’amore che cambia la vita. Ci si sente amati, perdonati, quindi ci si pente.

Madre Teresa disse una volta: «Esiste un solo Dio, ed egli è il Dio di tutti. Perciò è importante vedere tutti gli uomini come uguali davanti a Dio. Io ho sempre detto che dobbiamo aiutare un indù a diventare un indù migliore, un musulmano a diventare un musulmano migliore, e un cattolico a diventare un cattolico migliore».
Casa

Gesù s’invita a casa sua. I due se ne vanno, tra lo scandalo generale della folla. Nel banchetto di Levi (Lc 5,30) c’era qualcuno che brontolava, ora tutti brontolano.

Gesù entra nella casa del capo dei pubblicani e immagino l’abbia trovata così com’era stata lasciata. Zaccheo non si aspettava nessuna visita, non c’era stato tempo di riordinare, pulire. Gesù non ha problemi, entra in casa sua così com’è. Ci portiamo dentro l’idea tremenda che il nostro peccato, ci ponga lontani da Dio perché il male allontana da Dio. Pensiamo che Dio si avvicini a noi solo quando siamo puri. Anche Zaccheo pensava così. Per fortuna il Signore sembra pensarla in maniera diversa. D’altra parte che “bella notizia” sarebbe? La nostra storia, ingarbugliata quanto volete, va bene così com’è. Se non ci riteniamo degni è un problema tutto nostro, non certo di Dio.

La vita spirituale non inizia quando smettiamo di peccare, ma quando, nelle nostre fragilità, ricominciamo a desiderare di poterlo incontrare, anche se non lo meritiamo. Per fare esperienza dell’amore di Dio, non dobbiamo prima cambiare vita. Solo quando faremo esperienza del Suo amore gratuito, il nostro stile di vita inizierà a cambiare.

Gesù entra nelle nostre vite e nelle nostre case così come siamo, viene a visitarci perché ha una bella notizia da portarci: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa». Oggi la salvezza è per te, amico lettore. Per te che vedi la tua vita scorrere inesorabilmente senza sussulti, per te che piangi perché non hai saputo gestire la relazione con tua moglie o con tuo marito, per te che vivi gli ultimi anni della tua vita nella solitudine, per te che non riesci a laurearti, per te che non riesci a dare un nome a quello che senti dentro. Per te, amico lettore, oggi c’è una bella notizia: il Signore ti fa visita.

La bella notizia di questa domenica? L’amore scatena in noi energie inattese e nascoste. Così accade a Zaccheo, che ora diventa discepolo.

Fonte:https://paolodemartino.wordpress.com/


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