Don Paolo Scquizzato OMELIA XXXI domenica del Tempo Ordinario. Anno C

XXXI Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (30/10/2022)

Vangelo: Lc 19,1-10

«La biologia e la neurologia dimostrano come il senso di colpa, come tutte le emozioni, sia il prodotto diretto di sostanze chimiche isolate da determinate connessioni neuronali, legate a loro volta a complessi sistemi di premi e castighi relazionati all’educazione. Non sono state le religioni a provocare il senso di colpa, ma è fuor di dubbio il ruolo di esse giocato nel gestirlo: attraverso determinati rituali penitenziali, hanno garantito a individui e comunità il perdono della colpa e la pace della coscienza». (José Arregi)
Il vangelo di oggi è uno splendido esempio di come Gesù sia interessato non tanto alla colpa ma al danno. È proprio questo il passaggio fondamentale che in duemila anni di cristianesimo si è fatto fatica a comprendere. La Chiesa ha costantemente posto al centro il peccato e la colpa piuttosto che il danno e la ferita con cui la donna e l’uomo si trovano a fare perpetuamente i conti.
Il nazareno non ha mai rimproverato la colpa di alcuno ma ha sempre guarito la ferita di chi gli si è fatto incontro. Ecco il percorso indicato da Gesù a coloro che si reputano suoi discepoli: passare dalla logica del perdono-castigo alla guarigione.
Ultimamente è stato papa Francesco a indicare la Chiesa come ‘ospedale da campo’ la cui unica preoccupazione dovrebbe essere quella della guarigione del danno.
Noi esseri umani ci feriamo, volenti o nolenti. Siamo fatti così. E quanto avremmo bisogno di qualcuno che entrasse in casa nostra raggiungendoci non con il perdono della colpa e la necessità di espiarla – d’altra parte che importa e chi può valutare se ho la colpa o meno di qualcosa? (Arregi) – ma versasse sulle nostre ferite doloranti il balsamo della compassione muovendoci così alla responsabilità. Come ha sperimentato questo pover’uomo di nome Zaccheo, ovvero che alla fine ciò che conta è assumersi la responsabilità del danno e del bene da compiere. Passando così dall’angoscia alla cura dell’altro.

Fonte:https://www.paoloscquizzato.it/


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