GIUDITTA BONSANGUE “Non vi dico quando, ma come

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (13/11/2022)

Vangelo: Lc 21,5-19

Gesù nel Vangelo di questa domenica, sentendo parlare delle decorazioni del tempio, in veste di profeta apre uno scenario apocalittico. Tutte le donne e gli uomini che hanno letto queste pagine di Luca nel corso dei secoli, avrebbero potuto dire, e forse l’hanno fatto, che si stava parlando del loro tempo. E per noi non sarebbe così diverso. Ma nel testo greco del Vangelo, il tempo non è considerato come kronos ma come kairòs. Quindi non lo si considera come una somma di avvenimenti a cui dare valore chiedendo quando. Il tempo è considerato nel suo scopo, nel suo compimento.

Siamo così invitati a riformulare la domanda dei discepoli: non quando accadranno queste cose, ma qual è lo scopo di tutti questi avvenimenti? Come donne e uomini di buona volontà dovranno vivere guerre, pestilenze, terremoti, fratello contro fratello, genitori contro figlio a causa anche delle persecuzioni?

Lo scopo di questo tempo non è cercare la propria difesa, non è fuggire o mettersi al riparo, ma essere disposti alla sapienza rivelata. È cercare parole incrollabili a fronte di questi tempi che possano testimoniare una vita non persa, un’esistenza da preservare. Il tempio verrà distrutto, molte cose andranno perse, ma le Sue parole resteranno.

Cosa fanno donne, per citarne alcune, come Liliana Segre o Edith Bruck, se non raccontare il telos (fine/scopo in greco) di quei tempi dove sembrava che niente potesse essere più detto? E quale sapienza e speranza annunciano coloro che si stanno battendo senz’armi per la pace? Non è forse di chi non crede che la distruzione sia lo scopo ultimo dell’esistenza? Una sapienza che rifugge dagli intellettualismi, dalla patinata moralità che non sa cogliere la radicalità della realtà, o che si accontenta di riduzionismi. È proprio la sapienza di chi crede alla salvezza di ogni briciola dell’esistenza, che di fronte alle calamità o tragedie mantiene vigile il cuore ad una speranza non ingenua, ma vera e profonda.

A conclusione del testo evangelico, sullo scenario apocalittico cala il sipario della salvezza grazie alla più piccola ma non meno potente tra le virtù: la pazienza. Perché solo grazie all’imitazione della pazienza divina, la speranza di una vittoria del bene potrà incarnarsi e compiere lo scopo del tempo.

di GIUDITTA BONSANGUE

Fonte:https://www.osservatoreromano.va/


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