Don Paolo Zamengo”Costruire cattedrali”

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno C) (13/11/2022)

Vangelo: Lc 21,5-19

“Verranno giorni in cui di tutto quello che vedete
non sarà lasciata pietra su pietra”. Niente è eterno
sulla terra, ma l’uomo resterà, frammento su frammento.
Il Vangelo ci fa camminare sul crinale stretto della storia: da un lato il versante oscuro della
violenza che distrugge, dall’altro il versante pacificato da un’immagine minima ma fortissima:
neppure un capello del vostro capo andrà perduto. Il crinale della violenza che distrugge e il
versante della tenerezza che salva. E noi in mezzo, mantenendo chiaro il confine.
Quando avverrà tutto questo? Gesù non risponde al quando, perché il quando è adesso. Adesso
il mondo è fragile, fragili la natura e l’amore. Ogni giorno un mondo muore e ogni giorno un
mondo nuovo nasce, viviamo tra lacerazioni e germogli.
Gesù ci insegna a camminare nella fedeltà. Il cristiano non evade, non fugge e non si nasconde,
sta in mezzo al mondo e alle sue piaghe e se ne prende cura. Sta vicino alle croci di oggi, ma non
per caso. ma come progetto, con passione. “Nella perseveranza salverete la vostra vita”.
Ogni volta che continui e vai fino in fondo a un’idea, a un’intuizione, a un servizio, sfoci nella
verità della vita. Ogni atto umano perseverante nel tempo si avvicina all’assoluto di Dio.
Salverete la vita significa la renderete libera dall’inganno e dalla violenza, i due elementi
distruttori del mondo, i due nomi che il Vangelo dà al nemico dell’uomo, padre della menzogna e
omicida fin dal principio.
Quello di oggi non è un Vangelo sulla fine, ma un testo rivelatore del senso della storia e delle
forze che la guidano. I giorni dell’uomo sono pena e affanno, dice il salmista, ma nemmeno un
capello del vostro capo andrà perduto dice Gesù. Al di là delle guerre, dell’odio e dei cataclismi,
oltre la stessa morte, c’è un Dio esperto d’amore. Per Lui nulla è insignificante di ciò che
appartiene ai figli che ama.
È l’infinita cura di Dio per l’infinitamente piccolo: un solo capello del capo interessa al Signore.
Cosa c’è di più affidabile di un Dio che si perde a contare i miei capelli? Che ama come
innamorato ogni fibra dell’uomo, l’uomo nella sua interezza.
Mi colpisce una parola: sarete odiati da tutti. Discepoli odiati ma perché? Perché contestano la
logica del mondo, smascherano l’inganno del potere, l’inganno del mondo che ama la morte
dicendo di amare la vita. Al cristiano non è consentito scavalcare il tempo. Non si può vivere nel
mondo come se non ci appartenesse, non si può attraversare la storia con la testa fra le nuvole.
Gesù ci chiede coinvolgimento e impegno. Esige che spendiamo le nostre energie migliori che a
volte si chiamano vita, anche la nostra vita. I cristiani vivono una sfida esaltante, quella di
rendere sacra la storia profana e di restituirla al Creatore e Signore.
Se Gesù non soddisfa la nostra curiosità sulla data della fine, ci invita però a vivere il tempo
presente nella speranza e nella fiducia. Il vangelo non è una cartina turistica per condurci alla
fine ma il manuale per la costruzione del mondo. È vietato sedersi sulle macerie e piangere. Il
cristiano non si dispera ma si rimbocca le maniche, è impegnato a costruire cattedrali.


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