Paolo De Martino “Il dubbio”

III Domenica di Avvento (Anno A) – Gaudete (11/12/2022)

Vangelo: Mt 11,2-11

Giovanni si trova in carcere. Secondo la testimonianza dello storico Giuseppe Flavio, Giovanni era imprigionato nella fortezza erodiana del Macheronte, a oriente del Mar Morto. Qui sarà anche ucciso.
Crisi

Il Battista va in crisi. Perché? Aveva annunciato un Messia giustiziere, che avrebbe punito severamente i peccatori. Invece Gesù offre il suo amore a tutti. Il suo sole splende sui buoni e sui cattivi, sui meritevoli e non meritevoli, perché Dio è Amore e il suo amore è offerto a tutti. Dio non giudica, non condanna ma ama tutti. E il Battista, di fronte al volto di un Dio inaspettato, va in crisi.

Con Gesù termina l’epoca della religione con i suoi riti, le sue pratiche ascetiche, le sue devozioni e tutte quelle prescrizioni per essere perdonati. Dio non si merita perché è esclusivamente amore e «è venuto a chiamare non i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13).

Giovanni è perplesso: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» La domanda di Giovanni mi ha sempre colpito, perché svela la distanza tra le nostre attese e la rivelazione di Dio che Gesù ci mette davanti agli occhi.

I dubbi non diminuiscono la statura di Giovanni ed è di conforto per tutti i nostri dubbi. Ogni uomo si trova a vivere momenti di crisi, anche i migliori. Solo attraverso questo tipo di crisi siamo purificati dalle nostre attese. In filigrana si può leggere anche una controversia che doveva essere presente al tempo in cui Matteo scrive. Forse i discepoli di Giovanni affermavano che il vero Messia fosse il loro maestro e non Gesù.
Fatti

Gesù non entra in polemica ma si riferisce ai fatti, risponde con un racconto che non dimostra ma mostra, che convoca il dolore: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti resuscitano, ai poveri è predicata la buona novella».

A certe domande non si risponde con fini ragionamenti, ma spalancando gli occhi su ciò che Dio opera. A volte, a una lettura superficiale della nostra vita, ci convinciamo di aver sbagliato tutto ma basterebbe guardare al fondo delle cose per accorgerci che Dio è all’opera. Per riconoscerlo bisogna essere intelligenti, secondo l’accezione latina: “Intus-legere” (saper leggere dentro).

Insomma, dove il Signore tocca, porta vita. Amico lettore, se l’incontro con il Signore ha prodotto frutti buoni allora sei sulla buona strada. Se invece sei sempre quello di prima, c’è qualcosa che non va nel tuo rapporto con Lui. Sei nomi sono i compagni di viaggio di Gesù: ciechi, storpi, lebbrosi, sordi, morti, poveri. Il settimo nome, quello che manca perché l’elenco sia completo, è il tuo, amico lettore.
Scandalo

Felice chi non si scandalizza dice Gesù: lo scandalo è quello della misericordia, cioè un Dio che non premia più i buoni e condanna i cattivi. Ma questo fu (ed è) motivo di scandalo per chi è abituato a una mentalità religiosa.

E’ un’affermazione forte: è beato chi riesce a superare lo sconcerto che prova davanti a un Messia povero e disarmato. E’ una crisi di fede che investirà anche i discepoli, quando si scontreranno con l’esperienza di un messia perdente e umiliato (vedi Mt 16,21-22).

Gesù portava scandalo e lo porta ancora oggi: non stava con la maggioranza, ha cambiato il volto di Dio e le regole del potere, ha messo l’uomo prima della legge.

Gesù elogia Giovanni: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento?». Che cosa siete andati a “vedere”, non a “imparare” perché Dio si mostra, non si dimostra. Amico lettore, non è che forse oggi non siamo più creduti, perché siamo fede senza corpo?

Qui troviamo un tratto interessante di Gesù: la sua onestà intellettuale. Il Battista, è chiaro, è in contrasto con lui ma Gesù riconosce il suo valore e la sua grandezza. Perché una canna sbattuta al vento? Perché quando Erode costruì la sua capitale, Tiberiade sul lago di Galilea, fece coniare delle monete con le canne del lago. La canna è l’immagine dell’opportunista, pronta a fare di tutto per assicurarsi il potere. Il Battista invece non è sceso a compromessi, non era una canna sbattuta dal vento (1Re 14,15) e ha avuto il coraggio di denunciare Erode.

Gesù fa un elogio grandissimo del Battista: «Fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui». Tuttavia il più piccolo della nuova comunità è più grande di lui. Perché? Come Mosè ha guidato il popolo verso la liberazione senza entrare nella terra promessa, anche il Battista non è potuto entrare nel regno di Dio. Il Battista non è potuto (è morto) e non ha voluto (non ha accettato l’immagine di Dio di Gesù) entrare nel regno di Dio. Matteo ricorda un pericolo strisciante: sono sempre gli altri che devono cambiare! Il Battista, invocava un cambio radicale degli altri ma quando toccò a lui cambiare visione di Dio, non ce la fece (o non ebbe tempo). Qualcuno l’ha chiamata la “sindrome dei buoni”, coloro che si sentono sempre dalla parte giusta. Gesù, invece, sa che tutti siamo buoni e cattivi. Nessuno è così buono da non doversi convertire e nessuno è così cattivo da sentirsi indegno d’essere amato.
Rischio

Da sempre il rischio dell’uomo è di farsi un Dio a sua immagine, di adorare un Dio fatto a misura delle sue attese, di costruirsi un idolo che lo rassicuri.

Nei miei incontri, m’imbatto spesso in persone (orgogliosamente cristiane!) che vorrebbero un Dio castigatore pronto a punire i criminali, un Dio Superman che risolva tutti i problemi della terra (la pace, la fame…), un Dio baby-sitter che sistemi tutti i guai che combiniamo. Amico lettore, sei pronto a mettere in dubbio la tua immagine di Dio? Sei pronto ad andare in crisi?

Forse è giunto il tempo di fare piazza pulita di tutte le immagini false di Dio che ci portiamo dentro, di tutti i nostri desideri che appiccichiamo a Lui. Una fede sana è attraversata dal dubbio, solo così lo Spirito può scavare a fondo nel nostro cuore. Abbiamo bisogno di interrogare le nostre pretese su Dio alla luce del vangelo, purificando le immagini strampalate di Lui che ci portiamo dentro.

La bella notizia di questa domenica? Se siamo capaci di rendere la vita più umana a qualcuno che non ce la fa da solo, allora quella persona capirà chi è il Signore che noi cerchiamo di amare e di incarnare.

Fonte:https://paolodemartino.wordpress.com/