Luca De Santis Commento IV Domenica di Avvento (Anno A) 

IV Domenica di Avvento (Anno A)  (18/12/2022)

Vangelo: Mt 1,18-24

Il Natale è ormai alle porte e in particolar modo quest’ultima domenica del tempo forte dell’Avvento, ci indirizza verso di esso, introducendoci nei suoi profondi significati. Nel Vangelo di Matteo incontriamo come personaggio centrale Giuseppe e il testo, tramite il suo linguaggio, manifesta l’intenzione di riportarci alle radici della Sacra Scrittura, richiamando il libro della Genesi. “Così fu generato Gesù Cristo”: siamo dinanzi a una nuova creazione, a un inedito intervento di Dio in favore dell’uomo. Giuseppe pur essendo un giusto, pur avendo Maria come promessa sposa, soffre, così come Adamo, di una mancanza: è animato dalla stessa speranza del popolo ebraico nell’attesa di Colui, il Messia, che avrebbe realizzato le promesse di Dio. Il Signore lo visita nel sonno, quando si è privi di ogni forma di difesa, quando l’armatura delle nostre prese di posizione e delle nostre lotte sociali è stata smontata. Dio ha un dono, che non è volontà nemmeno di Maria poiché “si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”. Il matrimonio ebraico era composto da due momenti, il primo era la promessa di matrimonio dove i due sposi si legavano l’uno all’altra, ma non andavano ancora a vivere insieme (una specie di fidanzamento ufficiale), cosa che accadeva più o meno un anno dopo quando si celebravano le nozze e i due cominciavano ad abitare nella stessa casa. L’evangelista Matteo precisa che nel momento in cui Dio risponde alle attese dell’umanità nel donandoci Cristo suo figlio, Giuseppe e Maria hanno celebrato solo la prima parte del matrimonio. All’interno della coppia quando arriva un figlio, moglie e marito hanno un ruolo diverso: la madre genera il figlio, mentre il padre lo riconosce. Gesù, dicevamo, è puro dono di Dio: Maria si trova incinta, mentre Giuseppe è chiamato a riconoscere il bambino. Dio non è venuto in mezzo a noi poiché sono stati compiuti dei riti particolari, Egli è già presente nel mondo, il nostro compito sta nel riconoscerlo presente all’intero della Chiesa, nella Sua Parola, nei Sacramenti, nei fratelli e nelle sorelle. Oltre a questo l’Angelo chiede allo sposo di Maria di dargli il nome: Gesù è riconosciuto uomo da Giuseppe, entra nella società degli uomini grazie a lui, che oltre a donargli la discendenza davidica lo introduce con i suoi insegnamenti paterni nella vita e all’incontro con le persone. Se nella Genesi la donna era stata generata dalla costola dell’uomo, in questo brano Dio non chiede nulla a Giuseppe; se Adamo chiamò la donna, madre di tutti i viventi, qui il falegname di Nazareth chiama e riconosce Colui che salverà tutto il popolo. La festa del Natale si ripete ogni anno, ma non si realizzerà mai se il nostro non sarà il medesimo atteggiamento del Santo di Nazareth: essere capaci ad accogliere il dono della misericordia di Dio e chiamarlo con il nome del prossimo che incontriamo lungo il nostro cammino.

Fonte:https://www.agensir.it/