Paolo Ricciardi Commento IV domenica di Avvento

IV Domenica di Avvento (Anno A)  (18/12/2022)

Vangelo: Mt 1,18-24

Le parole rivolte dall’angelo a Giuseppe, in questa quarta domenica d’Avvento, “Non temere di prendere con te Maria, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”, ci dicono che il Natale è ormai vicino. Il Mistero di Dio che entra nella storia, infatti, abita già il mondo, anche se il mondo non lo sa.

Nessuno può accorgersi che nel grembo della “promessa sposa” di un uomo palpita la vita umana di Dio.

Soltanto a un uomo – un uomo come noi e non “immacolato” – è fatto dono di scorgere questo mistero, anzi è il mistero che gli viene incontro senza preavviso, dentro una vita normale che, d’ora in poi, non sarà più la stessa. Dio gli scompone i programmi, manda all’aria i progetti, apre il destino alla grande avventura che gli affida Gesù. Sarà sposo e padre secondo un programma e un progetto che la natura non conosce.

Dio si fida di lui e gli dà suo Figlio e la Madre da custodire e da amare. E Giuseppe, con un atto di umiltà e di abbandono, si fida di Dio e accetta di custodire e di amare suo Figlio e la Madre.

Dice “sì”, come ha fatto Maria, senza condizioni, senza indugi, senza calcoli, senza sospetti, senza rimpianti. Anche se Giuseppe spesso è stato presentato – nella letteratura – come un uomo tormentato e addirittura ribelle, in realtà, stando ai vangeli, questo non appare. Anzi, si dice che Dio gli rivela il suo disegno in un sogno. Questo vuol dire che Giuseppe dorme e, se dorme, è tranquillo. Chi è agitato infatti non riesce a dormire. Lui non chiede il “perché”, vuole solo, da uomo giusto, considerare il “come”.

Giuseppe entra nel mistero dell’amore che non ha prezzo e che non dice mai “basta”. Già s’incammina, silenzioso e fedele, dietro i passi di Gesù, lui che fra poco insegnerà a Dio come muovere i suoi primi passi di bambino. Lo sorveglierà nei giochi e lo proteggerà dai pericoli e, come ebbe un giorno ad esprimersi Giovanni Paolo II, lo “accarezzerà con le sue ruvide mani di operaio, mani incallite dal lavoro”.

Lo stesso affidamento reciproco, di Giuseppe con Dio, continua ad intessere anche il nostro rapporto con Dio. La “missione speciale” che siamo chiamati a compiere, sul fronte del tempo e dello spazio della nostra vita quotidiana, è la rivelazione della fiducia di Dio nei nostri confronti. Siamo chiamati a realizzare anche noi meraviglie incredibili, a compiere prodigi: ci viene proposto d’amare.

L’amore è un rischio: può stravolgere i progetti e “ricalcolare” le strade programmate; chiede d’avere occhi nuovi, cuore nuovo e gesti nuovi. E non è facile. Ma Dio si fida di noi e ci dà la consegna d’amare. E ci chiede soltanto di fidarci a nostra volta, di buttarci nell’avventura a cui ci chiama, senza timore.

Infatti “l’Avvento – come ricordava Benedetto XVI all’Angelus del 3 dicembre 2006 – è per eccellenza il tempo della speranza, nel quale i credenti in Cristo sono invitati a restare in un’attesa vigilante ed operosa, alimentata dalla preghiera e dal fattivo impegno nell’amore”.

“Giuseppe, figlio di Davide, non temere…”, così disse l’angelo del Signore, apparendogli in sogno.

Come è difficile, anche nella nostra vita, credere nei momenti difficili e oscuri, nell’incertezza, nel dubbio, nel dolore, nell’ora dell’insuccesso, dello scoraggiamento e dell’abbandono… Arriverà il messaggio di speranza che aspettiamo? Sì, non può che essere così.

Giuseppe oggi ci dice che chi crede, non è mai deluso. Egli è l’uomo dei sogni: è il carpentiere – sognatore, mani indurite dal lavoro e cuore intenerito dall’amore e dai sogni.

Le vicende di Giuseppe ci fanno capire che la vita del credente è comprensibile solo se in lui c’è qualcosa di incomprensibile, un “di più”, un angelo, un sogno, un amore immeritato, una vita da altrove.

Così quando sa che Maria “si trovò incinta”, Giuseppe, “che era giusto”, decide di lasciarla, per rispetto e non per sospetto, e quindi “di licenziarla in segreto”.

Ma Giuseppe ascoltò il sogno. Così, all’ordine dell’angelo, la prende con sé, preferendo Maria alla propria discendenza, scegliendo l’amore invece della generazione.

Ognuno agisce in base a ciò che ha dentro, e che nel sonno emerge in libertà: l’uomo giusto ha i sogni stessi di Dio; dal sogno trae radice ogni vita; nel sonno della parola umana si risveglia la Parola di Dio; nel silenzio si rivelano gli angeli.

Giuseppe è l’uomo di fede, che vorrebbe sottrarsi al mistero, ma che poi ascolta e mette in pratica; uomo concreto, dà il nome a colui che è il Nome.

Accoglie l’invito a “non temere”, perché la paura, principio di ogni fuga, è il contrario della fede, del matrimonio, della paternità. Giuseppe non ascolta la paura, diventa vero padre di Gesù, anche se non ne è il genitore. Generare un figlio è facile; ma essergli padre e madre, amarlo, farlo crescere, farlo felice, insegnargli il mestiere di uomo, questa è tutta un’altra avventura. Bastano pochi istanti per diventare genitore, ma padri e madri lo si diventa nel corso di tutta la vita.

Giuseppe è la figura di ogni uomo che, troppo grande per bastare a se stesso, si tiene aperto al mistero, ma mostra anche tutte le nostre resistenze ad aprirci a ciò che è più grande di noi.

A tutti noi oggi Giuseppe ci insegna il primato dell’amore: accogliere Maria e il dono che lei porta, lasciare che la Parola risvegli nel profondo quel sogno segreto che è lo stesso di Dio; non temere le cose grandi, accogliere non le parole che vengono dalle nostre paure ma quelle che vengono da Dio e metterle in pratica.
Quando si sogna da soli, questa è un’illusione: quando si sogna con Dio inizia la realtà.

Fonte:https://www.omelie.org/