Paolo De Martino “La fonte della serenità”

Battesimo del Signore (Anno A)  (08/01/2023)

Vangelo: Mt 3,13-17   🏠

Sono trascorsi trent’anni e il piccolo Gesù è diventato un uomo. Dopo anni di silenzio vissuti fra trucioli e pialle, decide di uscire allo scoperto. E’ giunto il tempo di rivelare il vero volto di Dio. Dopo millenni di attesa cosa fa? Si mette in fila con i peccatori! Dio ama stupire, sempre. E come primo pulpito della sua manifestazione cosa sceglie? Una sinagoga? No, il fiume Giordano.

Per Matteo, il battesimo di Giovanni era “per la conversione”. Per Marco e Luca era “per la remissione dei peccati”, espressione che Matteo evita accuratamente poiché per lui Gesù è l’unico in grado di rimettere i peccati (Mt 26,28). Non poteva chiedere la remissione dei peccati Chi non aveva alcuna colpa!

In Matteo c’è un’altra novità: il dialogo tra Gesù e Giovanni. Matteo, a differenza degli altri evangelisti, dice che Gesù andò da Giovanni «per farsi battezzare da lui». Immagino lo stupore delle prime comunità cristiane e di Giovanni.
Fila
In silenzio Gesù si mette in fila con i peccatori.

Giovanni immagino non s’attendesse che il suo amico un giorno si sarebbe messo in fila con i poveri maleodoranti della Galilea. Me lo vedo, ammutolito, guardare con i suoi occhi, l’Eterno che si abbassa, chiedendo acqua sul capo per convertirsi. Impossibile un Dio così.

«Tu vieni da me?». Giovanni svela uno stupore di cui noi, purtroppo, non siamo più capaci. “Non posso” avrà pensato Giovanni e come dargli torto. Si aspettava che il Messia si rivelasse a Gerusalemme magari con guarigioni di massa e miracoli a ripetizione per togliere ogni dubbio. Il Messia avrebbe messo ordine con forza e decisione. La gente si fidava di Giovanni. Aveva detto che sarebbe arrivato un Re potente; invece arriva un umile peccatore. Giovanni immagina la fine, parla della durezza. Gesù, invece, presenta l’inizio e parla di tenerezza. Insomma, Gesù sceglie una via diversa. In fila con i peccatori al Giordano, crocifisso in mezzo a loro sul Calvario.

«Lascia fare per ora» supplica Gesù. Chiede a Giovanni di non impedirgli di stare accanto all’uomo, di condividere le loro fragilità, le loro sofferenze, il loro dolore.

Da quelle acque sporche dei peccati di tutti quelli che si erano fatti battezzare, Gesù inizia il suo cammino. Amico lettore, non affannarti a scovare Dio tra le nubi del cielo. Cercalo nell’ufficio dove lavori, in famiglia, nei tuoi genitori anziani che non ti danno pace, in quel parente che fa di tutto per rilevare i tuoi difetti, in tuo figlio che ti da mille preoccupazioni. Dio ha scelto quel posto.
Dio

Mentre Gesù prega sulla riva del Giordano i cieli si squarciano, finalmente non sono più inaccessibili. Gesù ha un segreto che col tempo sarà compreso da tutto il mondo. Una voce dal cielo lo svela: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Giovanni avverte d’essere dentro una storia, la storia della salvezza e di avere davanti un Dio fastidiosissimo da battezzare.

Dio in tutto il vangelo parla solo due volte: qui e nella trasfigurazione. Qui per confermare il Figlio nella sua scelta di servo, nell’episodio della trasfigurazione per rivelare a noi la gloria del Figlio, perché lo ascoltiamo e diventiamo anche noi come lui. E’ bello sapere, amico lettore, che queste parole sono risuonate anche per te nel giorno del tuo battesimo. Quel giorno anche a te una voce ha detto: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. Chi me lo assicura? Un’espressione tenerissima di Gesù: «Il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me» (Gv 17,23). Che bello sapere che Dio ama noi come ha amato Gesù, con la stessa intensità, la stessa passione. Per ognuno di noi c’è stata la stessa dichiarazione d’amore: Figlio, amato, mio compiacimento.
Figlio

E’ la prima parola. Nella Bibbia “figlio” è un termine tecnico: è chi somiglia al padre, chi compie le sue stesse azioni, chi prolunga la sua vita. L’espressione “figlio di Dio” non è una commovente metafora, ma una condizione reale, una realtà attuale. Lo siamo davvero, ci rendiamo conto? Il battesimo ci ha resi effettivamente ed efficacemente «partecipi della natura divina» (2Pt 1,4). La nostra vita è un prolungamento della vita trinitaria sulla terra. Per Dio siamo tutti figli unici! Non ci ama in maniera indistinta come nessun genitore ama genericamente “i figli”. Dio ci ama singolarmente, uno a uno, proprio come ogni genitore ama ogni figlio singolarmente. Amico lettore, Dio non ama gli uomini, Dio ama te, come nessun altro. L’amore non generalizza mai, ognuno è il prediletto di Dio.
Amato.

Dio mi ama follemente indipendentemente dal mio agire (d’altra parte non è questa la qualità dell’amore dei genitori verso i propri figli?). Dio mi ama prima che io agisca, prima di ogni merito, che io lo sappia o no. Il suo è un amore immeritato, preveniente.

Il battesimo è la dichiarazione d’amore di Dio per me, si prenderà cura della mia vita, qualunque cosa accada. Una certa religiosità, ha fatto insinuare l’idea che Dio ama ma ad alcune condizioni. Ecco la novità portata dal cristianesimo: Dio ama gratuitamente. Verità sconvolgente che costerà la vita a Gesù di Nazareth. Per noi che spesso siamo abituati ad amare, nella speranza di essere amati, questa è davvero una bella notizia. L’amore umano, anche il più grande, pone delle condizioni. Quello di Dio no. E’ difficile lasciarsi amare da Dio. Difficile credere a un amore incondizionato.

Il battesimo è l’esperienza di essere immersi in un Amore che fa funzionare la vita. Amico lettore, tu potrai essere te stesso solo se ti fai amare da Lui. La vita cristiana è l’infinito tentativo di lasciarsi amare. Se non ci sentiamo amati, tutto diventa pesante, triste.

Ecco quindi il senso del battesimo di un bambino: indipendentemente da come agirà nella vita, Dio gli ricorda che sarà sempre suo figlio, amato follemente, senza condizioni. Dio non ci ama perché siamo bravi e buoni, ma ci rende bravi e buoni perché ci ama.
Compiacimento.

Termine bellissimo, che deriva dal verbo “piacere”, tu mi piaci, mi fai felice, è bello stare con te. Dio si compiace di me: che bello! E’ contento del capolavoro uscito dalle Sue mani. Ogni mattina, appena svegli, dovrebbero risuonare nelle nostre orecchie queste parole: “Tu mi piaci! Nonostante tutto, tu mi piaci”. E’ bello sapere allora che Dio mi ama per ciò che sono. La conseguenza è che siamo chiamati e ad amare nostra moglie, nostro marito, i nostri figli per ciò che sono, non per come noi vorremmo che fossero.
Lasciare

Giovanni «Lo lasciò fare». Amico lettore, il cristianesimo è tutto qui: permettere a Dio di amarti, lasciarlo fare, lasciare che il suo amore ti raggiunga.

La bella notizia di questa domenica? L’ultimo giorno ripeterà proprio a me quelle tre parole: Figlio, amato, mio compiacimento, entra nell’abbraccio di tuo padre!

Fonte:https://paolodemartino.wordpress.com/