Domenica 10 Maggio (DOMENICA – Bianco)
VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)
At 8,5-8.14-17 Sal 65 1Pt 3,15-18 Gv 14,15-21
di fra Damiano Angelucci🏠home
Il mondo non può ricevere il Paràclito – tradotto in italiano corrente: il Consolatore – cioè lo Spirito di Dio, perché non conosce Cristo, nel senso che lo conosce solo nel suo essere uomo ma non è capace, o meglio, non è disposto a vedere in lui l’opera e la presenza del Padre. Gesù sta continuando in questo capitolo 14 del vangelo di Giovanni il suo lungo discorso incentrato, in questo tratto, sulla relazione che egli ha con Dio Padre. Siamo nel momento culminante dell’esperienza terrena di Gesù, nel corso dell’ultima cena.
L’atmosfera doveva essere molto carica di emozione, di apprensione, tutti erano probabilmente consapevoli di essere prossimi ad una svolta nella vicenda del loro Maestro, in un senso o in un altro.
Gesù promette loro un altro consolatore: Lui lo è stato per un breve arco di tempo, i circa tre anni della sua vita pubblica, ma questa consolazione è ben poca cosa rispetto a quella definitiva che egli vuole dare ai suoi discepoli attraverso il dono del suo Spirito d’Amore, quello stesso Spirito che lo lega al Padre.
Grazie al passaggio pasquale, cioè al passaggio attraverso passione, morte e resurrezione, Gesù porta alla gloria non solo la sua umanità ma quella di tutti gli uomini: riporta tutti gli uomini nella comunione di Dio Padre; lo fa entrando nel nostro cuore, nel profondo della nostra vita. Ecco il grande guadagno che rende la nostra situazione preferibile a quella di chi lo vide solo con gli occhi del corpo. Lo Spirito della verità, dice Gesù, “rimane presso di voi e sarà in voi”. Nella vicinanza fisica di Gesù la consolazione di Dio era “presso”, vicino ai discepoli; dalla Pentecoste in poi la consolazione di Dio è “dentro” la vita di chi crede in lui.
Lo Spirito di Gesù è in noi, è al centro della nostra esistenza personale. Gesù è presente nel più intimo della nostra persona; San Paolo aggiungerebbe che egli continua a gridare in noi: “Abbà, Padre”. Questa è la più grande consolazione che il Signore poteva darci: decidere di venire ad abitare nel centro della nostra esistenza, quello che con linguaggio biblico si può chiamare il “cuore”.




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