Domenica 31 Maggio (SOLENNITA’ – Bianco)
SANTISSIMA TRINITA’ (ANNO A)
Es 34,4-6.8-9 Dn 3,52-56 2Cor 13,11-13 Gv 3,16-18
di Don Paolo Zamengo
Ha senso la memoria liturgica della SS. Trinità se non la riduciamo a un balletto di numeri, ma se il mistero di Dio respira dell’incanto e della passione del cuore, della tenerezza delle parole di Gesù nel discorso d’addio. Questa festa è un’oasi di contemplazione, dopo la pienezza della Pentecoste. Il cammino ci ha portato sulla soglia del mistero. E dalla fessura della soglia possiamo intravvedere e contemplare. Chissà e me lo chiedo se siamo ancora capaci, sul treno della vita, di contemplare. O se non assomigliamo a quei pendolari che ormai viaggiano tutti i giorni sui treni in ritardo o sui bus sempre strapieni, con gli infossati nei giornali, mentre fuori accade il miracolo delle cose. Ma loro sono immersi nelle chiacchiere sonnolenti e spesso vuote. Noi quale di quale Dio sentiamo predicare? E soprattutto come possiamo accogliere e credere in Dio? Con la poesia, certo, come fa il libro dei Proverbi, e leggiamo che il volto del Dio del creato è fatto di bellezza. Con la passione come fa San Paolo nelle sue lettere, e con la tenerezza come fa Gesù con i suoi discepoli. Forse ci basterebbe rileggere pochi versetti del libro dei Proverbi per sentirci portare lontano, da certe immagini noiose di un Dio imprigionato nell’immobilità e nell’impassibilità. Il libro dei Proverbi racconta di un Dio che fin dall’inizio ha una compagnia nell’atto della creazione. Dio ha il suo architetto che è la Sapienza. Dio ha un architetto, un cuore, che immagina, che progetta, che suggerisce, che pensa e che inventa. E Dio guarda la sapienza con gioia, come si guarda con gioia un bambino che gioca. E dunque Dio non è solo! Non è un solitario. Dio è dentro questo gioco del creato, dentro la danza della natura e delle cose, e si entusiasma per questa armonia e prova una immensa gioia e ce la dona. E San Paolo nelle sue lettere ci assicura della speranza che non delude “perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. Pensate che cambio di visione per noi che siamo per lo più portati a leggere tutto in termini di assenza o di impoverimento o di vuoto. Qui è tutto al contrario: l’amore di Dio è stato riversato, è traboccante, esonda nei nostri cuori. E noi abbiamo accesso a questa sorprendente grazia. Dio ci ricorda sempre che l’uomo è la sua Gloria, e si aspetta pertanto un riconoscimento di rispetto per ogni uomo, nel canto corale di ogni lingua e di ogni religione. E l’intreccio di Gloria reciproca risulta esaltante, modello di ogni vera Liturgia presente e futura, individuale-comunitaria-cosmica. E infine la tenerezza di Gesù nel suo discorso d’addio, nel Vangelo. Non ha potuto, neppure lui, dire tutto. Gesù non ha detto tutto: “Ho ancora molte cose da dirvi”. Lui conosce i nostri limiti, sa cosa possono portare le nostre spalle: “per il momento non siete capaci di portarne il peso”. Ma ci promette lo Spirito “che vi guiderà alla verità tutta intera”. E che cosa è questa verità alla quale lo Spirito ci introduce? E dove ci porta questo viaggio? È il Vangelo! Lo Spirito ci introdurrà alla sapienza del vivere, quella sapienza custodita nella vicenda terrena di Gesù, la sapienza della nascita, della vita, della morte, la sapienza del vivere che, secondo Gesù, ha questo suggeritore meraviglioso: lo Spirito che ha piantato la sua tenda nei nostri cuori. Il Vangelo è la gloria di Dio e il bene dell’uomo. Noi siamo abitati da Dio Padre, da Dio Figlio, da Dio Spirito santo. Siamo tutti e sempre invitati alla sintonia e alla sinfonia dell’Amore per comprendere, interpretare, vivere l’esaltante storia dell’uomo e la storia di Dio.




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