Domenica 21 Giugno (DOMENICA – Verde)
XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Ger 20,10-13 Sal 68 Rm 5,12-15 Mt 10,26-33
di Don Paolo Zamengo
Un passero non canta perché è felice, ma è felice perché canta. Il canto è la preghiera del cuore.
La sofferenza attraversa la nostra vita e il dolore è l’altra faccia del giorno, come la notte è lo spazio tra il tramonto e l’alba. Al calice del dolore beviamo tutti, buoni e cattivi. L’esperienza della persecuzione invece è riservata a pochi, solo ai giusti, ai giusti in quanto giusti. A provocare la persecuzione, e in certi casi il martirio, è l’esplicita testimonianza di fede in Dio e fedeltà alla sua parola.
Ieri come oggi la paura fa paura. L’evangelista Matteo lo sa e per ben tre volte nei pochi versetti del vangelo di questa domenica, ripete le parole di Gesù: “Non abbiate paura”. “Non abbiate paura degli uomini. E non abbiate paura di quelli che uccidono. Non abbiate paura: voi valete”.
L’evangelista Matteo ci ricorda che il coraggio nel tempo della prova non viene da noi, “il coraggio uno non se lo può dare” diceva don Abbondio. Il coraggio è un dono dello Spirito. Santo. Lo Spirito di Gesù
annunciato e promesso è donato agli apostoli la sera del giorno Pasqua. Poi, sotto forma di lingue di fuoco nel giorno della Pentecoste, ha infuso definitivamente una energia sorprendente.
Per le sue parole, gli apostoli si sentono proiettati, sciolti dai vincoli della piccola e stretta Galilea, e lanciati definitivamente in tutto il mondo. Sono disposti non solo a regalare le loro barche ma anche la vita a Gesù.
Incredibile! Cosa è successo? Cosa è accaduto nel cuore di questi uomini?
Le parole di Gesù avevano fatto breccia nel loro cuore. Si erano resi conto della forza inaudita di quella promessa. “Sarò con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Chi, se non Gesù, il figlio di Dio, poteva pronunciare quelle parole? Chi poteva rendere credibile quella promessa di eternità se non colui che aveva attraversato la morte?
E poi quelle parole così semplici, così trasparenti, da sembrare perfino banali, avevano acquistato una forza sovrumana, divina, capaci di smuovere le montagne e conquistare i loro cuori: “Voi valete più di molti
passeri”.
I drammi personali e le tragedie del mondo ci spingono a chiederci se e quanto Dio si coinvolge nella nostra storia di uomini. Gesù ci risponde che nulla accade senza Dio. Anche se molte cose accadono contro il suo
volere. Dio c’è, Dio è sempre presente, si commuove, piange, partecipa, si china su ciascuno, intreccia la sua speranza, il suo respiro, la sua parola con quella di ogni uomo.
Quando i passeri continuano a cadere, gli innocenti a morire e i bambini a essere uccisi, Gesù mi risponde di non avere paura. Anche di non avere paura se uccidono il mio corpo. Il corpo non è tutta la vita. Noi non
siamo solo il nostro corpo.
È umano voler salvare ciò in cui crediamo, il cuore, le emozioni, gli affetti, il nostro mondo e i nostri legami.
Tutto ciò che è autenticamente umano è anche nel cuore di Dio. Per lui noi vivremo. La paura non abita più qui.
Può essere utile interrogare la nostra paura per sentire fino a che punto ci stringiamo a Dio per fare l’esperienza della pace che Gesù ci dona o anche provare l’umiliazione delle nostre ripetute fragilità per riporre la nostra fiducia solo nella sua forza o confessiamo di essere disperatamente peccatori per trovare il coraggio di abbandonarci nella sua misericordia.
E incontreremo il calore del suo abbraccio e sentiremo che ci dirà: “Non avere paura, tu sei mio figlio”.




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