Domenica 19 Luglio (DOMENICA – Verde)
XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sap 12,13.16-19 Sal 85 Rm 8,26-27 Mt 13,24-43
Nadiamaria, sorella povera del monastero di Lovere🏠home
La lunga pericope dell’evangelista Matteo ci propone alcune parabole sul Regno: la parabola del grano e della zizzania, la parabola del granello di senape e quella del lievito. Gesù ci parla di cose umane, di piccole realtà quotidiane e in queste narrazioni ci rivela qualcosa del mistero di Dio. Il suo è un invito a cercare le cose del Cielo nelle cose di questo mondo. La potenza incredibile del seme buono riesce a superare la fatica di crescere insieme ad una pianta infestante; un granello di senape diventa un luogo ospitale; il lievito nascosto nella farina servirà per impastare un pane diviso per la vita e la gioia di tutti. Gesù ci incoraggia a cercare i segni della presenza del Regno nella vita di ogni giorno “perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!” (Lc 17,21): è un esercizio interessante che apre il nostro sguardo e lo rende attento alla dimensione trascendente nascosta in ogni frammento della creazione. In questo esercizio Francesco e Chiara ci sono maestri e compagni in quanto “di tutte le cose si facevano una scala per salire ad afferrare Colui che è tutto desiderabile” (cfr. FF 1162).
Una nota che accomuna le tre parabole è una sorta di dilatazione del tempo: c’è un tempo per la crescita dei semi prima della mietitura e un tempo per la lievitazione della pasta prima della cottura. In questo necessario trascorrere dei giorni e delle ore la parola del Vangelo può crescere e trovare spazio nella vita dei discepoli e, oltre l’urgenza della soddisfazione, impariamo l’arte di un’attesa vigile e fedele che si nutre di pazienza e di misericordia.
La parabola del grano e della zizzania ci presenta la semina, la crescita e la mietitura, ma in corso d’opera avviene un’operazione notturna, fatta di nascosto, una autentica malvagità compiuta da un nemico. L’atteggiamento del padrone, che invita i servi a pazientare e attendere il tempo del raccolto, ci rivela che l’agire di Dio nei nostri confronti è intessuto di pazienza e di longanimità, di attesa fiduciosa e positiva. Egli sa attendere che il nostro campo produca almeno il trenta, che dal nostro cuore spunti una spiga di carità. Il Signore ci consegna gli abiti della mitezza e ci insegna ad accogliere pacificamente anche il negativo, a convivere con esso nella logica della pasqua.
La breve parabola di un seme piccolissimo che diventa una pianta di notevoli dimensioni ci fa riflettere sulla dinamicità straordinaria della fede e sul tempo necessario per farla crescere e per renderla visibile e fruibile. Non dobbiamo stancarci di coltivare il seme di fede nascosto nel nostro giardino affinché riesca a produrre frutti buoni e divenire un luogo ameno e fraterno.
La parabola del lievito ci parla della quantità straordinaria di farina che una donna impasta e lascia lievitare. È necessario evidenziare il processo inarrestabile della lievitazione: dopo aver nascosto il lievito nella farina non è più possibile fermarne l’azione… si può solamente attendere il compimento. In questo modo, l’evangelista continua il contrasto tra un prima e un dopo, tra piccolo e grande, tra nascosto e manifesto.
Il fermento della novità evangelica affidato ai discepoli di tutti i tempi può crescere e far lievitare il mondo nella misura in cui hanno il coraggio di “nascondersi” nella realtà, di incarnarsi nel loro tempo. Chiediamo anche per noi questa grazia per essere qui e ora un seme di speranza, un lievito di carità, un granello di fede.




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