padre Gianmarco Paris “La gioia di scoprire un tesoro”

Man kneeling in dirt uncovering a treasure chest filled with gold coins and artifacts

Domenica 26 Luglio (DOMENICA – Verde)
XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
1Re 3,5.7-12   Sal 118   Rm 8,28-30   Mt 13,44-52

di padre Gianmarco Paris🏠home

Gesù parlava spesso con parabole: gli evangelisti ce ne hanno trasmesse molte. Matteo ha deciso di raccoglierne ben sette nel capitolo che terminiamo di leggere in questa domenica. Alcune sono molto brevi, ma questo non significa che siano meno importanti di quelle lunghe e che possiamo leggerle rapidamente. Meditiamo sulle prime due delle tre parabole che il vangelo di questa domenica ci propone: quelle del tesoro nascosto e della perla preziosa. Sono per così dire due parabole gemelle: Gesù trasmette lo stesso messaggio per due volte: vuole proprio che non ce lo lasciamo scappare!

Per darci una idea di che cosa è il “Regno dei cieli” Gesù lo paragona a due esperienze umane del tutto verosimili, per quanto straordinarie. I protagonisti delle due storie (un uomo/un mercante) sono i soggetti di tutte le azioni raccontate brevemente. Ogni storia è organizzata in due parti. La prima parte parla di una scoperta; la seconda parte parla della reazione che segue alla scoperta. Un uomo un giorno trova (quasi per caso) un tesoro di cui non conosceva l’esistenza (nell’antichità, per preservare le ricchezze in caso di guerra, a volte si sotterravano). Dal momento che non è proprietario del campo (e quindi neppure del tesoro in esse nascono), lo nasconde di nuovo, perché altri non lo scoprano.Questo ci fa capire che sta architettando qualcosa. Il protagonista della seconda storia è un mercante: per mestiere commercia perle e quindi le cerca. Nonostante questo, anche per lui la scoperta è inattesa: senza averlo programmato, ne trova una di grande valore.

La seconda parte delle parabole racconta le conseguenza: i due personaggi desiderano entrare in possesso di ciò che hanno scoperto, ma per ottenere il loro obiettivo c’è qualcosa che devono fare prima. Devono affrontare uno spostamento (il verbo “va” non indica solo uno spostamento fisico ma anche interiore), vendono tutto quello che hanno e con il ricavato comprano il campo del tesoro e la perla preziosa. Per appropriarsi della cosa meravigliosa che hanno scoperto non stanno troppo a pensare: vendono tutto ciò che hanno, sono convinti che si tratta di un investimento vantaggioso. Qui sta il punto centrale di queste due parabole, sul quale vale la pena fermarci un attimo. Possiamo capire facilmente che chi trova qualcosa di valore cerchi di acquistarlo, se ne ha i mezzi. Ma vendere tutto quanto uno ha per comprare un unico tesoro non è qualcosa di frequente. Quale tesoro così prezioso può portare qualcuno a vendere tutto per acquistarlo?

Il messaggio di Gesù va oltre il buon senso umano. Egli infatti parla del “Regno dei cieli”, lo presenta come l’occasione unica, che giunge come una fortuna inaudita, che bisogna saper cogliere. La reazione dei due personaggi presenta la risposta adeguata al dono che Dio fa: vendere tutto. L’uomo della prima storia e il mercante della seconda si rendono conto che sono di fronte ad una occasione unica, che non possono perdere, costi quel che costi.

Come è possibile vendere tutto? La risposta sta in un piccolo particolare che nella prima parabola Matteo colloca tra l’andare e il vendere: “pieno di gioia”. Quell’uomo agisce a partire dalla gioia che lo riempie interamente. Nel passaggio tra la scoperta e la reazione sta la gioia: è la conseguenza della scoperta e la condizione per ciò che segue.

Ecco il messaggio anche per noi. Essere cristiani significa aver scoperto in primo luogo il tesoro, o almeno aver cominciato a scoprirlo. A volte la vita cristiana (anche la nostra) ci appare più come l’insieme di alcune cose da fare, e tra esse molte sono “rinunce” a cose anche belle della vita. Non è questa l’immagine della vita cristiana che risulta dalla predicazione di Gesù. Egli conosce profondamente il cuore umano. Sa che siamo attratti dalla bellezza, dalla pienezza, non dalla rinuncia o dal vuoto (dov’è il tesoro, lì è anche il cuore, Mt 6,19-21).

Queste parabole ci insegnano che possiamo essere discepoli di Gesù solo se scopriamo in Lui il tesoro della nostra vita, solo se questo ci riempie di gioia. Con questa gioia nel cuore possiamo scoprire che ci sono alcuni comportamenti, alcuni valori che vanno messi in secondo piano e altri che dobbiamo lasciare da parte, per mettere al centro ciò che più vale.

Un’ultima piccola osservazione: sembra un po’ strano che l’uomo nasconda di nuovo il tesoro dopo averlo scoperto. Non poteva prendersi il tesoro e andarsene? La storia sembra dirci che possiamo possedere il tesoro solo se ci prendiamo anche il campo, perché il tesoro è nascosto lì dentro. È nel campo della nostra vita, in cui non tutto è tesoro e valore, in cui c’è anche la fatica e il limite, che possiamo scoprire e gustare il tesoro del Regno dei cieli.

Il vangelo, l’amicizia con Gesù, mi dona gioia o mi fa sentire un peso che toglie la libertà? Il contadino e il mercante non pensano a ciò che devono lasciare ma a ciò che trovano: sono sicuri che fanno un affare! Il cristiano non dice: “ho lasciato”, ma: “ho trovato”. Ciò che rende felice il nostro cuore non è il vuoto ma la pienezza, non è il distacco ma l’incontro, non è la solitudine ma l’incontro. Chiediamo al Signore di poterlo sempre di nuovo scoprire come il tesoro della nostra vita.


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