don Michele Cerutti Commento XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Domenica 16 Agosto (DOMENICA – Verde)
XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 56,1.6-7   Sal 66   Rm 11,13-15.29-32   Mt 15,21-28

di don Michele Cerutti🏠home

Il nostro cammino spirituale in questi giorni di metà agosto ci conduce nel cuore del mistero dell’amore umano e divino. Ieri abbiamo contemplato la gloria di Maria Assunta in cielo, passata attraverso il fuoco della sofferenza. Oggi, la liturgia ci invita a riflettere sul legame più viscerale della terra: quello tra una madre e i suoi figli e soprattutto, ci invita a guardare come Gesù accoglie il pianto di una mamma. Nel Vangelo c’è una figura straordinaria che incarna il dolore, la tenacia e la fede assoluta di ogni madre: la donna Cananea. È una straniera, una pagana, esclusa dalle promesse d’Israele ed è una madre e come tutte le madri non si pone barriere quando vede il proprio figlio soffrire.

La sua bambina è “tormentata da un demonio”, e questa madre fa suo quel tormento. Incontra Gesù e grida, lo rincorre, rompe gli schemi, dà fastidio persino ai discepoli che chiedono di mandarla via.

Di fronte al silenzio iniziale di Gesù – che sembra metterla alla prova – lei non si offende, non si gira indietro. Quando Gesù le dice che non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini, lei accetta persino l’umiliazione, pur di strappare la salvezza per sua figlia: “È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.

In quella risposta c’è tutto il cuore di una madre: l’orgoglio azzerato, l’amore totale che si fa piccolo pur di ottenere una briciola di vita per la propria creatura. E Gesù ne resta folgorato: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri”. Il grido di questa madre ha cambiato il cuore della storia, mostrando che l’amore materno ha una chiave universale per aprire la misericordia di Dio.

La storia della Cananea ci rivela come Gesù si pone davanti al pianto delle madri. Egli non assiste mai con distacco. Le lacrime di una madre sono per Gesù l’altare più sacro:

• Gesù si lascia “vincere” dal grido: Il silenzio di Dio cede davanti all’insistenza dell’amore materno. Gesù riconosce che il pianto di una madre non è un capriccio, ma una preghiera potentissima.

• Gesù restituisce dignità: Non solo guarisce la figlia, ma loda pubblicamente la madre. Dice a tutti che quella donna pagana ha una fede più grande di quella dei dotti del tempo.

• Gesù si commuove nelle viscere: Lo abbiamo visto alle porte di Nain davanti alla vedova che piangeva il figlio unico, dove si fermò a consolarla; lo vediamo sul Calvario, dove dimentica il proprio dolore sulla croce per proteggere sua madre Maria, affidandola a Giovanni.

Oggi la Cananea ha il volto di tante madri che vivono accanto a noi e che continuano a gridare, spesso nel silenzio delle nostre chiese o delle nostre case:

• Le madri che lottano nei corridoi degli ospedali, pronte ad accettare qualsiasi umiliazione o fatica pur di strappare la guarigione di un figlio malato.

• Le madri angosciate per i figli tormentati dai “demoni” di oggi: la depressione, l’isolamento sociale, la schiavitù delle dipendenze.

• Le madri che scappano dalle guerre e dalla fame, disposte a sfidare il deserto o il mare solo per dare una briciola di futuro ai loro piccoli.

Il dolore di una madre è il dolore più vicino a quello di Dio, perché è il dolore per una creatura che è carne della propria carne. Dio non è sordo a questo grido.

Chiediamo al Signore, per intercessione della Vergine Addolorata e della testimonianza di fede della donna Cananea, di dare forza a tutte le madri che portano nel cuore una croce. E chiediamo la grazia per la nostra comunità: di saper ascoltare quel grido, di non giudicare chi soffre, ma di essere noi stessi quella carezza e quella risposta di vita che queste madri stanno implorando da Dio.


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