Domenica 20 Settembre (DOMENICA – Verde)
XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 55,6-9 Sal 144 Fil 1,20-24.27 Mt 20,1-16
di Sr. Chiara Gioia Monastero di Bergamo🏠home
Anche in questa domenica Gesù si rivolge a noi con una parabola. Sappiamo che questi racconti, che attingono dalla realtà quotidiana, da ciò che lui stesso osservava nella vita della sua gente, non sono semplici favolette con una bella morale, ma una forte provocazione che scuote e interpella ad una presa di posizione. Il racconto è costruito in modo da includere chi lo ascolta (o lo legge), per cui non è possibile starsene fuori, prendere le distanze, essere neutrali: siamo anche noi uno di quegli operai e, se ci ascoltiamo bene, tendenzialmente ci identifichiamo con quelli della “prima ora”, quelli che ci sono da sempre, che si danno un gran daffare… quelli che il regno dei cieli se lo conquistano con il sudore della fronte, quelli a cui nessuno ha niente da regalare! E in effetti il padrone della vigna concorda con loro una paga davvero equa. Non c’è caporalato, sfruttamento di manodopera! Ma poi ecco il finale a sorpresa: è il momento della paga, quando si scopre che chi ha lavorato un’ora soltanto prende quanto chi ha faticato tutto il giorno! Incredibile l’astuzia narrativa con cui Gesù costruisce questa parabola: i lavoratori della prima vengono retribuiti per ultimi e sono dapprima spettatori allibiti della generosità del padrone, quindi sono divorati dall’invidia e dalla rabbia per essere stati trattati allo stesso modo di chi ha lavorato un’ora soltanto. Se siamo onesti, dobbiamo riconoscere che facciamo fatica a “stare” su questa pericope evangelica, che stravolge i nostri criteri di giudizio. Se davvero la leggiamo, senza sfuggirla, non possiamo non fare i conti con i sentimenti poco virtuosi che emergono dal nostro cuore. Ed è proprio lì che il Signore ci vuole condurre: a sentire questa dissonanza tra il nostro desiderio di emergere, di avere di più degli altri, di crederci vittime di un’ingiustizia e dell’arbitrarietà di un padrone dispotico; tra l’invidia che ci fa vedere in modo cattivo e distorto e ci fa credere che gli altri ci stiano portando via qualcosa, e la generosità di un Dio che, lungi dal fare preferenze, dà a tutti la paga di una giornata, cioè la pienezza della relazione con Lui. È Lui che, con larghezza di cuore e generosità estrema, si dà tutto a tutti: a chi ha avuto il privilegio di stare con Lui dall’alba (il privilegio e non la sfortuna!) e a chi lo ha incontrato solo al tramonto della sua vita.
Il Signore purifichi il nostro cuore e il nostro sguardo; ci doni di saper vedere ciò che lui vede e di saper gioire per la grazia fatta a tutti – agli ultimi, ai lontani – come noi amici e non servi, chiamati a condividere la bellezza di vivere del dono che lui fa di se stesso, dono sempre e comunque immeritato. Chi ha capito che il mistero di Dio è un mistero di grazia/gratuità, non sta più a fare confronti con gli altri, a interrogarsi su chi sta in alto e chi in basso, ma si preoccupa solo di prendere sul serio quella “grazia a caro prezzo” che sola rende capaci di lavorare nella vigna del
Signore. E, finalmente, sapremo fare i conti come li fa Dio!




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