Marco Lodoli”Nelle pieghe di una risposta folgorante”

Jesus holding a coin while religious leaders question him in a temple courtyard

Domenica 18 Ottobre (DOMENICA – Verde)
XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 45,1.4-6   Sal 95   1Ts 1,1-5   Mt 22,15-21

di Marco Lodoli🏠home

«Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Matteo, 22, 15-21): ecco la folgorante risposta di Gesù ai farisei che volevano metterlo in difficoltà domandandogli se i tributi andavano o no pagati ai Romani. Ma nelle parole di Gesù non troviamo soltanto la soluzione di una questione di tasse e sesterzi, di debiti e crediti, del rapporto con un potere che governa e sovrasta. Come sempre in tutto quello che dice Gesù c’è un senso immediato e uno più segreto, la parabola o la frase che subito si stampa nella mente di chi ascolta e anche un seme che si pianta più profondamente nella nostra terra e piano piano libera la pianta che è già in lui. Cesare è Cesare, il simbolo della potenza e anche della prepotenza romana, è il nemico arrivato a occupare una terra non sua, è l’esercito che con le spade e con le leggi ha sottomesso un popolo intero. Però metaforicamente Cesare è anche la realtà, il mondo così com’è, ciò che ci circonda o che subiamo. E allora come dobbiamo rapportarci con questa evidenza spesso sgradevole e a volte tremenda che assedia la nostra anima? Diamole quello che esige, che è tanto, forse tantissimo, ma non è tutto, anzi forse è quasi niente rispetto a ciò che dobbiamo e vogliamo dare a Dio, cioè alla dimensione spirituale della nostra esistenza. Paghiamo le tasse e anche lo scotto di abitare in un mondo spesso ingiusto, violento, crudele. Partecipiamo a questo mondo senza odiarlo mai, ma a volte anche resistendo alla sua tracotanza. Il mondo e il tempo sono questi: spesso storti e iniqui, e noi dobbiamo starci dentro, provando a salvare un ferito, dando da bere e mangiare a chi non ha nulla, e persino piantando un fiore in questa terra arida. Ma non è tutta qui la nostra vita, non è solo un impegno da eseguire meglio possibile, non sono solo i denari che dobbiamo a Cesare. La nostra vita sente l’infinito, accoglie e si illumina di grazia, ascolta le parole di Gesù, e a volte si solleva leggera come un battito d’ali che ci porta più in alto, da dove possiamo osservare e comprendere meglio il mondo. Rendiamo a Cesare, cioè al tempo finito che viviamo, ma rendiamo soprattutto a Dio, all’infinito che ospita in sé il tempo e gli dà una forma, un senso, una verità e poi lo dissolve nell’eternità che ci aspetta. 


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