Franciscan friar offering bread to a seated man in an Italian street

Sr. Grazia Maria ‘Tutta la legge e i profeti’

Domenica 25 Ottobre (DOMENICA – Verde)
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Es 22,20-26   Sal 17   1Ts 1,5-10   Mt 22,34-40

di Sr. Grazia Maria Monastero Imperia Porto Maurizio🏠home

‘Tutta la legge e i profeti’, questa espressione con cui si conclude il Vangelo odierno, ci dice l’assoluta importanza e priorità che ha su tutto il comandamento fondamentale della religione ebraica. La legge e i profeti sono i due capisaldi, le colonne che sostengono la vita, l’osservanza, la base della fede del credente israelita.. Gesù stesso, nel vangelo di Matteo, è presentato come colui che realizza in se, nella sua esistenza, quanto scritto nella legge, nei profeti e nei salmi. La Torà è il massimo che viene consegnato a Israele per essere il popolo di Dio.
Qui troviamo dunque un dottore della legge, uno che la studia, la insegna e soprattutto la osserva… La domanda che pone a Gesù è già esplicitata come modo per metterlo alla prova, è chiaro perciò che questo dottore conosce già la risposta, non può essere che dopo anni di studio e di insegnamento non sappia i comandamenti e ‘il comandamento’.
La provocazione è chiara: trarre in inganno Gesù per vedere come si destreggia tra la moltitudine di precetti che abitavano l’osservanza della legge. E’ necessario fare una scala di valore tra questi precetti? Quale viene prima e quale dopo? La preoccupazione di questo metteva nel rischio di perdersi e soprattutto di perdere il centro, il cuore della legge.
Il grande comandamento, quello che non può essere escluso, che forma nella vita dell’israelita il centro sta in quelle parole chiare ed essenziali: Amerai il Signore tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Sono queste le tre coordinate che avvolgono la vita di ogni essere umano che ama, ha sentimenti e pensieri che plasmano il suo esistere. Tutti gli altri precetti presenti nella legge rabbinica derivano da questo e sono concretizzati nella vita quotidiana del credente d’Israele. Dio ci chiede una cosa sola: amarlo, poiché come dirà l’evangelista Giovanni: Dio è amore e la relazione con lui non può che essere nell’amore. Gesù però non si ferma e aggancia immediatamente a questo comandamento quello per il prossimo. Un prossimo che ha come punto di paragone ‘te stesso’. Occorre perciò vedere l’altro in riferimento all’Altro e a se stessi. Non esiste un altro diverso da questi.. Questa è la sfida per tutti i tempi, partita dagli inizi, dalla Genesi, quando Adamo dice verso la donna: “carne della mia carne e ossa delle mie ossa“….L’altro è colui che mi riflette e la difficoltà nasce soprattutto da questo: dal non considerare che l’altro fa parte di me, è colui che mi rimanda la mia immagine con le mie parti positive e quelle più spinose dei miei limiti. La grande fatica a costruire fraternità nel mondo, lontano o vicino, si riduce a questo. La prima lettura tratta dal libro dell’Esodo ci da gli esempi concreti di questo secondo comandamento, simile al primo e ci aiuta ad abbracciare le varie categorie che si possono presentare nella nostra quotidianità: lo straniero, la vedova, l’orfano, l’indigente, il povero. In queste categorie si racchiudono tutte le possibilità di altri prossimi, nostri fratelli e sorelle, che condividono la nostra stessa umanità, poiché di fronte a Dio siamo tutti poveri e bisognosi, fragili e limitati, in attesa sempre di accoglienza, comprensione e di misericordia. Quest’unico comandamento attraversa tutta la storia della salvezza, è il fondamento della comunità dei battezzati, è il percorso che segna lo scorrere dei secoli.
San Francesco, che ancora ci accompagna nell’8centenario del suo transito, sia con noi in ogni occasione in cui possiamo, tenendo lo sguardo all’Altissimo bon Signore, ‘usare misericordia’ verso al povero che incontriamo, per poter sentire cambiare ciò che ci è amaro, in dolcezza di anima e di corpo.


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