Domenica 1 Novembre (SOLENNITA’ – Bianco)
TUTTI I SANTI
Ap 7,2-4.9-14 Sal 23 1Gv 3,1-3 Mt 5,1-12
di Figlie della Chiesa🏠home
Quando nelle domeniche e nelle solennità facciamo insieme la nostra professione di fede proclamando il Credo, diciamo: “Credo nella comunione dei santi”. Credo cioè in una relazione inscindibile tra la Chiesa pellegrina sulla terra e quella gloriosa nel cielo, che persiste per sempre; perché la vita fisica finisce, ma l’amore non finisce mai.
La santità a cui in Gesù siamo chiamati e la santità dei figli di Dio, cioè di coloro che, affascinati dalla Buona notizia del Vangelo, si aprono alla sua azione, custodiscono la sua Parola, fanno la sua volontà, lo rivelano presente nella storia degli uomini.
I Santi sono i battezzati che hanno vissuto e mantenuto la loro fede fino alla fine.
Sono persone, spesso anche a noi vicine, “della porta accanto”, come diceva Papa Francesco.
E la prima lettura, tratta dall’Apocalisse (7,2-4.9-14), ci mostra la visione di una moltitudine immensa attorno al trono di Dio; sono tutti coloro che sono stati raggiunti dalla salvezza del Signore Risorto e l’hanno accolta; perciò, sono interamente trasfigurati nella contemplazione della gloria divina, felici di essere segnati sulla fronte con il sigillo che manifesta la piena appartenenza al Padre.
La seconda lettura, un piccolo brano della prima lettera di Giovanni (3,1-3) specifica che tale appartenenza, intima e familiare, si esprime come figliolanza. Nel nostro cammino terreno noi intuiamo la bellezza e dignità di essere figli e sappiamo che la somiglianza ci è stata donata già in pienezza dal Padre; e tuttavia Giovanni ci ricorda che è un’identità da approfondire e accrescere, perché non ci è ancora stata pienamente rivelata.
Il Signore Gesù, nel racconto dell’Evangelista Matteo (5,1-12a), ci indica chiaramente la strada per realizzare il progetto d’amore del Padre e all’inizio del “discorso della montagna” ci propone le Beatitudini: un percorso di felicità che Lui ha compiuto per primo!
Già Origene, infatti, nel III secolo, ha intuito che esse sono la più precisa descrizione della figura di Gesù: la sua autobiografia.
E proprio per questo possiamo anche dire che sono la precisa descrizione del discepolo, chiamato a diventare a immagine di Cristo; per questo la Vergine Maria è chiamata Beata, perché nessuno più di Lei è somigliante al Figlio.
Le Beatitudini sono anche una regola di azione per vivere il bene nella nostra esistenza.
Oltre che “beato” e “felice”, la parola ebraica ashrè, derivando dal verbo ashar (cioè: camminare in avanti) significa propriamente “avanzare sulla giusta via”; indica l’azione di mettersi in cammino o procedere in avanti, suggerendo che la beatitudine biblica non è qualcosa di statico, ma un percorso dinamico di orientamento verso il bene.
La traduzione italiana non riesce a dare a questa parola tutta la sua ricchezza di significato.
Come afferma Enzo Bianchi, “Beati non è un aggettivo, è un invito alla felicità, alla pienezza di vita, alla consapevolezza di una gioia che niente e nessuno può rapire né spegnere (cf. Gv 16,23). Beati ha anche il valore di “benedetti” (cf. Mt 25,34); … indica qualcosa che non è soltanto un’azione di Dio che rende giusti e salvati nel giorno del giudizio (cf. Sal 1,1; 41,2), ma che già da ora dà un senso, una speranza consapevole e gioiosa a chi è destinatario di tale parola.
Le Beatitudini sono insieme Promessa e Programma!”
Non sono da intendere perciò come gioia esente da prove e sofferenze, uno “stare bene” mondano. Anzi le affermazioni del Signore Gesù si presentano come paradossali e contro corrente rispetto al comune modo di pensare.
Le Beatitudini ci pongono davanti le scelte di vita che i Santi hanno fatto a imitazione di Gesù e che anche noi siamo invitati a fare, se vogliamo indovinare la nostra vita.
Sono indicazioni di una via percorribile per la vita cristiana, che è sempre certamente condizionata dalla fragilità storica; in questo nostro oggi tutto è un po’ incompiuto, tuttavia, l’impegno a vivere le Beatitudini è già ora profezia del Regno, della compiutezza, cui ci richiama la solennità odierna.
L’importante è non dimenticare che non sono il manifesto di ciò che il cristiano deve fare per instaurare lui il Regno, bensì le condizioni perché possa accogliere il dono del Regno.
Ripercorriamo brevemente le 8 Beatitudini:
Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
La prima Beatitudine indica chiaramente che il Regno dei cieli è già qui; è presente, pienamente attuato e posseduto dai discepoli che sono poveri in spirito. Non indigenti, ma capaci di donare per amore, mettendo a disposizione ciò che hanno, come accadeva nella primitiva comunità cristiana.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
L’afflizione di cui parla Gesù è la sofferenza di vedere rifiutata la gioia del regno di Dio; la tristezza qui nasce dal fatto che nel mondo le cose vanno male perché non si accoglie il progetto di Dio.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
I miti non sono coloro che hanno una personalità debole o sono dei rassegnati. Essi, pur dovendo sopportare angherie, non cedono mai alla violenza, controllano l’ira e si adoperano per creare un mondo migliore.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Purtroppo, spesso si è tentati di attribuire a Dio le prerogative della giustizia umana. I discepoli invece bramano la giustizia divina, mai disgiunta dalla misericordia. Si impegnano per instaurare nel mondo i disegni dell’amore di Dio, in modo che tutti si sentano fratelli.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
La misericordia è amore incondizionato e gratuito, come vediamo nel racconto evangelico del samaritano, in cui la Chiesa riconosce Gesù stesso. Si tratta di imparare a vedere, di non distrarsi davanti a una situazione imprevista. Il misericordioso si commuove interiormente, sente come proprio il bisogno del fratello e interviene mettendo a disposizione le sue risorse.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
IL cuore è puro quando c’è soltanto Dio che orienta tutte le sue scelte; il cuore è impuro quando è disperso, quando tenta far convivere con Dio piccoli o grandi idoli. Soltanto alla purità interiore viene concessa l’esperienza di contemplare Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Anche questa beatitudine richiede dinamismo e non ha niente a che fare con chi se ne sta in disparte per amore del quieto vivere… I costruttori di pace non soltanto evitano dissidi e guerre, ma vogliono offrire a tutti pienezza di vita e vera felicità. Per questo Dio li chiama suoi figli.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Il «beato» del Vangelo non è uno che se ne sta tranquillo; è piuttosto una figura «inquieta» che si espone, proprio perché segue senza sosta il Signore e le sue esigenze.
Sa che, ricalcando ii suoi passi, non può avere vita facile, che sarà ostacolato, disprezzato e deriso. Alla beatitudine della persecuzione, però, già qui in terra è promesso il regno dei cieli.
Per la riflessione personale:
- Sono consapevole della meravigliosa realtà della comunione dei santi?
- Trovo nelle Beatitudini il percorso di vita cristiana che mi consente di vivere in pienezza il Battesimo?
