Five women in robes holding bread in a lantern-lit stone courtyard

padre Ezio Lorenzo Bono”L’EPOCA DELLE PASSIONI TRISTI (Miguel Benasayag)”

Domenica 8 Novembre (DOMENICA – Verde)
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sap 6,12-16   Sal 62   1Ts 4,13-18   Mt 25,1-13

di padre Ezio Lorenzo Bono🏠home

“L’epoca delle passioni tristi” è il titolo dell’interessante libro di Miguel Benasayag che ho letto qualche anno fa. Questo psicanalista e filosofo sostiene che la nostra epoca è segnata dal disincanto di fronte alle promesse non mantenute della modernità, che prospettavano, col trionfo della ragione illuminista, uno sviluppo e un benessere per tutti.

Il colpo di grazia a questa teoria illusoria fu dato dal trionfo non del razionalismo, ma del nazismo, proprio nella terra germanica, “culla del pensiero razionale, della filosofia, dell’arte e della scienza”. “Il secolo XX – dice il nostro autore – ha segnato la fine dell’ideale positivista gettando gli uomini nell’incertezza”, che genera un’ideologia della crisi. Il fallimento di questo messianismo laico o ateo ha messo in crisi i “fondamenti stessi della nostra società”. Il mondo e il futuro non sono visti più come un desiderio, una promessa, ma come una minaccia, qualcosa da cui dobbiamo difenderci. “La minaccia è iatrogena, perché tende a rompere tutti i legami che uniscono le persone”.

Il neoliberismo offre come unico idolo l’economicismo e l’utilitarismo, per i quali a scuola si dovrà insegnare solo ciò che è utile, che serve, che è funzionale ed efficiente: da qui segue la gerarchia dei mestieri e delle professioni “utili” e di quelle “inutili”. Questo progetto utilitarista, per Benasayag, si può superare educando all’antiutilitarismo. L’utilità della vita è l’“utilità dell’inutile”. Qualche anno fa il Cardinale José Tolentino de Mendonça scriveva sul giornale Avvenire: “Accanto al pane che rappresenta il necessario, mettiamo la rosa che rappresenta il gratuito” (Accogliere la sorpresa, Avvenire, 15-10-2023).

Per far “fronte al dilagare delle passioni tristi”, Benasayag intende sviluppare “una prassi governata dalle passioni gioiose”, dalla creazione, dal coraggio, creando legami: “Siamo salpati tutti sulla stessa barca e, nella tempesta, nessuno può salvarsi da solo”. Di fronte a una mentalità che abolisce tutti i limiti e tutti i divieti, dobbiamo educare ai limiti e stabilire divieti per “risvegliare i giovani dal sogno di onnipotenza”. Andare oltre le ragioni della ragione ed educare a creare legami. “I legami non sono i limiti dell’io, ma ciò che conferisce potenza alla mia libertà e al mio essere”.

II.

Nella parabola del Vangelo di questa domenica, delle vergini stolte e di quelle sagge, si può intravedere, secondo me, la rappresentazione delle passioni tristi e delle passioni gioiose.

Le vergini stolte, che fisicamente sono in attesa dell’arrivo del fantomatico sposo, in realtà, mentalmente e spiritualmente non sono lì. Le damigelle nelle cerimonie nuziali avevano il compito di accogliere lo sposo con le lampade accese, perché in quel tempo, non essendoci l’energia elettrica, bisognava illuminare l’oscurità della notte con delle lampade. Le damigelle stolte della parabola, però, quando lo sposo arriva, hanno le lampade spente e sono senza olio. L’unica cosa che dovevano fare era tenere accesa la luce, e loro non l’hanno fatto. Non solo che stoltezza, ma anche che tristezza! Cosa avevano di così importante da fare durante il giorno da non riuscire a trovare il tempo per andare a comprare dell’olio per lo sposo? Ci tenevano così tanto all’arrivo dello sposo che non si sono neanche accorte di non avere con sé l’olio? O forse non avevano creduto fino in fondo che lo sposo sarebbe arrivato. Magari non conoscevano neanche bene lo sposo, per il quale non valeva poi la pena di scomodarsi tanto.

Dall’altra parte abbiamo invece le vergini sagge, animate da passioni gioiose. Loro si erano preparate per tempo alla venuta dello sposo. Perché loro erano sicure che lo sposo, l’Amato, sarebbe arrivato prima o poi. La lampada accesa e l’olio di riserva sono segni dell’amore che c’è: la luce accesa permette non solo di vedere lo sposo, che altrimenti al buio non si potrebbe vedere, ma anche di farsi riconoscere dallo sposo in mezzo all’oscurità.

Certo, anche loro si erano addormentate come le stolte, ma forse si sono assopite sognando proprio lo sposo, l’Amato, e al risveglio (“Ecco lo sposo! Andategli incontro!”) il sogno diventa realtà, mentre per le stolte il risveglio si trasforma in un incubo: “E la porta fu chiusa… In verità non vi conosco”.

Durante la nostra vita abbiamo il compito di prepararci all’arrivo finale dello Sposo: è un appuntamento per il quale dobbiamo prepararci per tempo, e non arrabattarci all’ultimo minuto correndo dietro a soluzioni improbabili (come goffamente hanno tentato di fare le vergini stolte). Che cosa abbiamo da fare di tanto importante durante la vita da non trovare il tempo di preparare l’olio, e cioè di prepararci per l’incontro finale con lo Sposo?

La luce accesa è segno dell’amore: se la luce è spenta (e cioè se non amo), non potrò riconoscere lo Sposo, l’Amato, ci sarà solo il buio. Così pure l’Amato non potrà riconoscermi se non ho la luce accesa (se non amo): nell’oscurità non si vede niente. Per questo chi non ama è nelle tenebre. Per questo lo Sposo non riconosce le vergini stolte, che non si erano preoccupate minimamente durante il giorno di prepararsi all’incontro con lui: “Non vi conosco”.

III.In conclusione.

Pochi anni dopo la pubblicazione di L’epoca delle passioni tristi, Miguel Benasayag pubblicò Oltre le passioni tristi. Dalla solitudine contemporanea alla creazione condivisa. Un libro complesso rivolto soprattutto, anche se non esclusivamente, agli “psi”: psicologi, psicanalisti, psicoterapeuti. In questo libro invita a uscire dalle passioni tristi trasformando la propria solitudine e la propria tristezza nella creazione di qualcosa di nuovo, lasciandosi rapire da una passione, da un desiderio, da una vocazione attraverso cui manifestare la propria singolarità e trovare il proprio posto nel mondo.

Dall’epoca delle passioni tristi possiamo uscirne solo attraverso passioni gioiose, travolgenti. O con “sussulti di umanità”, come aveva detto Papa Francesco nel settembre 2023 a Marsiglia, parlando proprio di “passioni tristi”.

Anche Papa Leone XIV, nella sua Lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, del 27 ottobre 2025, ci invita a guardare al futuro non con paura, ma con speranza. Scrive infatti: “Educare è un atto di speranza e una passione che si rinnova perché manifesta la promessa che vediamo nel futuro dell’umanità”. È proprio questa la sfida: tornare a guardare al futuro come a una promessa, e non come a una minaccia.

Per noi cristiani il futuro che ci aspetta non è una minaccia dalla quale dobbiamo difenderci, ma il futuro è lo Sposo che viene, e cioè il sogno di un infinito amore che diventa realtà. La via di fuga dalle passioni tristi sono i legami (come dice Benasayag), o come ha detto Papa Francesco nell’Evangelii gaudium (265): «La nostra tristezza infinita si cura soltanto con un infinito amore».