Domenica 8 Novembre (DOMENICA – Verde)
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sap 6,12-16 Sal 62 1Ts 4,13-18 Mt 25,1-13
di Mons.Francesco Lambiasi🏠home
Nel vecchio catechismo, alla domanda “Dio è sempre stato?”, si rispondeva a memoria che Dio “è sempre stato e sempre sarà: egli è l’eterno”. Da bambini si immaginava che l’eternità fosse un tempo lunghissimo, ma poi da grandi si imparava il concetto greco di essere-eterno: un presente senza tempo, e quindi senza inizio e senza fine; detto in parole povere, l’essere che era, che è e che sarà. Diverso il concetto biblico di eternità applicato a Dio. La denominazione divina, che ricorre diverse volte nel libro dell’Apocalisse – come esplicitazione del santo Nome rivelato a Mosè sul Sinai – è la seguente: Dio è “Colui che era, che e che viene”. Dio è il Veniente.
In questo titolo – il Veniente – c’è tutta la sostanza del Dio biblico, il quale non è come la divinità greca, infinitamente distante e gelidamente distaccata, che non può venire nella povera storia degli umani, altrimenti si sporcherebbe con la polvere e il fango della nostra miseria. No, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, “non può stare solo” (Turoldo), e più che starsene comodamente installato nel tempio, ama abitare nel tempo dei figli dell’uomo, e quindi viene, viene sempre in mezzo a noi. Ma viene, come? Come un pastore che porta gli agnellini sul petto. Come un papà o una mamma che nutre e coccola i suoi cuccioli. Come un re che difende lo straniero, l’orfano e la vedova. E viene anche come uno sposo che sposa una vergine.
Ma non sono queste, in particolare quest’ultima, solo delle dolci, dolciastre metafore? No, finché non verrà “Colui che deve venire”, nessun ebreo poteva mai sospettare quale segreto fosse nascosto dietro questa immagine del Dio-che-viene a celebrare le nozze con l’umanità. Il segreto ci è svelato in Cristo: “Ecco lo Sposo, andategli incontro!”. Questo è il vangelo, la bella notizia: arriva lo Sposo! Beata la sposa se si troverà pronta per le nozze, preparata ad ogni evenienza, anche al ritardo dello Sposo.
Per far capire quale deve essere l’atteggiamento della sposa nel tempo dell’attesa, Gesù racconta la parabola delle dieci damigelle, cinque sagge e cinque stolte. La differenza tra i due gruppi non è data dal fatto che le prime riescono a stare sveglie e le altre no. In effetti “si assopirono tutte e dormirono”. La differenza è che le prime hanno fatto scorta di olio, le altre no. La diversità è in quel piccolo vasetto d’olio che ognuna delle ragazze sagge ha portato con sé. Quel minuscolo vasetto sta a dire che la fede deve essere sapiente: niente di più prezioso di una lampada per la notte; ma nulla di più precario. Dunque bisogna fare provvista dell’elemento indispensabile – l’olio – cioè, decodificando il simbolo – dell’amore che accende e alimenta l’attesa. L’incontro con lo Sposo-che-viene va preparato prima: non è cosa che si possa rimediare in extremis. Se la fede è sapiente, allora sarà anche paziente, e neanche il sonno sarà una tragedia, purché non diventi il letargo delle stolte e degli stolti che si illudono sempre di potersela cavare all’ultimo momento.
Tutt’altro che romantica e patetica, questa parabola è dura. Dura la risposta delle ragazze, che sono armate di olio, alle loro compagne: Andate a comprarvelo. Durissime le parole da dietro la porta sbarrata: Non vi conosco. Eppure è una parabola davvero consolante: non vuole affatto spaventarci con lo spauracchio di una morte incombente. Vuole responsabilizzarci sul presente. Se siamo sempre pronti all’incontro con il Signore – lo Sposo-che-viene, allora ogni giorno si veste di luce, ogni ora si colora di attesa, ogni istante si colma di desiderio, di frizzante sorpresa, e si impregna di intenso stupore. E la vita si fa cammino in avanti, spesso faticoso, incerto e sofferto, eppure proteso all’incontro d’amore, alla grande festa dove lo Sposo ci attende con impaziente trepidazione. Anzi ci viene incontro.
Beate le damigelle prudenti e vigilanti, ma beati anche noi, invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello: lo Sposo viene! Arriva: andiamogli incontro!
Beati noi se vivremo giorno dopo giorno, in modo da potergli dire nella verità, quando verrà per l’ultimo incontro, beatificante e decisivo: “Ma perché, Signore, hai tardato così tanto?!”.
