Domenica 8 Novembre (DOMENICA – Verde)
XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sap 6,12-16 Sal 62 1Ts 4,13-18 Mt 25,1-13
di Paolo Matarrese 🏠home
Queste parole di Gesù, pronunciate al termine della parabola, ci consegnano la cornice nella quale si muove tutto il racconto di questa domenica. Ci troviamo, nel vangelo di Matteo, dentro un lungo discorso fatto da Gesù prima di vivere sua passione. Un discorso (chiamato escatologico) che riguarda l’incontro definitivo con il Signore, il fine-compimento della nostra vita. In questo discorso Gesù lega sempre quello che oggi che siamo chiamati a vivere, con l’orizzonte finale della nostra vita: sapere quale sarà la meta della nostra vita, come invito a vigilare per vivere con sapienza il nostro presente!
Nella parabola infatti si parla proprio della saggezza (sapienza) di cinque vergini, che si fanno trovare pronte all’incontro con lo sposo per accoglierlo ed essere da lui accolte. Provando ad approfondire la saggezza di queste vergini, potremmo individuarne alcune caratteristiche:
la prima caratteristica della saggezza di queste vergini, è proprio quella di accogliere il limite e l’incompletezza di non sapere “né il giorno né l’ora” in cui verrà lo sposo e quindi si attrezzano (prendono l’olio) per vivere questa attesa non calcolabile. Fin dall’inizio della parabola queste cinque vergini infatti accolgono il fatto che le cose potrebbero andare diversamente da come prevedono (o si augurano).
Possiamo quindi definire la prima caratteristica della loro saggezza, per quanto semplice e scontata, come adesione alla realtà, che si presenta a noi come qualcosa che può superare, spiazzare i nostri calcoli e le nostre previsioni. Cosa che non fanno invece le cinque vergini stolte le quali, forse per presunzione, pensano che lo sposo arriverà entro la durata dell’olio che hanno nelle loro lampade, sono sicure quindi di controllare, prevedere l’orario entro il quale arriverà lo sposo secondo i loro calcoli.
La seconda caratteristica della saggezza di queste cinque vergini è “riempire” il tempo dell’attesa, non da loro controllabile, con una scorta di olio perché le loro lampade non si spengano. Senza entrare in maniera specifica su cosa rappresenti quest’olio, quello che è interessante è che, questa scorta di olio, gli permetterà di farsi trovare pronte all’arrivo dello sposo! È vero che, di fronte il ritardo dello sposo, tutte si addormentano ma quello che conta, e che rappresenterà la differenza sostanziale tra le vergini sagge e quelle stole, è che all’arrivo dello sposo esse si faranno trovare, non solo sveglie ma soprattutto pronte.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”: è in questo momento, all’arrivo dello sposo, che si manifesta la caratteristica più importante della saggezza delle cinque vergini che è appunto l’essersi fatte trovare pronte ad accogliere e farsi accogliere dallo sposo!
Possiamo allora vedere, in questo “farsi trovare pronte” dalle vergini sagge, la capacità di abitare con speranza e soprattutto con fede la loro attesa. Il “non sapere né il giorno né l’ora” diventa occasione per rimanere in ascolto, in ogni avvenimento della vita, dell’arrivo dello Sposo. A noi che, guardando il futuro, spesso siamo segnati dalla paura e dalla necessità di “metterlo in sicurezza”, il Signore ci invita a vivere ogni avvenimento e incontro della nostra vita (imprevedibile, non calcolato e a volte “non desiderato”) come occasione di incontro con Lui e con la sua grazia, come occasione di crescita e maturazione del nostro amore, verso di Lui e verso gli altri. Sapere che il Regno dei cieli (così iniziava la parabola) non è solo una realtà che si trova davanti a noi ma che è già seminata e possiamo coglierla dentro gli avvenimenti della nostra storia. Non sapere né il giorno né l’ora quindi non è una condanna ad una perenne paura su quello che accadrà ma è un invito ad abitare il mistero della vita che ci è donato, in maniera ricettiva e con una cura fiduciosa; a saper vedere in tutto, anche dentro le notti più dolorose, la presenza del Risorto che viene, e potersi sentire accolti da lui! A saper vivere ogni incontro con gli altri come segno dello Sposo che viene, che allarga i nostri orizzonti e ci apre ad una vita molto più grande dei nostri pregiudizi e delle nostre paure sugli altri.
Questa modo di vegliare e farci trovare pronti non è quindi possibile “acquistarlo” dagli altri (seconda parte della parabola) perché è misura della nostra libera e personale responsabilità di vivere, dentro quella verità nella quale tutti oggi ci troviamo di “non sapere né il giorno né l’ora”, come occasione per incontrare il Signore o come condanna alla paura!
