Tonino Lasconi”La Passione di Gesù antivirus dello spirito”

Domenica delle Palme – Anno A – 2020

Privati della celebrazione, recuperiamo la meditazione.

La Domenica delle Palme è una celebrazione a due tempi: 1. il festoso andare incontro al Signore con i rami d’ulivo; 2. il pensoso ascolto della Passione del Signore (quest’anno secondo Matteo). Il Coronavirus ha cancellato il momento gioioso. Non dobbiamo permettergli di cancellare il secondo. La Passione di Gesù, infatti, è la sintesi del Vangelo, o meglio di tutta la Bibbia, perché in essa Dio dice «per mezzo del Figlio» tutto ciò che ha voluto dire parlando «molte volte e in diversi modi nei tempi antichi ai padri per mezzo dei profeti» (Cfr. Eb 1,1).
Non potendo ascoltarla nelle chiese, cerchiamo di ascoltarla in TV, o alla Radio (anche meglio!), oppure – forse la scelta migliore – se abbiamo una Bibbia in casa, o servendoci di internet, approfittiamo per leggerla e meditarla con attenzione e devozione. È il Signore che ci parla e ci dice ciò che per noi è importante “in questo oggi”, così imprevisto e imprevedibile.
Per questa “lettura-meditazione” san Paolo ci offre un criterio che ci permette di entrare nel cuore del racconto. Consiste in un binomio inscindibile: svuotamento – esaltazione, che l’apostolo esprime così: «Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma SVUOTÒ SE STESSO assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. PER QUESTO DIO LO ESALTÒ…».

La “svuotamento”

Questo “svuotamento” – la discesa dalla natura divina alla forma umana – si manifesta in tutte le righe del racconto: il tradimento di un amico, svelato durante la Cena che riassume tutta la sua vita, “spezzata” e “offerta” per tutti; le avventate promesse di Pietro e di tutti i discepoli («Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò»), la delusione per gli amici che non sanno rimanere svegli accanto a lui; il bacio ipocrita di Giuda; l’arresto “con spade e bastoni” come fosse “un ladro”; il vergognoso processo del Sinedrio; il rinnegamento di Pietro; la consegna a Pilato; la folla che gli preferisce Barabba; la crocifissione in mezzo a due ladroni; il grido “a gran voce”«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato»; e, al fondo della discesa, il grido “a gran voce” prima di spirare. Adesso in lui non c’è più niente della “divinità”. È l’uomo più solo, più dolorante, più impotente della terra.

L’esaltazione

Questo “svuotamento”, però, affrontato liberamente per riportare le creature al Padre, mentre sembra azzerarlo, in realtà lo fa grande. «Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre». L'”esaltazione” non avviene dopo, con la risurrezione che ascolteremo nella veglia pasquale, ma durante, perché ogni passo dello “svuotamento” è un gradino verso di essa.
Nella Cena emerge la grandezza del suo farsi dono anche a chi non lo capisce e lo tradisce; nell’abbandono dei suoi amici c’è la promessa che lui tornerà a convocarli di nuovo in Galilea; nel sinedrio smaschera una religione che finge goffamente e tragicamente di adorare Dio mentre ha a cuore soltanto gli interessi di coloro che la professano; davanti a Pilato mette a nudo la pericolosità del potere umano quando non è vissuto come servizio, ma come oppressione; nel voltafaccia della folla svela la stoltezza di confidare “nell’uomo”; spirando sulla croce testimonia la coerenza e il coraggio di sapere andare fino in fondo nella decisione di essere figlio di Dio. Così il punto più profondo dello svuotamento, diventa il culmine della esaltazione, riconosciuta (l’ironia di Dio!) proprio da quelli che erano considerati i “senza Dio”: «il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!”».

Figli di Dio nel Figlio

Se vogliamo essere figli di Dio, non soltanto perché creati da lui, ma per la libera scelta di amarlo e seguirlo come Padre, dobbiamo seguire il percorso del Figlio, “svuotando” la tentazione ingannevole di poter essere come Dio, e affidando la nostra “esaltazione”, la nostra grandezza nell’essere figli suoi nel Figlio.
Questo è il messaggio della “Passione del Signore”. Un po’ ci spaventa perché non ci sentiamo testa, cuore e spalle così forti per percorrere questa strada. Ma Gesù l’ha percorsa per renderla possibile per la testa, il cuore, le spalle di chiunque. Anche le nostre.


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