II di Pasqua
Una settimana, un giorno
“La sera di quel giorno, il primo della settimana”. Un evento tanto grande, la Pasqua di Gesù. Un avvenimento straordinario, inaspettato, che dilata il tempo: un giorno ha riempito un’intera settimana, il tempo è uscito dai suoi confini… A otto giorni dalla Pasqua di Risurrezione – al termine di ciò che la Chiesa chiama “Ottava di Pasqua” – anche oggi siamo sempre lì, in quella stessa sera, per incontrare il Risorto.
Paura e gioia
Il Signore viene fra i suoi, che sono chiusi: le porte del luogo dove si trovano sono sigillate e i discepoli hanno timore dei Giudei. Il Risorto – Vita nuova che ha sconfitto la morte per sempre – viene e sta in mezzo a loro, spaventati: porta vita, dentro alla chiusura della morte… eco di un sepolcro già spalancato… risurrezione che, per loro, forse, deve ancora avvenire… In mezzo ai discepoli smarriti e spaventati Gesù si fa presente, vivo; a loro si rivolge con parole di pace e riconciliazione, mostrando le sue piaghe d’amore: “E i discepoli gioirono al vedere il Signore“. Paura e gioia coesistono, ma questa ha l’ultima parola: anche per noi, discepoli del 2017, vale la domanda: Come non gioire se Gesù, il Risorto, sta in mezzo a noi?
Incontrare Lui, nelle sue ferite
Le piaghe del Risorto, però, vanno viste anche da Tommaso. Anche lui ha bisogno di incontrare Gesù. Tommaso, che la sera della risurrezione non è presente, senza questo incontro non può ancora credere. E il Risorto ancora si mostra – otto giorni dopo -, e ancora mostra le sue ferite impresse nella carne viva. Sono ferite che trasudano luce e in Tommaso fanno nascere (o risorgere?!) la fede.
Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto
Queste ultime parole di Gesù si aprono alla vita dei credenti di oggi: noi non abbiamo visto il Signore nella sua concretezza storica… Se è vero che i discepoli (e fra questi, per ultimo, Tommaso) credono al Signore perché lo incontrano e vedono-riconoscono le sue piaghe, così per noi. Il Risorto ci incontra con le ferite della croce, con il segno del suo amore smisurato per noi. E ci invita a riconoscere queste ferite nei sofferenti, in coloro che, per vari motivi, soffrono per il male gratuito, la persecuzione, l’incomprensione, l’abbandono, la solitudine… come ha sofferto Lui. Negli ultimi della storia, nei più piccoli di ogni tempo, il Signore è presente e le sue piaghe sanguinano. Anzi, possiamo azzardare: questi piccoli sono le sue piaghe che il Risorto ci chiede di amare e adorare.
In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me (Matteo 25,40)
E a noi – in questi fratelli, in queste sorelle – è chiesto di riconoscere Gesù presente e vivo: per farci vicini, solidali, prodighi di cura. In loro, noi siamo chiamati a vedere la speranza di una vita nuova, sempre. Attraverso loro, Gesù può far risorgere la nostra incredula fede per farci camminare in una vita nuova.
Fonte:http://www.twittomelia.it/
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