padre Gian Franco Scarpitta”Resurrezione e fede per la vita”

Resurrezione e fede per la vita
padre Gian Franco Scarpitta

II Domenica di Pasqua (Anno A) (19/04/2020)

Vangelo: Gv 20,19-31 Clicca per vedere le Letture (Vangelo: )


“Non si può seppellire la verità in una tomba. E’ questo il senso della Pasqua”(W. Hass). Se Gesù non avesse affrontato la morte di petto e non fosse fuoriuscito dal sepolcro, Dio, che è la verità assoluta, non avrebbe potuto raggiungerci e non avrebbe potuto dire nulla all’uomo e ancor meno avrebbe potuto colmare le sue lacune e rendere speranzose le sue attese. Il fatto invece che Cristo è risuscitato è importantissimo, perché solo Gesù poteva rivelarci il vero Dio e solamente in forza della sua resurrezione potevano esservi testimoni il cui annuncio avrebbe avuto riverbero fino a noi. Infatti è a partire dalla resurrezione di Cristo che si è svolta la predicazione apostolica che ci ha condotti a conoscere in lui la verità per intero, quella stessa verità che cerchiamo in tutti gli ambiti e in tutte le situazioni. Come dirà poi Paolo “Se Cristo non è risuscitato dai morti, vana è la nostra predicazione e vana è la vostra fede. Noi poi risultiamo falsi testimoni di Dio.”(1Cor 15, 14 – 15).

Se Cristo non fosse risorto non avrebbe avuto senso la morte di tantissimi uomini che lo hanno professato subendo torture e persecuzioni, nessun significato avrebbero le virtù e i carismi di tanti uomini illustri della nostra spiritualità, non avrebbe avuto senso l’eroismo di tanti martiri e di tanti operatori dediti alla carità anche ai nostri giorni e anche le nostre iniziative, le nostre attività e perfino il presente scritto non avrebbe senso di esistere. A che scopo prodigarsi con zelo per un misticismo o per un fatto fantasioso? Se si nega la resurrezione di Cristo si lascia crollare tutto l’edificio della fede cristiana, perché si metterebbe in discussione che Cristo sia Dio (cosa rilevabile) e che questo Dio ci abbia redenti con la morte. Nulla si saprebbe di Gesù e nulla si saprebbe di Dio e nulla della Chiesa.

Già questa analisi ci dimostra invece che Cristo è risorto e che la perseveranza dei martiri e del confessori della fede ce ne ha reso possibile la conoscenza. Che Cristo è risuscitato del resto lo si evince anche dalla conversione radicale di non pochi uomini, fra cui lo stesso Paolo, che da persecutori della Chiesa sono diventati zelantissimi araldi del Vangelo. Come pure dalla sensibilità spassionata di uomini che hanno abbandonato sicurezze economiche e perfino le loro garanzie primarie di sostentamento (vedi S. Francesco), per una causa di testimonianza e di radicalità dettata da ben altri obiettivi. Solo Cristo risorto poteva essere elemento causativo di tanti missionari che partono consapevolmente alla volta di luoghi refrattari e ostili dai quali non fanno più ritorno perché vittime di intolleranze religiose.

L’apostolo Luca, autore oltre che del Vangelo anche del Libro degli Atti di cui alla Prima Lettura odierna, ci racconta dell’andamento della comunità cristiana nei primi anni dopo la resurrezione e ascensione come di qualcosa di entusiastico e di consolante: i cristiani frequentavano il tempio e seguivano la legge di Mosè (com’era prassi all’inizio), ma si riunivano per lo “spezzare il pane” secondo il mandato di Gesù Cristo e per pregare e condividere insieme. Si racconterà altrove che fossero “un cuor solo e un’anima sola” e nessuno considerava proprietà personale ciò di cui disponeva, ma lo condivideva immediatamente con gli altri. Da cosa poteva mai derivare questa fisionomia di Chiesa così esaltante se non dall’evento Cristo che da morto era tornato in vita? La resurrezione continuava ad operare prodigi in seno alla comunità perché trasformava radicalmente l’intimo delle persone e dava rinnovate motivazioni di condotta e di pertinacia nel bene. Effetto del Cristo risorto è infatti quello della gioia condivisa che costituisce l’unico sprone e l’unica legge o criterio fondante e per questo essa è costitutivo della novità di vita. Cristo è risorto perché concepissimo che più che le teorie o i discorsi di sapienza fosse il suo stesso passaggio dalla morte alla vita a identificarsi come nostra possibilità di vita. In parole povere perché nei suoi insegnamenti e nel suo esempio comprendessimo risolutamente che davvero “il vivere è Cristo”(Fil 1, 21) e osservando la sua Parola trovassimo la vera vita, senza cadere nella trappola delle illusioni e del vuoto ideologico. E questo nonostante la nostra ostinazione a vivere da morti la vita come se Cristo fosse condannato a restare nel sepolcro.

la resurrezione può tuttavia incontrare ostacoli e reticenze, superabili però grazie alla stessa misericordia del Signore risorto che non si arrende alle nostre chiusure e alle ostinazioni in senso contrario. Così l’episodio relativo al famosissimo apostolo miscredente che esige di “toccare con mano” per poter credere viene superato dall’indiscutibile pazienza misericordiosa dello stesso Signore che, seppure potrebbe esigere da Tommaso un atto spontaneo di fede, lo invita ad allungare il dito sul suo costato e sui segni dei chiodi. “Non essere più incredulo, ma credente”. Soddisfa le sue pretese personali anziché pretendere lui di essere creduto secondo il “segno di Giona”(Mt 12, 40) che a suo dire avrebbe dovuto essere l’unico e inequivocabile dato probante. In altre parole avrebbe potuto Gesù essere esigente e chiedere espressamente a Tommaso di credere nella morte e nella resurrezione, come farà ai discepoli di Emmaus ai quali spiegherà tutto il senso delle Scritture che si riferiscono a lui. Tuttavia aggiunge: “Beati quelli che pur avendo visto, crederanno”. La resurrezione rimane infatti un elemento di fede, che pur avendo motivi di giustificazione razionale proprio perché incide nella vita dell’uomo e crea armonia e soddisfazione dev’essere corrisposta con la fede, cioè con l’accettazione fiduciosa dell’inesperibile e dell’arcano che resta pur sempre tale anche quando ci viene comunicato. Diceva Pascal che “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce” e la rivelazione incide nella vita dell’uomo e la trasforma nella misura in cui il cuore si lascia da essa sedurre e trasformare. Anzi, proprio il cuore sta alla base della nostra ragione.

A condizione che vi si corrisponda con la fede umile e disinvolta, la resurrezione è l’unica forma di rivelazione capace di incidere in noi in modo da identificarsi come l’intera verità che esce dalla tomba per diventare nostra vita. Dischiudendoci alla vita senza fine oltre il corpo mortale.

Fonte:https://www.qumran2.net/


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