P. Gaetano Piccolo S.I. Commento III Domenica di Pasqua – Anno A

III Domenica di Pasqua – Anno A

At 2, 14. 22-33; Sal 15; 1 Pt 1, 17-21; Lc 24, 13-35.

Ci hai creati per te e il nostro cuore è inquieto, finché in te non riposa”.

Sant’Agostino

La delusione

Quando siamo delusi, la prima cosa che ci viene in mente è quella di scappare. La delusione (da de-ludere) ha a che fare con il gioco della vita e a nessuno piace perdere. Quando il gioco della relazione si spezza, quando ci ritroviamo perdenti, quando non abbiamo più la speranza di vincere, preferiamo fuggire, andarcene, scomparire. La delusione spesso è accompagnata dalla rabbia. E la rabbia acceca. Per questo, mentre scappiamo via per la delusione, spesso non sappiamo neppure dove stiamo andando esattamente. Per ora l’importante è andare via, anche se non sappiamo ancora in quale direzione.

Tornare indietro

Anche nel Vangelo di questa domenica succede così. Due discepoli, ormai delusi e stanchi, decidono di tornare indietro. Si allontanano dai luoghi in cui hanno vissuto una storia d’amore, come se cercassero di cancellare tutto quello che è successo. Quando siamo delusi e arrabbiati ci arrovelliamo nei nostri pensieri, cercando un colpevole, un senso, un perché. I due discepoli dibattono tra loro, come in una lotta in cui non c’è nessun vincitore. Portano opinioni contrastanti, come indica bene il verbo greco antiballo che vuol dire “gettarsi qualcosa contro reciprocamente”, senza riuscire a trovare una via d’uscita, proprio come due amanti che litigano per sfogarsi più che per trovare una soluzione. Delusi e arrabbiati, incapaci di trovare una via d’uscita, non possiamo che diventare tristi. E la tristezza, dice Luca, ci rende ciechi: diventiamo incapaci di vedere quello che sta avvenendo nel presente, perché il cuore è rimasto fissato sul passato. I due discepoli di questo testo ci somigliano. Anche noi cerchiamo di fuggire quando le relazioni diventano faticose. Vogliamo evitare la sofferenza. Allora scappiamo, come questi due discepoli, senza sapere verso dove stiamo andando. L’importante, per ora, è allontanarsi.

Attaccati al passato

È probabile infatti che Emmaus sia il villaggio da cui Gesù li aveva chiamati. Tornare a Emmaus sarebbe perciò tornare al proprio passato, facendo finta che non sia successo nulla. Ma alcuni commentatori fanno notare che al tempo in cui Luca scrive non c’era più un villaggio di nome Emmaus (una nota della traduzione CEI della Bibbia lo definisce “luogo di difficile identificazione”), come a dire che questi due discepoli fuggono verso l’ignoto, verso un luogo che forse neppure esiste. È anche vero però che nell’Antico Testamento, in 1 Mac 4,8, si parla di un villaggio chiamato Emmaus. È il luogo in cui Dio si era manifestato come riscattatore d’Israele nella lotta di Giuda Maccabeo contro i pagani. Forse perciò Luca sta alludendo al fatto che i due discepoli sono in cerca di un’immagine di Dio diversa dal Cristo sofferente, essi cercano un Dio trionfante, glorioso, il Dio dei successi e delle vittorie, e perciò forse tornano a Emmaus, come a dire che vogliono recuperare quell’immagine potente di Dio che ora sembra essere andata perduta. Anche noi forse, sia nella relazione con Dio, sia nelle relazioni affettive, vorremmo selezionare solo i momenti di gloria e di entusiasmo, cancellando i momenti faticosi che segnano ogni tipo di relazione. Gesù infatti invita i due discepoli a ricordare che «il Cristo doveva soffrire», li rimanda cioè a quella sofferenza che loro non vogliono vedere.

L’album di famiglia

Per aiutarli a vincere la loro delusione, Gesù li invita a rileggere quella storia d’amore. Gesù apre davanti a loro l’album di famiglia: ripercorre la Sacra Scrittura, mostrando tutti i segni della presenza di Dio nella loro vita. Gesù li aiuta a vedere – apre cioè i loro occhi – come Dio li abbia accompagnati. Infatti, nel momento in cui ri-vedono questa storia, invitano Gesù a rimanere ancora con loro: rimani con noi perché si fa sera, si fa sera nella nostra vita. Viene meno la speranza, abbiamo paura della notte. Dio è infatti colui che continua ad accompagnarci anche quando si fa sera nella nostra vita. Quando rivediamo i segni dell’amore che hanno attraversato la nostra storia, il cuore si scongela. Se la delusione aveva suscitato nei discepoli sentimenti di fuga, l’amore fa nascere il desiderio di tornare. I due di Emmaus tornano a Gerusalemme, convertono il loro cammino, cambiano la direzione del cuore. Gerusalemme è infatti il luogo della comunità da cui si sono allontanati, è il luogo delle relazioni da cui sono stati delusi.

Abbonamenti

Luca ci dice il nome di uno solo dei due discepoli, Cleopa. Secondo alcuni questo silenzio retorico indicherebbe che l’altro discepolo era lo stesso Luca, il quale per pudore non avrebbe inserito il suo nome. È più probabile però che l’altro nome manchi per permettere a ciascun lettore di identificarsi con uno dei due discepoli: l’altro discepolo sono io. Luca infatti ha descritto la dinamica della nostra vita spirituale: abbiamo seguito il Signore, poi siamo rimasti delusi e arrabbiati, ci siamo allontananti, ma il Signore ci ha inseguito ed è venuto a riprenderci. Possiamo chiederci cosa sarà avvenuto dopo il ritorno dei due discepoli a Gerusalemme, nel luogo della comunità. Forse non saranno rimasti sempre lì, forse sarà intervenuta di nuovo la delusione, forse avranno lasciato ancora una volta Gerusalemme alla volta di un luogo senza nome. E Gesù sarà tornato a riprenderli. Questa è infatti la nostra vita spirituale: abbiamo un abbonamento sulla tratta Gerusalemme-Emmaus-Gerusalemme! Questa è la nostra vita che si dispiega tra l’amore e la fuga. Ma questa è anche la storia che racconta tutte le volte che Dio, spesso senza essere riconosciuto, ha camminato al nostro fianco ed è rimasto con noi.

Leggersi dentro

– Come vivi i momenti in cui ti senti deluso?

– In che modo il Signore sta aprendo i tuoi occhi?

P. Gaetano Piccolo S.I.

Compagnia di Gesù (Societas Iesu)

Fonte:http://www.clerus.va/


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