P. Gaetano Piccolo S.J. “Chiusi dentro”

Solennità di Pentecoste – Anno A

At 2, 1-11; Sal 103; 1 Cor 12, 3b-7. 12-13; Gv 20, 19-23.

Quando in un servo di Dio s’insinua la superbia, subito le si accompagna anche l’invidia. Non c’è superbo che non sia anche invidioso. L’invidia è figlia della superbia, e questa è una madre che non resta mai sterile: dove si trova, subito genera”.

Sant’Agostino, Discorso 354, V,5

Chiusi dentro

In questo periodo, a causa dell’epidemia, siamo stati costretti a rimanere chiusi dentro. Sappiamo bene che quando non abbiamo la possibilità di uscire, quando non siamo distratti dai rumori e dagli impegni, riusciamo ad ascoltare di più, anche senza volerlo, il nostro mondo interiore. E non sempre è un’esperienza piacevole, anzi, in situazioni patologiche, questa condizione può diventare insopportabile.

Quando rimaniamo chiusi dentro – non solo chiusi in casa, ma anche dentro noi stessi – emergono tutte le nostre paure, le ansie e le preoccupazioni. E possiamo anche rimanere intrappolati nei labirinti della nostra interiorità. Anche quando ci isoliamo, quando evitiamo di incontrare gli altri, quando sentiamo il prossimo come una minaccia alla nostra sopravvivenza, la comunicazione si blocca. Non riusciamo a esprimere quello che proviamo veramente e non ci sentiamo capiti.

Ma si può rimanere chiusi anche nei propri pregiudizi, nei propri progetti di vendetta, nelle proprie convinzioni malate. Anche in questo caso non riusciamo più a comunicare con sincerità e chiarezza. Ogni discorso è prestabilito e non diventa mai autenticamente dialogo.

Guarire la comunicazione

Su tutte queste situazioni, che abitano così frequentemente il nostro animo, la Parola di Dio ci indica un cammino di liberazione. La Pentecoste è la guarigione di ogni comunicazione distorta, per questo è un invito a uscire allo scoperto, diventando capaci di una parola vera.

Le coppie di sposi sanno bene che a volte si può condividere la medesima abitazione, ma non essere nello stesso luogo. Si vive fisicamente insieme, ma nell’indifferenza. La famiglia è frammentata e la comunicazione si blocca.

Il secondo capitolo degli Atti degli Apostoli precisa, invece, che i discepoli “si ritrovarono tutti insieme nello stesso luogo” (At 2,1). E quel luogo è l’amore. Così in una famiglia, in una comunità, nelle relazioni tra amici, nella Chiesa stessa, non è possibile capirsi se non si torna ad abitare lo stesso luogo.

I discepoli ricostruiscono l’unità che era andata in frantumi a causa della mancanza di speranza, a causa del tradimento e della fuga. Quando in una relazione non ci si comprende più, occorre chiedersi se stiamo abitando lo stesso luogo, cioè se abbiamo a cuore le stesse cose, se stiamo cercando reciprocamente il bene dell’altro. Proprio per questo motivo la comunicazione non dipende solo da uno dei due, ma è sempre il frutto di una collaborazione. Quando manca questa collaborazione, il risultato è Babele.

Babele e Gerusalemme

Babele è infatti il luogo della superbia, della presunzione di avere ragione e di non aver bisogno di nessuno, neanche di Dio. A Babele gli uomini vogliono costruirsi una strada verso Dio, cioè vogliono decidere autonomamente come si possa arrivare a Dio, senza lasciarsi cercare e trovare da Lui. Dio diventa un oggetto manipolabile da cercare.

Ma creiamo una Babele anche quando l’altro diventa un oggetto da distruggere nelle nostre mani. Non siamo più disposti ad ascoltare. Non riusciamo più a esprimere pensieri sinceri. Tutta la comunicazione è falsata, perché è ambigua e disonesta.

La Pentecoste è la guarigione di ogni Babele. Per questo Gerusalemme viene presentata dagli Atti degli Apostoli come il luogo della comprensione e dell’accoglienza: persone che appartengono a popoli diversi, cioè a modi di pensare e a culture diverse, si sentono accolti e capiti.

Gerusalemme è l’immagine di ogni comunicazione che torna a funzionare. E affinché una comunicazione funzioni è necessario che sia rinnovata l’alleanza: tra gli sposi, tra amici, tra un padre e un figlio…

Ricostruire l’alleanza

Non a caso la Pentecoste rimanda innanzitutto all’alleanza tra Dio e Israele: il vento che si abbatte impetuoso nel Cenacolo rimanda al tuono udito sul Sinai quando Dio consegnò la legge a Mosè: come la comunicazione con Dio si fonda su quell’alleanza, così ogni comunicazione umana è possibile solo se viene rinnovata l’alleanza tra gli uomini.

In questo cammino di ricostruzione dell’Alleanza con Dio e tra noi siamo ispirati e sostenuti dall’azione dello Spirito che è non solo fuoco che pervade, ma è anche Colui che insegna e ricorda. Lo Spirito è l’amore tra il Padre e il Figlio, cioè quello stesso luogo nel quale tutti siamo sempre invitati a tornare, il luogo da abitare per poterci capire ancora una volta. Fuori dallo Spirito c’è solo divisione e discordia.

Leggersi dentro

– Cosa vuol dire per te lasciarti toccare dal vento della Pentecoste?

– I tuoi comportamenti sono costruttivi o crei divisione? Sei mosso dal desiderio di accogliere o da uno spirito di invidia e di vendetta?

P. Gaetano Piccolo S.I.

Compagnia di Gesù (Societas Iesu)