#PANEQUOTIDIANO, «GUAI A TE, CORAZIN! GUAI A TE, BETSAIDA»

La Liturgia di Martedi 14 Luglio 2020 VANGELO (Mt 11,20-24)Commento: Rev. D. Pedro-José YNARAJA i Díaz (El Montanyà, Barcelona, Spagna)
+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:
«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

Parola del Signore

«Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida»

Rev. D. Pedro-José YNARAJA i Díaz
(El Montanyà, Barcelona, Spagna)

Oggi, il Vangelo ci parla del giudizio storico di Dio su Corazìn, Cafarnaum ed altre città: «Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo (…) si sarebbero convertite» (Mt 11,21). Ho meditato questo passaggio tra le loro nere rovine, che è tutto ciò che resta di esse. La mia riflessione non mi ha portato ad allegrarmi della distruzione che soffrirono. Pensavo: nelle nostre popolazioni, nei nostri quartieri, nelle nostre case, anche da queste parti è passato il Signore e… quale caso Gli si fece? Che caso Gli ho fatto io?



Con una pietra in mano, mi son detto tra di me: qualcosa come questo resterà della mia esistenza storica, se non vivo responsabilmente la visita del Signore. Ho ricordato il poeta: «Anima, affacciati adesso alla finestra: vedrai con quanto amore insiste nel chiamare» e, con vergogna, riconosco che anch’io ho detto: «Domani Gli apriremo… per rispondergli domani la stessa cosa» (Lope de Vega).

Quando attraverso le strade inumane delle nostre “città dormitorio”, penso: che cosa si può fare tra questi abitanti con i quali mi sento incapace di stabilire un dialogo, con chi non posso condividere le mie illusioni, a chi mi riesce impossibile trasmettere l’amore di Dio? Ricordo, allora il motto che scelse San Francesco di Sales all’essere eletto vescovo di Ginevra –massimo esponente della Riforma protestante- in quei tempi; «Dove Dio ci ha piantato, è necessario saper fiorire». E se, con una pietra in mano, meditavo il severo giudizio di Dio che può ricadere su di me, in altri momenti –con un fiorellino silvestre, nato tra le erbacce e lo sterco d’alta montagna- penso che non devo perdere la Speranza. Devo corrispondere alla bontà che Dio ha dimostrato verso di me, e, così la mia piccola generosità, depositata nel cuore di chi saluto, lo sguardo interessato ed attento verso chi mi chiede un’informazione, il mio sorriso rivolto verso chi mi cede il passo, fiorirà in un futuro. Ed il nostro ambiente non perderà la Fede.

Paolo Curtaz

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Il rischio di tutti i credenti di ieri e di oggi è di sentirsi blindati nella propria fede, assolutamente certi delle proprie convinzioni, inamovibili, pronti col biglietto della salvezza in tasca, senza avere bisogno di nient’altro. È successo ai contemporanei di Gesù, brava gente, i più, convinti di essere fedeli e devoti del Dio di Israele perché rispettosi delle norme e delle disposizioni della Legge. Così facendo, però, avendo perso lo smalto e lo stupore, resisi impermeabili alla novità, non hanno saputo vedere l’inaudita presenza di Dio, non più nascosto dietro il simbolo e celebrato nella liturgia del Tempio, ma vivo e operante in mezzo a loro.