p. Alberto MAGGI OSM”LASCIATE CHE L’UNA E L’ALTRO CRESCANO INSIEME FINO ALLA MIETITURA “

XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO – 19 LUGLIO 2020
LASCIATE CHE L’UNA E L’ALTRO CRESCANO INSIEME FINO ALLA MIETITURA – Commento al vangelo
di p. Alberto Maggi OSM
Mt 13,24-43


In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un
uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo
nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece
frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore,
non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro:
“Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a
raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate
anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della
mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano
invece riponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un
uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è
più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono
a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò
in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole,
perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste
fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la
parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio
dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del
Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori
sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine
del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli
scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà
pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha
orecchi, ascolti!».
Nel vangelo di Matteo non sono presenti soltanto le tentazioni che Gesù ha subito, ma
vengono esposte anche le possibili tentazioni della comunità dei credenti in ogni tempo. Nel capitolo
13, troviamo tre parabole, con la risposta a tre possibili tentazioni: sono le parabole del Regno. è
Gesù che parla ai suoi discepoli, espone queste parabole del Regno dei cieli, ricordo che questa
espressione è tipica di Matteo, ma indica il Regno di Dio, cioè la società alternativa dove, anziché
accumulare per sé, si condivida generosamente con gli altri, dove anziché comandare, si serva, e
dove anziché salire, si scende. Questo è il Regno dei cieli.
La prima tentazione alla quale è sottoposta la comunità di ogni tempo, è la tentazione di
essere una comunità di eletti, una comunità di gente superiore, e che quindi cerca di eliminare gli
altri. A questa tentazione Gesù risponde con la parabola, quella del seminatore e della zizzania. Dice
Gesù che “mentre tutti dormivano, venne il suo nemico,” il nemico del Signore, “seminò della
zizzania”, la zizzania è un seme che è tossico, è un narcotico, “in mezzo al grano”. Ma più dannosa
del seme nocivo della zizzania, sono i servi, gli zelanti servi. Infatti “Allora i servi andarono dal
padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove
viene la zizzania?”, e si propongono “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. E nella parabola il padrone
del campo lo impedisce, dice: “No perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa
sradichiate anche il grano”. La loro azione, quella dei servi zelanti, è più pericolosa della zizzania.
Quindi Gesù dice no ad una comunità di soli eletti, questa è la tentazione che subiscono spesso i
gruppi ecclesiali, nei quali ognuno si sente di avere l’unica risposta al modo di vivere del messaggio
di Gesù, e per questo snobbano o condizionano la vita degli altri. Gesù non è d’accordo su questo,
quindi no alla tentazione di essere una comunità di eletti.
La seconda tentazione che la comunità subisce, lo vediamo lungo tutto il vangelo, è quella
della manìa di grandezza, allora Gesù continua, dice: “espose loro un’altra parabola dicendo: “Espose
loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a”. Per comprendere questa parabola
bisogna rifarsi al profeta Ezechiele. Nel profeta Ezechiele il regno futuro era immaginato, è il capitolo
17 di Ezechiele, come un cedro, il cedro lo sappiamo, il cedro è chiamato il re degli alberi, che è posto
su un alto monte. Quindi qualcosa di straordinario, qualcosa che attira subito la vista, l’ammirazione
per il suo splendore. Gesù dice nulla di tutto questo: “è simile a un granello di senape che l’uomo
prese e seminò”, è strano che Gesù parli di seminare, perché la senape non si semina, “nel suo
campo”. Commenta Gesù: “Esso è il più piccolo di tutti i semi”, la senape è una pianta infestante; i
suoi semi, che sono microscopici, piccolissimi, con il vento arrivano ovunque, per questo non viene
seminata, ma viene temuta dai contadini palestinesi. Quindi è piccolo, ma arriva ovunque: questo è
il messaggio di Gesù: “Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle
altre”, e qui ecco la sorpresa di Gesù, “piante dell’orto”, cosa vuol dire Gesù? Che il Regno dei cieli,
cioè il Regno di Dio, anche nel suo momento di massimo splendore, non attirerà l’attenzione; la
pianta della senape è un arbusto che, in zone favorevoli, tipo il lago di Galilea, raggiunge due o tre
metri, ma è una pianta comune che non attira nessuna attenzione. Ebbene per Gesù, il Regno di Dio,
nel momento del suo massimo sviluppo, non attirerà l’attenzione per la sua grandezza, per la sua
meraviglia, ma come una pianta infestante, arriverà ovunque.
La terza e ultima tentazione è quella dello scoraggiamento. La comunità cristiana è piccola, il
lavoro da fare è tanto, e c’è il rischio di scoraggiarsi. Allora Gesù, per questa tentazione, dice un’altra
parabola: “«Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina”,
tre misure di farina sono quaranta chili, è un po’ tanto per una casa domestica. Perché questo
riferimento ai quaranta chili? Perché nell’Antico Testamento, questa quantità di misura appare in
relazione agli episodi di Abramo e di Sara, di Gedeone e di Anna, la madre del profeta Samuele,
sempre in occasione dell’esaudimento delle promesse di Dio al popolo, anche in circostanze che
sembravano impossibili. Allora dice: questo lievito lo “mescolò in tre misure di farina, finché non fu
tutta lievitata»”; la comunità cristiana non deve spaventarsi di fronte all’enormità del lavoro, ma
deve mescolarsi con la realtà esistente per poi trasformarla, e Gesù lo garantisce. Ebbene delle tre
parabole, l’unica che i discepoli chiedono in maniera perentoria, addirittura imperativa di spiegare,
è quella che, non è che non l’hanno capita, forse è l’unica che hanno capito, ma sulla quale non sono
d’accordo. Infatti “in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci”, e il verbo è
all’imperativo, con autorità, “la parabola della zizzania nel campo»”. Quindi questa parabola in cui
Gesù smentisce la tentazione di essere una comunità di eletti, una comunità di superiori riguardo
agli altri, questa non viene accettata dalla comunità dei discepoli. Ebbene Gesù spiega, in questo
resto della parabola, che sono gli individui che si giudicano da soli, scegliendo cosa essere: o essere
grano, pane che alimenta, benedizione per gli altri, o essere zizzania, un tossico che avvelena e che
dà la morte. Quindi tre tentazioni alle quali le comunità di tutti i tempi possono essere sottoposte,
ma con la certezza, con la garanzia, che il messaggio di Gesù si realizzerà nonostante tutto,
nonostante la pochezza dei termini.

Fonte:https://www.studibiblici.it/