Paolo De Martino Commento al vangelo di Domenica 26 Luglio 2020

Commento al Vangelo della XVII Domenica del Tempo Ordinario Anno A (26 luglio 2020)

Per la terza domenica consecutiva la liturgia ci consegna una pagina di parabole.

Matteo dice che la vita è una caccia al tesoro.
Questo tesoro, altro non è che il Vangelo stesso, ovvero la bella notizia che Dio è Padre, Amore assoluto, misericordia senza limiti; che io sono figlio amato e che l’altro è un fratello da amare come il Padre ama me.

Toh… chi l’avrebbe detto: la vita cristiana è una bella avventura e non solo un formale rispetto di codici e leggi per stare in pace con la coscienza e guadagnarsi la vita eterna.
La stragrande maggioranza dei cristiani pensa alla fede come un ricettario di comportamenti da rispettare per poter mettere tanti bei timbri sulla propria tessera e guadagnarsi un bel posticino in paradiso… Gesù, per fortuna, dice che la vita cristiana è qualcosa di ben diverso!
Non si tratta solo di cose da fare o da non fare, regole da rispettare o cavilli da non trasgredire. Se il cristianesimo fosse solo questo sarebbe una tristezza devastante!
La fede, quella nel Dio di Gesù Cristo, è l’esperienza di un incontro che può cambiare la vita, che può mutare l’ordine delle priorità, che può donare un coraggio inaspettato per vivere i momenti più duri della vita. Dobbiamo solo avere il coraggio di scavare un po’ e di smuovere le muffe delle nostre abitudini.

Matteo dice che incontrare Cristo è l’evento più spettacolare che possa capitare nella vita di un uomo.
Lui ne sa qualcosa: aveva soldi, successo, fama e ha lasciato tutto per andare incontro al Nazareno e ora, mentre scrive il suo vangelo, dopo trent’anni da quel giorno, dice che ne è valsa la pena.
La tua vita è una caccia al tesoro, amico lettore: l’hai già trovato?
Noi non avanziamo nella vita a colpi di volontà, ma solo per scoperta di tesori (là dov’è il tuo tesoro, lì è anche il tuo cuore); per passione di bellezza (mercanti che cercano le perle più belle); per riserve di gioia che Qualcuno, uomo o Dio, amore o tesoro, seme o spiga, colma di nuovo.
Siamo dei cercatori, dei viandanti, nasciamo solo per scoprire di essere dei cercatori, dei bisognosi, dei mendicanti. La vita è mistero, ci appare inesplicabile, il senso del nostro esistere, velato, ambiguo.
Molti, intorno a noi, dicono che non c’è nessun tesoro da trovare, o, peggio, dicono che loro sanno dove si trova il tesoro e ti vendono la mappa.
La verità è un’altra: il tesoro è nascosto ma accessibile.
Alla luce di Dio capiamo, anche se sempre e solo parzialmente, il mistero dell’esistenza.

Trovare il senso, trovare Dio, avviene sostanzialmente in due modi.
O ti capita, come per il contadino che sta arando e inciampa nel tesoro fortuitamente.
O perché lo cerchi con ostinazione, come il mercante di perle che passa la vita a cercare la perla più bella.
Ma, nell’un caso come nell’altro, la parabola dice che per possedere il tesoro, per non lasciarselo scappare, occorre pagare, anche a costo di vendere tutto.
Matteo ricorda che non basta essersi imbattuti (prima parabola), o aver scoperto dopo lunghe ricerche (seconda parabola) il segreto della vita, occorre anche vivere tutto questo nella propria carne, decidersi per esso. E decidere, letteralmente significa troncare.
L’amore chiede tutto!
Camminare con un piede in due scarpe, risulta perlomeno un po’ scomodo…
Ogni decisione ti obbliga a lasciare qualcos’altro.
Scoperta la logica dell’amore, abbandoni la mentalità giocata sul potere, sul successo.
Oggi si fa sempre più fatica a decidersi.
S’intuisce anche la strada per la vita, ma non si ha il coraggio di troncare con altri sentieri.
Si vuole stringere tutto, senza mai giungere ad abbracciare nulla.

La terza parabola ci fa compiere un passo ulteriore.
Dinanzi a questo essere di misericordia, come mi comporto?
Tu che hai fatto esperienza di questo, come ti giochi l’amore che ti è stato offerto?
Non basta godere dell’amore di Dio. La salvezza è insieme grazia e responsabilità.
Una vita fallita, a cosa può servire?
Come la zizzania (Domenica scorsa) verrà presa e bruciata; semplicemente distrutta.
La separazione non avviene tra due parti di umanità, i buoni e i cattivi, ma tra la parte di me che si è formata amando, e quella che si è distrutta attraverso il male compiuto.
Quando il mondo, la storia giungerà a compimento, allora Dio mi giudicherà, ovvero distinguerà in me ciò che si è costruito nell’amore e ciò che ha fallito nel male e l’amore di Dio che è fuoco divorante, distruggerà questo male, ovvero quella parte di me che ha fallito e rimarrà solo ciò che è bene.
Dio ama tutti, perdona tutti e tutto, ma proprio per quest’amore che mi ha raggiunto, mi chiede di vivere, di spendermi secondo lo stesso amore riversandolo sui fratelli.
Si risponde all’Amore divenendo responsabili.
Ne vale la pena, dice Matteo.

In fondo, siamo tutti cercatori di perle.
Allora cerchiamo la perla bella, quella di grande valore, in grado di darci la felicità, e il nostro cuore non trova pace sino a quando non troverà proprio quella.
Nel corso della vita capita d’imbatterci in miriadi di altre perle, a volte di bassa bigiotteria, ma nessuna è come quella di cui eravamo in ricerca.
Curioso… è come se ci portassimo dentro, l’immagine di “quella” perla. Come se l’avessimo già contemplata da qualche parte, come se sapessimo che solo quella è la mia perla bella, come se qualcuno ce l’avesse già mostrata o perlomeno ce ne avesse già parlato. E quando vediamo, tocchiamo, di tante altre simili, ma non uguali, alla fine diciamo: “non è quella per cui io son fatto, non è quella che desideravo. Ho bisogno d’altro. Son fatto per altro”.

La bella notizia di questa Domenica? La vita è una ricerca e Dio solo conosce ciò che può riempire i nostri cuori.

Fonte:https://paolodemartino.wordpress.com/