Tonino Lasconi”Un miracolo alla nostra portata”

XVIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A – 2020

Non lasciamo i cinque pani e i due pesci chiusi nella nostra bisaccia.

Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci è sicuramente uno dei più conosciuti, anche perché stimola la fantasia: la grande folla di uomini donne e bambini, che dopo avere ascoltato gli insegnamenti di Gesù senza rendersi conto del tempo che passava, viene invitata a sedere ordinatamente sull’erba «a gruppi di cento e di cinquanta» (Mc 6,34-44); il Maestro che confabula con un gruppo di discepoli e un ragazzino (Gv 6,9); poi pani e pesci che vengono distribuiti in abbondanza; entusiasmo della gente che crede di avere trovato il re giusto che dà da mangiare gratis (Gv 6,15)… Il racconto, con contributi originali dei quattro evangelisti, è talmente bello da essere sicuramente un “miracolo” nel senso etimologico della parola: “guardare con meraviglia”. Ma lo è anche nel senso dell’intervento divino? Gli interrogativi sono molti: è un fatto o una parabola? Da dove e come sono arrivate quelle pagnotte e questi pesci? E da dove sono sbucate le dodici ceste per gli avanzi?

Purtroppo, come sempre, gli evangelisti non soddisfano la nostra curiosità, perciò le interpretazioni si rincorrono e si contrastano: chi rimane ammirato e chi invece nega tutto. L’interpretazione più facile, oggi molto in voga anche tra alcuni biblisti molto ascoltati perché, come i politici, dicono quello che fa piacere sentire, è che non c’è nessun miracolo perché i miracoli non esistono: “Macché moltiplicazione di pani e pesci! Ve l’immaginate le pagnotte scendere dal cielo o sbucare dalle mani di Gesù come i conigli da quelle del prestigiatore? Figuriamoci! Gesù semplicemente ha convinto tutti a tirare fuori quello che avevano nelle bisacce per metterlo in comune”.
“Quindi praticamente è stata una merendata?”.
“Possiamo chiamarla così”.
“Ma allora come spiegare l’entusiasmo della folla per ciò che era accaduto, tanto che Gesù si ritirò da solo sul monte, perché venivano da lui per farlo re?” (Gv 6,15).
“Niente da spiegare. Sono gli evangelisti che hanno enfatizzato ciò che è avvenuto.
“E tutto il lungo discorso di Gesù a coloro che lo raggiunsero dall’altra parte del lago, per spiegare che quel pane era il segno del pane vivo disceso dal cielo che era egli stesso?” (Gv 6,22-61).
“Una riflessione dell’evangelista Giovanni”.
“Ma allora cosa ha fatto Gesù quella sera sulle rive del lago di Tiberiade? E come mai gli evangelisti lo hanno ritenuto tanto importante che tutti e quattro ne hanno parlato?”.
“Gesù non ha fatto niente. Con quel racconto gli evangelisti hanno inteso riassumere il messaggio sulla condivisione dei beni, problema estremamente interessante… come ho scritto io nell’ultimo libro”.

Noi che umilmente accogliamo il Vangelo come parola di Dio, anche se non sappiamo come si sia concretamente realizzato, crediamo a questo miracolo grandioso. Con esso, Gesù, prefigurando l’Ultima Cena, ha voluto rivelare che per condividere il pane che esce dal forno è necessario accogliere un pane che viene dal cielo: il suo corpo e il suo sangue. Questo pane vivo fa comprendere come, consegnando a lui quello che abbiamo, anche se poco o niente (miseri “cinque pani e due pesci” per cinquemila uomini senza contare le donne e i bambini…) esso si moltiplica tanto da sfamare una folla.

Al contrario, non consegnare a Gesù i nostri cinque pani e due pesci rafforza l’istinto che ci spinge verso “l’ognuno per sé, gli altri si arrangino”, quello degli stessi discepoli che lo suggeriscono a Gesù: «Signore, il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Invece Gesù, come ai discepoli dice anche a noi: «Portatemi qui quello che avete».

“Ma, Signore, ma cosa portiamo portarti? Abbiamo così poco che c’è da vergognarsi. Non basta nemmeno per noi…”. Infatti! Finché lo teniamo per noi non basta nemmeno per noi. Se invece lo portiamo nel “pane vivo disceso dal cielo” diventa “miracolo” che apre alla gratuità, alla generosità, alla disponibilità, all’accoglienza. Ma quando e come può accadere questo? Con un miracolo alla nostra portata: fare della Messa la nostra vita, e della nostra vita una Messa. Cioè consegnando i nostri cinque pani e due pesci al Pane Vivo che li può e li sa moltiplicare.

Fonte:https://www.paoline.it/


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