Commento XXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

Nessuna tigre perde il sonno per l’opinione di una pecora: «Alcuni dicono Giovanni Battista, altri Elìa, altri Geremia o qualcuno dei profeti» rispondono gli amici al Maestro che domanda loro che cosa pensi la gente di Lui. Sa bene che nulla è così deprimente come le chiacchiere, il travaso di un vuoto in un vuoto ancora più grande. Anche ai suoi tempi, ch’erano pur sempre tempi abitati da Lui, alcuni erano già cintura nera di bla-bla-bla. Già allora si credeva per sentito dire: “Mi dicono, sento dire dappertutto, l’hanno detto alla televisione, sono tutti concordi”. «Spesso nel giudicare una cosa – scriveva Seneca – ci lasciamo trascinare più dall’opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa». Nel giudicare una persona, poi, ci viene facile lasciarci trascinare dai pettegolezzi su lei anziché accettare d’incontrare la sua vera presenza. Ecco perchè se metti in una stanza dieci persone fans della democrazia, avrai venti opinioni diverse.
Mica è un ingenuo il Cristo. Sa bene come aveva creato l’uomo: era di una bellezza impareggiabile. Conosce bene anche com’è diventato dopo l’invasione del Demonio: se prima parlava di Dio, adesso ama parlare degli altri, oppure di se stesso. Quando parla degli altri si mostra chiacchierone, quando parla di sé è noioso all’inverosimile. Per vederlo splendere è necessario insegnargli a parlare di te: «Ma voi – eccolo il geniaccio di Nazareth – chi dite che io sia?» Bando al cicaleccio, gente: “Lascia perdere gli altri – pare sentirlo dire -, voglio sapere da te: chi sono io per te. Che mi hai conosciuto, mi vivi appresso, ci frequentiamo ormai da un po’?” Non sia mai che anche gli apostoli s’imbroglino i pensieri con le opinioni. “Soffre di mancanza di autostima, misericordia di Lui” balbetta Satan l’indemoniato. Più che mancanza d’autostima è esercizio all’onestà intellettuale: rifiutare Cristo per sentito dire, anche fondar l’amore per Lui sulle esplicazioni di città, è la versione evangelica della prostituzione intellettuale. Non basta l’avere sentito parlare di Lui per dire di conoscerlo; non basta nemmeno essergli stati accanto qualche ora-giorno-stagione per dire d’essersi decisi per Lui. Non basta manco averlo lasciato dire, sentendo chi vorrebbe essere per me. Accumulare vicinanza, intimità, emozioni non porta all’innamoramento. E’ necessario abitare la vertigine burrascosa di una domanda: “Chi sono io per te? Quanto vale la mia presenza? Sono davvero l’Amore che ti fa battere il cuore?” Gesù di Nazareth è la più bella poesia che Dio abbia mai composto: nessun’ode, nel tempo, ha mai superato la spinta di quel Mistero scoppiato in diretta nel silenzio di Betlemme. Come le poesie, dunque, non va spiegato: è fondamentale imbattersi nella sua vera-presenza. Esporsi, avventurandosi, all’ombra del suo bagliore: “Cosa senti, cosa ridesta in te lo starmi così appresso? È amore ciò che dici di provare per me, oppure è solo un vago interesse di compagnia?” E’ facile far confusione.
Pietro, capociurma degli avventurieri che l’han seguito, non teme d’esporsi all’imprevedibile bellezza di Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». È la più alta professione di fede che un uomo d’acqua abbia mai rivolto al mare in tempesta: “Prima di tutto sei Dio, non sei uno qualsiasi. Son fragile di cuore, ma non lo affiderei al primo viandante – pare ribattergli col piglio dell’arrogante che s’inginocchia – Poi sei la vera ragione della mia vita: non ti rendi conto di come hai acceso la vita dentro me?” Si accendono i flash, il Vangelo sta accadendo in diretta: avvezzo alle chiamate-senza-risposta, Cristo si impressiona quando un cuore alza la cornetta. E decide d’andare a fondo: «Beato sei tu perchè né la carne né il sangue te l’hanno rivelato». Beato perchè crede non per sentito dire, perchè non prega preghiere già pregate: beato perchè ragiona con la sua testa, pensa pensieri nuovi, ardimentosi, spavaldi. «Tu sei Pietro» e, te lo giuro, su te ci gioco la mia faccia. “Chissà cosa diranno, Rabbì: pensaci bene!” Ci ha pensato, eccome: “Nessuna tigre, Pietro, perderà il sonno per l’opinione di una pecora”.

(da Il Sussidiario, 22 agosto 2020)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo (Matteo 16,13-20).


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