padre Paul Devreux ” L’abito nuziale è quello di chi è contento”

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) (11/10/2020)

Vangelo: Mt 22,1-14

In quel tempo, Gesù riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio.”
Siamo passati dal tema della vigna a quello della festa per eccellenza: la festa di nozze tra Dio e il suo popolo.

“Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.”
Si ripete la stessa scena della settimana scorsa: i servi sono i profeti e tutti quelli che provano ad annunciare il Vangelo, che è la buona notizia che nasce dalla proposta di un mondo giusto e bello. Purtroppo spesso questa proposta non è accolta.

“Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.”
Matteo ha assistito alla distruzione di Gerusalemme negli anni 70, e lo vede come un castigo di Dio, ma sappiamo che Dio non viene per castigare ma per salvarci. Possiamo solo dire che questa distruzione è stato il frutto di scelte sbagliate, che hanno fatto soffrire molti innocenti e cristiani. Questa però è un’ occasione per ricordarci una cosa molto importante: Non bisogna leggere il vangelo estrapolando una frase di qua o di là, perché si rischia di fargli dire cose che sono opposte al messaggio globale.

“Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.”
Questa è la festa che Dio vuole: aperta a tutti e gratuita, senza nessuna discriminazione o differenze sociali. E’ il bello della comunità ecclesiale.

“Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale.
L’abito nuziale veniva offerto a tutti gli invitati, quindi non ha scuse. Ma a cosa possiamo paragonarlo oggi?
L’abito dice chi voglio essere e cosa sto vivendo. Quello nuziale manifesta la mia adesione a fare festa, festa che è possibile se ognuno fa la sua parte. Posso pregare perché tutti stiano bene, fare un servizio come leggere, sistemare la chiesa, i fiori, raccattare l’elemosina, cantare, ascoltare. Sono tante le cose che posso fare, ma l’importante è manifestare questo mio entusiasmo per la festa, e se la festa dura tutta la vita, l’impegno che manifesta la mia adesione, sarà quello di garantire giustizia e pace per tutti.
In altre parole, mettere l’abito nuziale, è come rivestirsi di Cristo, come dice San Paolo.

Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
E’ come quando vado a messa per assolvere ad un obbligo religioso, per tradizione, per abitudine, per fare contento qualcuno, per paura di qualche conseguenza nefasta, ma non vado volentieri. Lo vedo dal fatto che non ascolto, perché la mia testa è altrove, e spero che finisca presto.
E così è nella vita, che non è mai una festa, perché rimpiango il passato o sogno un futuro migliore, senza accorgermi che l’invito è adesso, e che ho tanta gente intorno, pronta a fare festa con me.
Chi ha le mani legate è Dio, e l’unica cosa che può provare a fare è mettermi fuori legato mani e piedi, nelle tenebre, sperando che così mi renda conto che questa è la mia condizione. A volte è necessario stare nelle tenebre per riuscire a vedere la Luce.
Il Signore invita tutti, ma non tutti aderiscono, perché non colgono la bellezza di quest’invito.

San Francesco diceva:”Fammi strumento della tua pace”…
Signore facci strumenti del tuo regno, persone entusiaste della tua proposta di vita e di fede, per tutti quelli che non l’hanno sperimentata.

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