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Cristiana Dobner Commento II domenica di Avvento

Domenica 6 dicembre – II di Avvento

Nell’ottica di Marco, rivolto ai pagani che ignorano la tradizione ebraica, le due citazioni di Isaia e di Malachia, sintetizzano il Primo Testamento, sotto il profilo della giustizia e della libertà.

Giovanni Battista è colui che vive e testimonia queste due dimensioni che il Vangelo vuole annunciare.

Inizio: in greco arché, principio da cui tutto scaturisce, da cui tutto emana.L’inizio invece propriamente appartiene alla sfera del tempo: in un preciso istante, inizia appunto.Esattamente come si apre il libro della Genesi, per dire: attenzione sta per principiare una nuova narrazione e una nuova storia, una nuova creazione, una nuova notizia inizierà ad attraversare la storia dell’umanità.

Tutto proviene da un principio. Tutto però ha anche un inizio.

L’annuncio, cioè il Vangelo, suonava agli orecchi dei contemporanei di Giovanni Battista in modo ben diverso dai nostri: un banditore arrivava al villaggio e gridava a gran voce la notizia di cui era portatore.

Per Marco esiste il buon annuncio che, però, non consta delle parole proclamate ma si identifica in una persona, lo stesso Gesù il Cristo, il Figlio di Dio.

Il Primo Testamento, con tutta la sua proclamazione profetica della buona notizia nei secoli della storia del popolo d’Israele, attendeva il Messia. Ora Gesù Cristo è il Messia, l’Uno del Signore, sarà detto Figlio di Dio e Risorto, il Dio con noi, l’Emmanuele.

Gesù ormai vive nella storia, l’attesa è ben diversa, per certi aspetti celata perché non ancora manifestata al popolo.

Giovanni ne è il banditore. Allora la profezia non correva più in Israele, quindi il suo grido appare come una novità, anche se annuncia un richiamo noto: la conversione, il ritorno di tutta la persona e di tutto il popolo all’Altissimo.

Egli porta l’abito di Elia, vive nel luogo di Elia, mangia il cibo di Elia: vita ascetica e penitente la sua. Elia infatti per la tradizione ebraica sarebbe ritornato per annunciare l’arrivo del Messia.

Le cavallette mangiavano i serpenti – su cui gravava l’immagine della menzogna all’origine del male – Giovanni cibandosene uccideva la menzogna e proclamava la verità. La Parola gli diventava dolce come il miele.

La strada è una strada particolare: non siamo noi ad aprirla e a percorrerla, è una strada che dobbiamo liberare perché Egli possa giungere a noi, ci dona la grazia dell’incontro, della conversione che trasuda misericordia e perdono.

È nelle nostre mani riconoscerLo e riconoscere il nostro peccato che Gli si oppone.

Si percepisce la Sua presenza, se ne fa esperienza, quando il peccato – sbagliare il bersaglio una volta lanciata la freccia – è riconosciuto, detestato e consegnato al Misericorde.

Egli venendo a noi, ci inonda della gratuità di un amore che non richiede nulla in cambio, tranne accoglierLo e rimanere con Lui.

Ecco il gesto, scendere nell’acqua e lasciarvisi sommergere per poi riemergere a vita nuova: il battesimo accoglie chi è pentito e lo rigenera, così può incontrarLo.

Giovanni Battista non si autoidentifica con il Messia, solo ne prepara la venuta e il riconoscimento, Gli cede il posto anche se viene dietro. È ben consapevole della differenza: il suo è battesimo con acqua mentre Egli battezzerà nello Spirito santo, in totale pienezza.

Il deserto bisogna attraversarlo, la solitudine conduce alla realtà della persona, dove conduce?

Alla scoperta del Dio fedele. Alla propria conversione di vita.

Per me, personalmente, chi è stato il precursore che mi ha indicato la strada del Signore?

Fonte:https://www.agensir.it/


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