Mons.Francesco Follo Lectio”IL TESTIMONE DELLA GIOIA”

Il Testimone della gioia

3ª Domenica di Avvento – Anno B

13 dicembre 2020 – Domenica GAUDETE

Is 61,1-2.10-11; Sal Lc 1; 1Ts 5,16-24; Gv 1,6-8.19-28

Rito Ambrosiano

5ª Domenica di Avvento – Il Precursore

Is 11,1-10; Sal 97; Eb 7,14-17. 22. 25; Gv 1,19-27a. 15c. 27b-28

Premessa

Questa terza Domenica di Avvento sottolinea la gioia dell’attesa ed è detta “Domenica Gaudete” prendendo spunto dall’Antifona d’ingresso che in latino inizia con il verbo “Gaudete” che tradotto prosegue “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino”.

Poi la liturgia della Parola ci propone:

“Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio,” (Prima lettura).

“L’anima mia esulta nel mio Dio” (Salmo Responsoriale).

“Fratelli, siate sempre gioiosi, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie” (Seconda lettura).

“Ora la mia gioia è completa” (Vangelo: Gv 3, 29).

Frasi che potremmo sintetizzare così: alla gioia per un nuovo inizio (prima lettura), a quella che deve essere comunicata (salmo), a quella che deve essere integrale (seconda lettura), si aggiunge la gioia della missione compiuta (Vangelo).

Proponendoci la figura di San Giovanni il Battista, il Vangelo ci ricorda che l’adesione piena alla vocazione cristiana, la risposta alla chiamata di Dio, è la fonte della gioia e ci permettere di arrivare alla sera della vita vivendo – come il Precursore del Messia – da veri testimoni di Cristo.

Il testimone può essere anche fanatico, dipende da cosa testimonia, dipende dall’oggetto della testimonianza. Se testimonia la libertà, la fraternità e la misericordia non dovrebbe essere fanatico, altrimenti non è testimone di quel che dice, perché il testimone è quello che vive ciò che dice.

Ci sono i testimoni della verità e ci sono anche i falsi testimoni della verità, cioè coloro che testimoniano in modo sbagliato, in modo fanatico ciò che di per sé non è oggetto di fanatismo e ci sono poi anche i testimoni della falsità, coloro che sono paladini della menzogna, della violenza, del dominio e che si servono della Parola appunto per dominare e non per servire la verità, la giustizia e la libertà. Tra l’altro il trinomio verità, giustizia e libertà vanno presi insieme, perché se si toglie la verità non c’è libertà e non c’è giustizia. E’ come togliere la testa ad un uomo.

Non c’è uomo se non nella verità. Così se togli la giustizia è come togliere il cuore; giustizia vuol dire amore per il prossimo, per i fratelli. Se togli la libertà è come togliere il respiro, i polmoni, il luogo dove ha spazio la verità, è dove ha spazio la verità, la giustizia. Quindi vanno presi sempre insieme; quando se ne prende uno solo è qualcosa di vuoto, vuol dire che si sta mentendo, ed è proprio sulle cose più vere che si può mentire, perché queste tre parole sono più necessarie del pane, cioè l’uomo vive di queste parole. Il testimone è colui che le vive e le testimonia agli altri, come San Giovanni Battista ce ne dà l’esempio.

1) La gioia per il Natale vicino.

Il Natale di Gesù ha un fascino particolare per tutti e nel mondo intero. Ho visto scritto: “Noel, Christmas, Navidad, Natale” anche in Paesi e Città, dove i cristiani sono una piccola minoranza. Forse è un pretesto per far crescere i consumi, tuttavia, un fascino, una nostalgia di pace e gioia è rimasta. E’ come se, ricordando la nascita di Gesù, il Dio tra noi, si entrasse in una vita di speranza, quasi presagendo che il canto degli Angeli sulla capanna di Betlemme :“Pace in terra agli uomini che Egli ama” possa davvero far rifiorire la speranza, in questo nostro tempo che ha davvero bisogno di nutrirsi di consolazione, di sicurezza, di gioia vera, profonda, ritrovata.

Nella prossimità del Natale, la Chiesa oggi ci fa pregustare la grande gioia che Dio ci ha donato con Gesù. Nella lettera ai Tessalonicesi (seconda lettura del Rito romano), l’Apostolo Paolo ci invita a ritornare ad essere fratelli e sorelle sempre lieti, a pregare ininterrottamente, ed rendere grazie in ogni cosa, perché questa è la volontà di Dio nei nostri confronti e continua con l’augurio: “Il Dio della pace vi santifichi interamente e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo” (1 Ts 5,16-24).

Certo, c’è il rischio che si cerchi di soffocare il bisogno della gioia di Cristo e del suo Natale. E purtroppo questo rischio è diventato una realtà, che ha trasformato tutto in rumoroso e fuggente momento di allegria superficiale, che lascia poi il vuoto del cuore. E’ un rischio grande ed è difficile sfuggirvi, perché forte è l’attrattiva della ‘moda’.

Per contrastare questa moda sarebbe sufficiente farsi riempire il cuore dai sentimenti del profeta Isaia, che così esprimeva la sua gioia: “Lo spirito del Signore è sopra di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione, mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la liberazione degli schiavi, a proclamare l’anno di misericordia del Signore. Io gioisco pienamente nel Signore: la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come uno sposo che si cinge il diadema e come una sposa che si adorna di gioielli” (Is 61, 1-11 – prima lettura del Rito romano).

Sono davvero parole di profonda gioia quelle di Isaia che al solo pensiero di vedere vicino Dio che viene esclama: “Io gioisco pienamente nel Signore”. La gioia cristiana nasce non da una semplice emozione, ma da un incontro. Un incontro che ha trasformato la nostra vita.

2) L’incontro con il Testimone e Precursore.

Questo incontro può e deve riaccadere ancora e in modo particolare nel vicino Natale. Giovanni Battista, il Testimone ed il Precursore, ci può aiutare con l’esempio e con l’intercessione per rinnovare questo incontro.

“Giovanni precedette il Cristo sia nel nascere, sia nell’annunciarlo, ma lo precedette come un umile servo obbediente senza mettersi al di sopra di lui” (S. Agostino d’Ippona, Sermone 66,19). Lui è la voce della Parola di gioia, è fiaccola che indica la Luce dell’amore, è il Testimone di Gesù, battezza in attesa del Suo Battesimo, è totalmente legato a Lui. Senza Gesù, il Battista non può vivere, perché senza Cristo la sua vita non avrebbe senso, cioè né significato né scopo.

Giovanni venne come testimone, mandato da Dio per rendere testimonianza alla Luce. Non rende testimonianza alla grandezza, alla maestà, alla potenza di Dio, ma alla Luce dell’Amore, alla luce di una Presenza.

Giovanni testimonia che il mondo si regge su un principio di luce, per cui vale molto di più accendere una lampada che maledire mille volte la notte.

Anche noi, pur nella nostra fragilità e piccolezza, siamo chiamati a testimoniare che la storia è una via della Croce che diventa via della Luce, quando abbiamo la forza di fissare lo sguardo sulla luce nascente di Cristo bambino. All’apparenza Cristo, che tra pochi giorni contempleremo nella culla di Betlemme, è piccolo, fragile e indifeso, eppure è vincente, e dalla Città del Pane (=Betlemme) muoverà i primi passi della bontà e della giustizia che realizzerà nella Città della Pace (=Gerusalemme).

Ad ognuno di noi è affidato il ministero profetico del Battista, quello di essere annunciatore non del degrado, dello sfascio, del peccato, che pure assediano il mondo, ma della luce che rischiara il mondo e lo salva. Dobbiamo essere –come San Giovanni- testimoni di speranza e di futuro, di un Dio che è Luce, di un Dio innamorato e così vicino che sta in mezzo a noi, guaritore della vita nostra e di tutti i fratelli e sorelle in umanità.

Testimoni perché abbiamo chiesto che ci copra col suo manto e faccia germogliare una primavera di giustizia, una primavera che senza di lui è impossibile.

Con l’intercessione di San Giovanni potremmo imitare lui che è immagine dell’uomo autentico, che conosce i propri limiti ed è aperto alla novità dell’incontro. Come il Precursore dobbiamo essere consapevoli di essere carne, ma vivere di quel desiderio di Dio impresso in lui dalla Parola creatrice e dalla promessa fatta ad Israele. Saremo discepoli salvati dal Redentore, perché come lui (San Giovanni) cerchiamo, incontriamo, riconosciamo, accogliamo Gesù come il Figlio di Dio, testimoniandolo agli altri dicendo “Ecco l’Agnello di Dio”. Siamo anche noi povera voce di una Parola, che crea ed eleva con dolcezza. “Allora il Signore farà dono della sua dolcezza e la nostra terra darà il suo frutto” (S. Agostino, En. in Psalmos, 84,15).

3) Il Testimone di una Presenza.

Il Vangelo dice di Giovanni: “E venne un uomo mandato da Dio” (Gv 1,6). Anche ciascuno di noi è una persona mandata da Dio, chiamata ad essere testimone di luce.

La forza di Giovanni è di non splendere per se stesso, ma di spendere la sua vita perché la luce si veda. E Dio è luce, che illumina anche le tenebre più fitte. Giovanni grida per annunciare il Vangelo, e lo indica additando Cristo Gesù. Non attira l’attenzione su di sé, secondo un protagonismo così prepotente e normale. La sua voce rimanda e indica qualcuno che è già “in mezzo a voi” (Gv 1, 26), “uno che viene dopo di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali” (Gv 1, 27).

La grandezza di Giovanni è di aver saputo riconoscere Dio in Gesù e quindi ha indicato il Dio presente in mezzo all’umanità.

Il Battista non attira l’attenzione su un Messia assente che verrà, bensì su un Messia già in mezzo a noi e che noi non conosciamo: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete” (Gv 1,26). Giovanni è il testimone di un Dio già qui. La sua presenza è già fra noi, ma è da scoprire e non tutti la vedono, e perciò occorre un profeta che la additi.

Ora tocca a noi personalmente e come comunità cristiana imitare il Battista nell’additare al mondo un Cristo già presente nel mondo.

Un modo particolare additare Cristo è quello delle Vergini consacrate nel mondo. L’offerta totale di loro stesse a Cristo Sposo indica che Lui merita tutto. Essere vigilanti nella preghiera indica che l’avvento è aspettare l’Amato stringendosi a Lui che è già presente nel loro cuore che Gli hanno affidato completamente in totale abbandono, amorosa fiducia e letizia. In questo mondo loro, e noi con loro, sperimentiamo che “quando il Signore ci invita a diventare santi, non ci chiama a qualcosa di pesante, di triste. È l’invito a condividere la sua gioia, a vivere e a offrire con gioia ogni momento della nostra vita, facendolo diventare allo stesso tempo un dono d’amore per le persone che ci stanno accanto” (Papa Francesco, Catechesi in occasione dell’Udienza Generale, 19 novembre 2014).

Noi, persone così comuni, siamo chiamati a fare conoscere a tanti colui che sta in mezzo a noi. Deboli, siamo forti. Tristi, siamo lieti. Perché il Signore viene, fa germogliare la terra, la rende di nuovo un giardino, dove libertà, fraternità e misericordia non solo sono annunciate, ma praticate, vissute, vissute insieme.

Lettura Patristica

Sant’Agostino d’Ippona, vescovo

Sermo, 293, 3 s.

Giovanni è la voce, ma il Signore “ da principio era il Verbo ” (Gv 1,1). Giovanni una voce per un tempo, Cristo il Verbo fin dal principio, eterno. Porta via l’idea, che vale piú una parola? Se non si capisce niente, la parola diventa inutile strepito. La parola senza un’idea batte l’aria, non alimenta il cuore. E anche mentre alimentiamo il cuore, guardiamo l’ordine delle cose. Se penso a ciò che devo dire, c’è già l’idea nel mio cuore; ma se voglio parlare con te, mi metto a pensare se sia anche nel tuo cuore, ciò che è già nel mio. Mentre cerco come possa giungere a te e fissarsi nel tuo cuore l’idea che è già nel mio, formo la parola e, formata la parola, parlo a te: il suono della parola porta a te l’intelligenza dell’idea; è il suono che passa da me a te, l’idea invece, che ti è stata portata dalla parola, è già nel tuo cuore e non se n’è andata dal mio. Il suono, dunque, portata l’idea in te, non ti par che ti dica: “ Bisogna che lui cresca e che io venga diminuito?” Il suono della parola fece il suo ufficio e scomparve, come se dicesse: “ Questa mia gioia è completa ” (Gv 3,30). Afferriamo l’idea, assimiliamo l’idea per non perderla piú. Vuoi vedere la parola che passa e la divinità permanente del Verbo? Dov’è ora il Battesimo di Giovanni? Fece il suo ufficio e passò. Il Battesimo di Cristo ora è in voga. Crediamo tutti in Cristo, speriamo d’essere salvi in lui: questo disse la parola. Ma poiché è difficile distinguere tra parola e idea, lo stesso Giovanni fu creduto Cristo. La parola fu ritenuta idea, ma la parola si dichiarò parola, per non ledere l’idea. “ Non sono “, disse, “ Cristo, né Elia, né profeta “. Gli fu risposto: “ Chi sei, dunque, tu? Io sono “, disse, “ voce di colui che grida nel deserto: Preparate la via del Signore ” (Gv 1,20-23). “ Voce di uno che grida nel deserto “: voce di uno che rompe il silenzio. “ Preparate la via del Signore “: come se volesse dire: Io vado rimbombando per introdurlo nei cuori, ma non troverò un cuore nel quale egli si degni di entrare, se non preparate la via. Che vuol dire: “ Preparate la via “, se non supplicate convenientemente? che cosa, se non pensate umilmente? Prendete da lui esempio d’umiltà. Viene ritenuto il Cristo, dichiara di non essere ciò che è ritenuto, né si avvantaggia per il suo prestigio dell’errore altrui. Se dicesse: Io sono il Cristo, quanto facilmente sarebbe creduto, se, prima ancora che lo dicesse, già lo era ritenuto! Non lo disse Si ridimensionò, si distinse, si umiliò. Capí dove era la sua salvezza: capí che egli era una lucerna ed ebbe paura di essere spento dal vento della superbia…

Gli occhi deboli hanno paura della luce del giorno, ma possono sopportare quella di una lucerna. Perciò la luce del giorno mandò innanzi la lucerna. Ma mandò la lucerna nel cuore dei fedeli, per confondere i cuori degli infedeli. “ Ho preparato “, dice, “ la lucerna al mio Cristo “: Giovanni araldo del Salvatore, precursore del giudice che deve venire, l’amico dello sposo.

dagli scritti di Guerric d’Igny (Sermo V, de Adventu, 1)

 Preparate la via del Signore ” (Is 40,3; Mc 1,3). La via del Signore che ci si ordina di preparare, o fratelli, camminando la si prepara, preparandola, si cammina. E quand’anche aveste molto progredito in essa, vi resta sempre nondimeno da prepararla perché, dal punto in cui siete arrivati possiate avanzare, protesi verso ciò che sta oltre. Cosí, risultando in ogni singolo stadio preparata la via per il suo avvento, il Signore vi verrà incontro sempre nuovo, in qualche modo, e piú grande di prima. E’ quindi con ragione che il giusto elevava questa preghiera: “ Indicami, o Signore, la via dei tuoi precetti e la seguirò sino alla fine ” (Sal 118,33). E forse è stata definita “ vita eterna ” perché, pur avendo la Provvidenza previsto per ciascuno una via e fissato ad essa un termine, nondimeno non si dà alcun termine alla natura della bontà verso cui si tende. Per cui, il saggio e solerte viaggiatore, quando sarà giunto alla meta, non farà che ricominciare, poiché dimenticando ciò che si lascia alle spalle (cf. Fil 3,13), dirà a se stesso ogni giorno: “ Comincio adesso ” (Sal 76,11). Si lancia come un gigante che nulla teme per percorrere la via dei comandamenti di Dio; da autentico Idutun (cf. 1Cr 16,42), egli supera facilmente nell’ardore della sua corsa i pigri che si fermano per via. E pur se arrivato all’ultima ora del giorno, egli ha attinto la perfezione in poco tempo, percorrendo peraltro un lungo cammino (cf. Sap 4,13); fattosi svelto, da ultimo che era, fu tra i primi ad essere coronato.

Dal Commento a Giovanni di sant’Agostino, vescovo (Comment. in Ioan., 4, 1)

Spesso avete sentito dire, e ne siete quindi perfettamente a conoscenza, che Giovanni Battista quanto piú eccelleva tra i nati di donna, e quanto piú era umile di fronte al Signore, tanto piú meritò d’essere l’amico dello Sposo. Fu pieno di zelo per lo Sposo, non per sé; non cercò la gloria sua ma quella del suo giudice, che egli precedeva come un araldo.

Cosí, mentre gli antichi profeti avevano avuto il privilegio di preannunciare gli avvenimenti futuri riguardanti il Cristo, a Giovanni toccò il privilegio di indicarlo direttamente. Infatti, come Cristo era sconosciuto a quelli che non avevano creduto ai profeti prima ch’egli venisse, così era sconosciuto a quelli in mezzo ai quali, venuto, era presente. Perché la prima volta egli è venuto in umiltà, e nascostamente; e tanto piú nascosto quanto piú umile.

Ma i popoli, disprezzando nella loro superbia l’umiltà di Dio, crocifissero il loro Salvatore e ne fecero, così, il loro giudice.

Fonte:http://francescofolloit.blogspot.com/