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Paolo De Martino Commento al vangelo della IV Domenica di Avvento B

IV Domenica di Avvento (Anno B) (20/12/2020)

Prima di questo brano c’è l’episodio di Zaccaria. Zaccaria ed Elisabetta non hanno figli, li vogliono, ma quando Dio annuncia che il loro desiderio è stato soddisfatto, Zaccaria si mette a ridere della cosa. E per questo diverrà muto.
Perché desiderare una cosa non significa crederci. Tutto ciò che desideri è realizzabile. Ma non forse come vuoi tu e comunque mai se non ci credi.
Il problema di quando Dio chiama è duplice:

Ti chiede di coinvolgerti. Coinvolgersi vuol dire mettere a disposizione la tua vita. Non ciò che sai, non ciò che pensi, non le tue idee, ma di partire per qualcosa che non sai.

Ti chiede qualcosa di impossibile. Perché se fosse possibile lo faresti anche senza di Lui, ovvio. Se fosse possibile lo avresti già fatto tu. E, invece, è “impossibile” perché solo se ti fidi di Lui sarà possibile farlo. Dio non chiede mai il possibile: a quello ci pensano già gli uomini. Dio chiede l’impossibile perché solo con Lui lo puoi realizzare.
Così sei mesi dopo, il povero Gabriele ci riprova di nuovo, ma questa volta da tutt’altra parte.
L’arcangelo va a Nazareth: ma sapete che idea avevano quelli studiati di Nazareth? Ciò che loro pensavano di Nazareth lo troviamo in Gv 1,46, quando Nicodemo dice: “Ma da Nazareth, può mai venire qualcosa di buono?”. Erano considerati dei trogloditi, dei primitivi, senza studio, né conoscenza, né civiltà; ed era vero perché era gente che viveva nella maggior parte in grotte, gente bellicosa per definizione.
Ma c’è una cosa peggiore. Prima si era rivolto ad un uomo, e visto che non ha funzionato, adesso Dio si rivolge ad una donna. Ma come gli è venuto in mente di rivolgersi ad una donna? Perché in quel tempo, questo era pura fantasia, follia. Eppure!
Non c’è che dire: Nazareth di Galilea è proprio il posto peggiore in cui andare a scegliere la madre del Salvatore. Secondo le nostre valutazioni, ovvio. Ma per fortuna le valutazioni di Dio non seguono quelle degli uomini.
Mi stupisce e mi fa impazzire questo Dio che tra le infinite possibilità a sua disposizione per raccontarsi e rivelare il Suo volto d’amore, sceglie di farsi uomo. Ma questo ancora non gli basta! La liturgia di oggi ci fa capire che non solo Dio si fa uomo, ma sceglie una posto preciso nel suo farsi uomo.
Non una città gloriosa in una regione rinomata e nota per la sua devozione, ma un paesino di poche case, mai nominato nelle Sacre Scritture, in una delle regioni considerate di “serie B” dai benpensanti del tempo.
E da chi va Gabriele? Va da Maria. Per noi oggi Maria è un nome dolcissimo ma non lo era affatto per quelli di quel tempo.
Nella Bibbia esiste un’unica Maria: è la sorella di Mosè, donna ambiziosa, rivale del fratello, che ha cercato di fargli le scarpe e Dio l’ha maledetta con la lebbra. La lebbra era segno della maledizione di Dio.
Quindi il nome Maria rappresenta la lebbrosa, la maledetta da Dio. E’ per questo che dopo quell’episodio, in tutta la Bibbia, troveremo Rachele, Susanna, Giuditta, tutti i nomi che volete, ma Maria non appare più, perché era un nome che evocava la maledizione di Dio.
Quando l’angelo arriva le dice: “Ti saluto o piena di grazia”.
Al centro di tutto c’è la gratuità di Dio. Se Maria può accogliere il compito d’essere la madre del Messia, non è certo per meriti acquisiti sul campo di battaglia. L’angelo la saluta come “piena di grazia” e non come “piena di meriti”. Al centro c’è la il gratis di Dio nel quale “tutto è possibile”.
Anche in noi è possibile questo miracolo se lasciamo aperta la porta, o almeno socchiusa; se ci decidiamo – finalmente! – a non considerare le chiamate di Dio esclusivamente come un premio per le nostre capacità e i nostri meriti, ma come un appello ad aprirsi alla Sua imprevedibile e misteriosa novità. Quindi: se sei convinto di essere pieno di meriti, rilassati un po’; se invece ti senti uno straccio da buttare, tirati su e lasciati raggiungere e amare. Chi vuole Dio? I preti? Le suore? Gli altri? No. Dio vuole te. Dio non ha nessun altro che te. Dio è impotente senza l’uomo: Dio non può fare nulla senza di te. Ma può fare tutto con te.
Il primo miracolo di Maria è non essere scappata.
La sua prima e vera santità sta in una parola che dice presenza vera: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
La sua è la risposta di chi non ha niente ma rischia tutto.
Gesù viene al mondo per la consapevole incoscienza di questa donna, che non comprende tutto e subito ma dice “Si” a ciò che gli viene posto dinnanzi.
Anche a noi, ogni giorno, Dio continua a domandarci qualcosa.
Ogni giorno Dio si fa mendicante del nostro Si.
È così che Cristo continua a venire al mondo.
Non ci spiega quasi mai i perché, perché quelli potremmo conoscerli alla fine del viaggio quando guardando indietro scopriremo quel filo rosso che attraversava tutta la nostra vita. Ma quando si è dentro la vita si può solo tessere questo filo, come un fiume carsico che non sai dove scorre, e per quale direzione va.
Dire “eccomi” significa fidarsi del padrone del fiume, della consapevolezza che ogni fiume va finire sempre nel mare. Per noi il mare è il Suo Amore, la Sua Misericordia.
Tutta la nostra vita, contorta o meno, finirà in un mare di Misericordia. Questo ci aiuta a non indietreggiare, a chiedere come si può dare il meglio anche in assenza di perché.
Oggi ancora l’angelo ripete per noi le tre parole essenziali: non temere, verrà il Signore e ti riempirà la vita. E la speranza è una Vergine gravida di un mondo altro.
Solo le donne, le madri conoscono l’attesa, essa è iscritta fisicamente nel loro corpo.
Si attende non per una mancanza, ma per una pienezza, non per una assenza da colmare, ma per una sovrabbondanza di vita che già urge
Pochi giorni ci separano dal Natale. Proviamoci – almeno un po’ – a prendere distanza da quell’abisso di banalità che ci circonda e ci stordisce. Lo Spirito ci aiuti a sottrarci alle nostre tranquille sonnolenze e all’indifferenza che ci asfalta il cuore.
Lasciamoci stupire e meravigliare da questo Dio che viene ad abitare in mezzo a noi!
La bella notizia di questa Domenica? Tu sei grande, sei qui per uno scopo ben preciso e devi lasciare un segno a questo mondo per farlo migliore. E’ stato così per Maria, che non aveva nulla in più di me o di te: ha solo creduto in sé. Perché credere in Dio è facile; è credere in sé stessi che è difficile! Credici: “Tu sei grande”.

Fonte:https://paolodemartino.wordpress.com/


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