Don Marco Ceccarelli CommentoIV Avvento “B”

IV Avvento “B” – 20 Dicembre 2020
I Lettura: 2Sam 7,1-5.8-12.14.16
II Lettura: Rm 16,25-27
Vangelo: Lc 1,26-38

  • Testi di riferimento: Gn 18,14; Nm 11,23; 2Sam 7,25-29; 1Re 5,1-8-18; 1Mac 2,57; Sal 2,7; 72,7-
    8; 89,27-38; 103,19; 132,11; Pr 3,12; Is 7,14; 9,5-6; 41,10; 55,3; Ger 1,10; 23,5; 32,17.27; 33,15-
    17; Dn 2,44; 7,13-14.27; Am 9,11; Mi 4,7-8; 5,1-4; Sof 3,14-17; Zc 8,6; 9,9-10; Mt 1,18-25; 12,48-
    49; 19,26; Mc 11,10; 12,35-37; Lc 1,42; 2,4-5; 11,27-28; 18,27; 22,29; Gv 12,34; At 2,30; Rm
    4,20-21; Eb 1,2.8; 1Pt 1,22-25; Ap 3,7; 11,15; 21,3-4
  1. Il compimento delle promesse.

La quarta domenica di Avvento si trova sempre all’interno della novena di Natale, quel periodo in
cui lo sguardo della liturgia è rivolto non più alla seconda venuta di Cristo, ma alla prima. La fanno
da padrone così i Vangeli dell’infanzia, i primi due capitoli di Mt e di Lc. In questa domenica la tematica è quella dell’adempimento delle promesse messianiche riguardo al futuro re davidico. I profeti avevano annunciato che dalla casa di Davide sarebbe venuto il re-Messia, il salvatore definitivo.
Ad un certo punto però tale promessa sembra ormai fuori da ogni realizzazione. Sono passati diversi
secoli dall’esilio, e da allora non c’è più stato un discendente di Davide a regnare su Israele. E le
condizioni politiche non lasciano sperare nulla di buono. Però Dio è fedele per sempre (vedi testi di
riferimento) ed è in grado di mantenere la sua promessa al di là di ogni aspettativa umana, attraverso vie inaspettate. Anche quando la discendenza davidica sembra irrimediabilmente perduta e il regno non più realizzabile, Israele deve credere che comunque Dio non viene meno alle sue promesse.

La discendenza promessa a Davide dal profeta Natan (prima lettura) che assicurerà la pace al paese fu innanzitutto Salomone che liberò la nazione dalla pressione dei nemici esterni, permettendo un
tempo di Shalom, di benessere e tranquillità. Salomone era tuttavia una figura ancora imperfetta. Le
promesse rivolte a Davide dovevano realizzarsi in un discendente futuro che avrebbe instaurato un
regno di pace (Is 9,6; Sal 72,7; Zc 9,10). Nell’annuncio dell’angelo a Maria si rivela che in Gesù si
compiono queste promesse. Egli sarà la nostra pace (Ef 2,14.15.17), il cui regno non avrà fine perché pur essendo figlio di Davide, lo è anche di Dio (cfr. Mc 12,35-37).

  1. Il Vangelo.
  • L’Annunciazione a Maria è un evento fondamentale nella storia della salvezza. È un episodio decisivo, nel quale si giocano le sorti dell’umanità, nel quale il compimento della salvezza annunciata
    dall’angelo viene condizionata alla risposta di questa ragazza. Dio ha voluto salvare il mondo attraverso la collaborazione umana. La risposta di Maria è necessaria perché in lei avvenga quanto
    l’angelo ha detto. Il sì di Maria è necessario per l’incarnazione.
  • Il dialogo con l’angelo mette in risalto il fatto che anche Maria avesse dei suoi progetti. La difficoltà a divenire madre sta nel suo “non conosco uomo”, che ovviamente non può essere inteso banalmente come il non essere ancora andata ad abitare con Giuseppe. Una tale obiezione non avrebbe
    senso visto che questo sarebbe avvenuto in breve tempo. Maria è vergine in un senso più profondo.
    Ma l’angelo presenta a Maria la straordinaria possibilità di concepire per opera dello Spirito Santo,
    un concepimento che le avrebbe comunque creato una serie di problemi non indifferenti. Maria entra in questo disegno incredibile di Dio, il quale realizzerà, insieme a tale disegno, anche le sue aspirazioni più profonde.
  • La parola di Dio e la parola di Maria. All’affermazione dell’angelo «a Dio non è impossibile alcuna parola» (v. 37), fa eco la risposta di Maria «avvenga in me secondo la tua parola» (v. 38). Da
    ciò derivano alcune osservazioni:
    1) La parola di Dio si identifica con quella dell’angelo. Dio trasmette la sua parola attraverso un
    messaggero (significato appunto di “angelo”) e l’ascolto dell’uno e dell’Altro si identificano, così
    come troviamo descritto molto efficacemente da S. Paolo in 1Ts 2,13: «Avendo ricevuto da noi la
    parola di Dio dell’annuncio, l’avete accolta non come parola di uomini, ma come è veramente cioè
    parola di Dio, che opera (lett. è resa attiva) in voi che credete».
    2) Così, appunto, anche in Maria l’accoglienza della parola di Dio trasmessa per mezzo
    dell’angelo opera in lei ciò che ha detto, vale a dire il concepimento del Figlio di Dio, per opera dello Spirito Santo.
    3) Anche se niente è impossibile a Dio, l’adempimento dell’annuncio è condizionato alla risposta
    di Maria. Senza tale risposta non c’è incarnazione. Quella dell’angelo non è una semplice comunicazione. È l’invito ad entrare volontariamente nel piano di Dio. Per questo non se ne parte finché
    Maria abbia espresso la sua volontà. Maria dà il suo assenso – gioioso – al progetto di Dio su di lei,
    mostrando inoltre in questo modo di credere a quanto ascoltato, e soltanto così può entrare nel
    mondo la salvezza. Così possiamo intendere la frase di S. Paolo nel senso che “la parola di Dio è
    resa attiva in coloro che credono”. Soltanto accogliendo con fede la parola di Dio, questa “diventa
    attiva”, cioè si realizza.
    4) Quindi la parola di Dio non è semplicemente una “parola”, ma è l’evento stesso che la parola
    annuncia. La parola di Dio si “materializza”, così che si può dire di averla vista e toccata con mano
    (1Gv 1,1-2).
    5) Maria ha accolto la parola di Dio in senso supremo, perché in lei si incarna la Parola, il Verbum di Dio. In questo momento il Verbo si fa carne e viene ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14).
  • Maria e Eva. S. Ireneo, mettendo in parallelo Maria ed Eva, fa notare come in ambedue si dà un
    inizio mediante l’ascolto di una parola. Eva (una vergine) ascolta la parola di un angelo, il demonio,
    e la crede. La parola ascoltata e creduta concepisce in lei un frutto di morte, la separazione da Dio.
    L’ascolto di Eva causerà la nascita di una umanità decaduta. Anche Maria (una vergine) riceve
    l’annuncio di un angelo che le porta una notizia da parte di Dio. Maria ascolta e crede la parola
    dell’angelo, e grazie a tale fede la parola accolta concepisce in lei un frutto che è il Figlio di Dio. Il
    Verbo, la Parola, si fa carne in Maria grazie al suo ascolto con fede della buona notizia trasmessa da
    un angelo. Mentre Eva si ribella a Dio, Maria si sottomette alla sua volontà e da lei prende inizio
    una nuova umanità, la Chiesa, i figli di Dio. Maria rinuncia ai suoi progetti per seguire umilmente il
    piano di Dio, e con lei inizia il ribaltamento di quella spirale perversa iniziata con Eva. Grazie
    all’obbedienza di Maria il Figlio di Dio può venire nel mondo.
  • Il Dio con noi. Con l’annunciazione si realizza la promessa dell’Emmanuele (Is 7,14); Dio viene
    ad abitare in mezzo a noi in una natura umana, perché possiamo incontrarlo e conoscerlo. Il “Dio
    con noi” è garanzia del perdono dei peccati (Mt 9,2-3). Con il “Dio con noi” inizia una nuova storia,
    una nuova umanità, non più segnata irreparabilmente dal peccato. Il “Dio con noi” è tutto quanto ci
    occorre, è l’unica cosa necessaria, perché se Dio è con noi non dovremo temere alcun male. Il vero
    male era dentro, non fuori. Ma ora che “dentro” c’è “Dio con noi” il peccato è annullato.
    • Maria modello di ogni cristiano. Ogni credente può, analogamente a Maria, diventare la madre di
      Cristo (Lc 8,21). Il cristiano diventa una nuova creatura, un rigenerato, grazie all’accoglienza della
      parola del vangelo (1Pt 1,22-25). «Cristo è stato concepito ed è nato dalla Vergine al fine di poter
      nascere poi anche nel cuore dei fedeli per mezzo della chiesa» (Lumen Gentium 65). Beata – disse
      – tu che hai creduto. Ma beati anche voi che avete udito e creduto: ogni anima che crede concepisce e genera il Verbo di Dio e riconosce le sue opere […] Se c’è una sola madre di Cristo secondo
      la carne, secondo la fede invece Cristo è il frutto di tutti, poiché ogni anima riceve il Verbo di Dio,
      purché, immacolata e immune da vizi, custodisca la castità con intemerato pudore (S. Ambrogio,
      Commento su S. Luca, 12,22-23). Per questo possiamo considerare l’Annunciazione come prototipo
      di ogni annuncio evangelico. L’Annunciazione è il paradigma della Buona Notizia, il modello di
      ogni evangelizzazione, perché annuncia che Dio viene a salvarci, perché lui stesso è il Messia, il
      Salvatore, che viene a vivere in mezzo a noi, e ancor più, in noi. Si riceve così una vita nuova che è
      la stessa vita divina di Cristo dentro di noi. Dio si è fatto come noi perché diventassimo come lui.

Fonte:http://www.donmarcoceccarelli.it/