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Monastero Marango”La profetessa Maria “

La profetessa Maria


4° Domenica di Avvento (anno B) –  20 dicembre 2020

LETTURE 2Sam 7,1-5.8b-12.14a.16; Sal 88; Rm 16,25-27; Lc 1,26-38


COMMENTO

La parola di Dio di questa domenica ci annuncia il Natale, ormai imminente, attraverso l’annuncio dell’angelo a Maria. La Galilea, Nazaret, una vergine («Non conosco uomo»: Maria si riconosce impossibilitata a generare): è il contesto di una massima ordinarietà umana, se non impotenza. Questo va sempre considerato. Anzi, dal punto di vista religioso, si tratta di un contesto assolutamente non indicativo, se non negativo: «Da Nazaret può venire qualcosa di buono?», dice il pio israelita. Eppure, quello che si compie con le parole dell’angelo a Maria è l’atto divino sulla terra più alto e profondo: l’incarnazione del Figlio di Dio.
Così siamo provocati a riconoscere che oggi viviamo una fede cristiana ancora troppo recintata dentro il sacro, troppo avvoltolata nei dogmi, troppo separata dal mondo con i suoi giudizi sulle persone religiosamente non in regola. Dio ha scombinato tutti i canoni di valore umano e religioso quando ha riempito Maria della grazia: non dimentichiamocelo.
 
«Piena di grazia»; possiamo rendere così questa espressione: «trasformata dalla benevolenza e dal favore divini». Dal punto di vista della fede, uno non vale per quello che umanamente è, ma per quello che il Signore fa nella sua umanità. Vediamo miracoli pari all’incarnazione in Maria, quando le persone cambiano in meglio anche solo di un po’, perché vi ha operato in loro la Grazia.
Riconosciamo veramente che Maria è piena di grazia quando crediamo che la medesima Grazia è all’opera in tutti, specialmente in coloro che non godono del favore e della benevolenza degli altri.
 
Di per sé, l’episodio non ha la forma letteraria di un annuncio, bensì di una vocazione profetica: ha la stessa struttura della chiamata dei profeti dell’Antico Testamento. Solo che Maria non viene incaricata di far conoscere al popolo una parola del Signore, ma di portare la parola di Dio al mondo dandole una carne con la sua carne e il suo amore. È questa la vera profezia: generare la Parola. È la missione della Chiesa: far cogliere la presenza dell’opera di Gesù Cristo, nel mondo e nella storia, come parola di Dio fatta carne in Maria.
Una Parola che esprime umanamente tutta la vicinanza, la consolazione, l’incoraggiamento di Dio all’uomo nella situazione dolorosa e faticosa che stiamo vivendo in questi mesi. Noi abbiamo sperimentato davvero come la parola di Dio ci sostiene e ci rafforza: solo essa ci permette di vivere nella fede le vicende tristi e belle della vita. E la parola di Dio non è solo per gli esperti o per chi ha una vocazione “particolare”: è per tutti, perché fa parte della consacrazione battesimale.
 
«Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Maria non presenta un dubbio: esprime, invece, tutta la sua povertà. Potremmo dire che la presenta a Dio, sapendo che Lui non si scandalizza delle nostre miserie, come invece facciamo noi. Anzi, Maria, presentandola, offre la propria povera impotenza all’azione di Dio. È una vera saggezza spirituale e psicologica: esporci davanti a Dio così come siamo, come facciamo con chi siamo in intimità. Perché Dio ci vede vestiti a nozze anche quando siamo in pantofole. È inutile esporre una vetrinetta di opere buone e devoti fioretti. Se Maria, raggiunta dall’Angelo, avesse presentato o “offerto” le proprie pratiche religiose, Dio avrebbe trovato un impedimento e un ostacolo alla sua Grazia.
In definitiva, solo la nostra povertà ci appartiene, perciò è l’unica cosa che possiamo “offrire” a Dio; perché Lui, poi, la trasformi in ricchezza di vita.
 
La risposta di Dio a questa “offerta” di Maria annuncia il fatto più grande della storia: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra». Lo Spirito è una potenza creatrice, fonte di vita (cfr. Gen 1,2): quello che Dio opera in Maria è una novità creatrice. Creando, Dio non solo causa la vita, ma abita la creazione come un tempio: in Maria si posa l’ombra del Signore come sul santuario, luogo simbolico nel quale l’uomo può adorare il suo Dio. Ma questo luogo non potrà che essere a immagine e somiglianza del Creatore: e questo è il corpo umano del suo Figlio. Allora ogni umanità è presenza della gloria divina, con un’azione trascendente dello Spirito Santo. Ogni persona viene così trasfigurata in presenza di Dio nella sua umanità.
Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli tutti, insiste molto su tale dignità “divina” di ogni uomo. E questo deve fondare una nuova visione del mondo, e una conseguente politica, che rispetti e promuova tale dignità, soprattutto nei confronti di coloro che certe concezioni politiche invece denigrano, rifiutano, emarginano. Non si può adorare Dio che nasce come uomo, se non lo si riconosce in ogni uomo e in tutto l’uomo, presente nel mondo.
 
Alberto Vianello

Fonte:https://www.monasteromarango.it/


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