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Don Francesco Pesce”Arrendiamoci all’Amore”

IV domenica di Avvento (Luca 1, 26-38)

La vita in Cristo inizia e si svolge come puro dono di Grazia; è una vita spesso non facile, ma che sempre può essere felice perché non sale dalla terra ma viene dal cielo.

Il Signore ci sorprende con il Suo Amore, come la mamma quando sveglia il suo bambino e gli dice, svegliati che è giunta l’ora, sono venuta a chiamarti. È molto triste una vita cristiana che non sa più sorprendersi, che vive di abitudini, di precetti da compiere, una vita dove anche le cose di Dio sono programmate e previste.

Quando Dio irrompe nelle nostre vite spesso anche noi rimaniamo turbati e non comprendiamo. È un turbamento benedetto; in quel momento se la ragione diventa umile e chiede aiuto alla fede, si aprono orizzonti sconfinati. Se invece la ragione diviene superba, impazzisce e si turba come Erode e tutta Gerusalemme, rischiando di uccidere il bambino, la fede che vuole nascere dentro di noi. Maria rimane in silenzio. Quando preghiamo bene, sentiamo che è bene rimanere in silenzio. La Parola è Dio stesso che si dona a noi senza nulla chiedere in cambio.

I doni non si meritano, non si comprendono e soprattutto non si comprano; i doni si accolgono e li sanno accogliere solo i poveri.

I poveri sono quelli che hanno bisogno, e non ne provano vergogna. Hanno bisogno di ricominciare un cammino nuovo, di qualcuno che tenda una mano e sveli il grande valore di ogni vita che non è un progetto da realizzare ma una vocazione da godere.

Il mistero che Dio ha rivelato in Gesù, ribalta i nostri schemi e fa delle nostre vite una cosa grande; sarà grande il bambino che nascerà, e lo saremo anche noi ogni giorno della nostra vita se avremo fatto onore alla nostra vocazione, arrendendoci all’Amore.

Possiamo e dobbiamo sentire rivolta anche a noi la prima parola dell’Angelo, la gioia. Come sarebbero migliori e più evangeliche le nostre case, le nostre chiese se avessero sempre al centro questa gioia da annunciare, ormai entrata nella storia dalla notte di Natale.

Mentre ci avviciniamo al Natale, però, non teniamo lo sguardo basso, proviamo come Maria ad alzare gli occhi in alto, vediamo fin dove riusciamo a vedere, fino a contemplare il Padre che dona il Figlio, perché ognuno di noi si possa rendere conto di essere figlio amato

Alzando lo sguardo al Padre riconoscendoci anche noi a volte tra i crocifissori del bambino che sta per nascere; oggi però potremo sentirci cercati e amati dal Padre che ci viene incontro, per donarci una via nuova.

Una vita piena di Grazia, dove il peccato rompe ma non interrompe il rapporto con Dio. Nessun ostacolo, nessuna difficoltà, nessuna legge può fermare la Grazia.

Una vita dove il Signore è sempre con noi e ci chiede di guardare l’esperienza di Elisabetta che era detta sterile. Ecco un grande compito per il nostro tempo. Saper vedere il bene che esiste e resiste, indicare agli uomini i segni dei tempi, il lievito nella pasta, i piccoli semi gettati nel campo, in una parola il vangelo che vive ogni giorno; dire parole buone e di speranza, dare qualche carezza, smetterla una volta per tutte di dire al mondo la sua sterilità. Il mondo in parte ha smarrito Dio, ma non è contro Dio e senza rendersene pienamente conto, lo desidera.

Noi dobbiamo facilitare l’incontro tra Dio e l’uomo, togliere ogni ostacolo, accompagnare il cammino verso il Signore che si lascia trovare.

Eccomi, come hanno detto tutti coloro che hanno ascoltato la voce di Dio; sono la serva del Signore. Sono disposto cioè non ad essere uno schiavo o un servo di un padrone, ma voglio vivere la mia vita come collaboratore di una grande gioia che sarà di tutto il popolo. Nessuno è escluso, nessuno è abbandonato.

di Francesco Pesce

Fonte:https://www.osservatoreromano.va/


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