Tonino Lasconi “Anche oggi Dio cerca casa”

Anche oggi Dio cerca casa IV Domenica di Avvento – Anno B – 2020

Apriamo uno spazio a Dio anche tra abitudini e consuetudini religiose sconvolte.

Nella domenica che ci porta al Natale, la Chiesa ci ripropone l’Annunciazione, il brano di vangelo che ha ispirato pittori, poeti, musicisti, registi, santi e cristiani umili in ogni tempo, sempre fonte di meraviglia e di bellezza, tanto che ci si può incantare a immaginarlo, dimenticando di meditarne e di approfondirne il messaggio. Proviamo ad accoglierlo con la concretezza del ragionamento.

C’è Nazaret, un paese talmente insignificante che al tempo di Gesù si diceva beffardamente che niente di buono potesse venire da lì (Gv 1,46), e che gli studiosi ne mettevano addirittura in dubbio l’esistenza.
A Nazaret c’è una ragazza: Maria, «promessa sposa di un uomo di nome Giuseppe», quindi con nel cuore il più comune e normale dei progetti: formare una famiglia. Giuseppe è della casa di Davide, perché appartiene alla tribù di Giuda, ma è falegname e sicuramente non pensa di rivendicare il prestigio della sua genealogia. Tutto normale e tranquillo quindi?

Sì, se non arrivasse, mandato da Dio, l’angelo Gabriele a salutare la ragazza: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te». E subito la nostra fantasia immagina il messaggero di Dio planare con le sue ali bianche, le vesti ondeggianti e un bel giglio sulle mani nell’umile casa dove la ragazza, in preghiera, medita le pagine della Bibbia che parlano di lei, come magnificamente hanno “documentato” Giotto, Raffaello, il Beato Angelico, Leonardo da Vinci e…. Ma non è così. Non sappiamo come, ma sappiamo che non è così.

Le immagini dei pittori non raccontano come è avvenuto l’evento, ma cercano di fare intravedere la straordinarietà misteriosa di ciò che è accaduto. Nella Bibbia, quando Dio vuole comunicare con gli uomini assume modalità molto diverse: un fuoco che arde per Mosé, tre viandanti per Abramo, il sussurro di una brezza leggera per Elia, addirittura una mula che parla per Balaam, due uomini in abiti sfolgoranti per le donne davanti al sepolcro di Gesù…, ma sempre in modo tale che il destinatario del messaggio possa decidere non frastornato o ipnotizzato dall’apparizione, ma in piena e cosciente libertà. Se l’angelo Gabriele fosse arrivato come lo disegnano i pittori, la ragazza sarebbe rimasta talmente scioccata da non avere il fiato per rispondere. Invece è “turbata” sì, ma non “dall’angelo”, bensì dalle sue parole: «a queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo».

Cosa è accaduto allora a Nazaret? Dio ha chiesto una casa per venire ad abitare in mezzo a noi. Era già in mezzo a noi perché Dio è dappertutto, ma ha voluto esserci con la nostra carne. E per realizzare questo progetto ha chiesto alla ragazza di Nazaret di diventare sua casa. E Maria, dopo aver chiesto lucidamente: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?», alla spiegazione dell’angelo: «lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio», accetta: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

Spiegazione? In realtà le parole di Gabriele hanno aggiunto mistero al mistero; e la gravidanza di Elisabetta non era verificabile, perché la parente abitava a molte giornate di cammino. Lei avrebbe potuto chiedere un segno, come Gedeone, come Zaccaria, come… Invece non chiede niente. Si fida e si affida: «Eccomi». E Dio ha trovato una casa.

In questo Natale in cui tutto ciò che eravamo abituati a fare quasi in modo automatico viene messo in dubbio dalla paura di essere contagiati, di uscire di casa, di incontrare familiari, amici e parenti, di poter celebrare con la gioia e lo stupore di sempre la nascita di Gesù sia nelle case che nelle chiede, Maria ci ricorda che anche se è così Dio cerca casa. Non di cedro come quella che voleva costruirgli Davide, né di pietra come quella che costruirà Salomone, e che tante volte ci limitiamo a costruirli noi, ma come quella di Maria: un “eccomi” alla sua volontà.

Fonte:https://www.paoline.it/