don Lucio D’abbraccio”Famiglia: cellula della società”

Commento al Vangelo della domenica della santa Famiglia Anno B

Famiglia: cellula della società

Ricorre oggi la domenica della Santa Famiglia. Possiamo ancora immedesimarci nei pastori di Betlemme che, appena ricevuto l’annuncio dall’angelo, accorsero in fretta alla grotta e trovarono «Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia» (cf Lc 2,16). Fermiamoci anche noi a contemplare questa scena. I primi testimoni della nascita del Cristo, i pastori, si trovarono di fronte non solo il Bambino Gesù, ma una piccola famiglia: mamma, papà e figlio appena nato.

Gesù ha voluto nascere e crescere in una famiglia umana; ha avuto la Vergine Maria come mamma e Giuseppe che gli ha fatto da padre; essi l’hanno allevato ed educato con immenso amore. La famiglia di Gesù merita davvero il titolo di «santa», perché è tutta presa dal desiderio di adempiere la volontà di Dio. Essa è una famiglia come tutte e, come tutte le famiglie, ha attraversato molte prove. Ricordiamo la «strage degli innocenti», che costrinse Giuseppe e Maria ad emigrare in Egitto (cf Mt 2,13-23). Ma, confidando nella divina Provvidenza, essi trovarono la loro stabilità e assicurarono a Gesù un’infanzia serena e una solida educazione.

Infatti, i brani biblici offertici dalla liturgia mostrano la fede obbediente di Maria e di Giuseppe. Per loro, come per Abramo e Sara, personaggi che abbiamo incontrato nella prima e seconda lettura, il figlio è un dono straordinario di Dio. Maria lo concepisce nel suo grembo verginale per opera dello Spirito Santo e Giuseppe dà il nome, la tutela giuridica, a questo bambino predetto dai profeti e annunciato dagli angeli. Essi ben presto si accorgono che egli non è per loro, non è loro proprietà: essi sono i custodi di un dono fatto all’umanità intera.

Quando Gesù viene presentato al tempio per il riscatto prescritto dalla legge di Mosè, il vegliardo Simeone così profetizza di lui: «egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori» e a Maria preannuncia: «anche a te una spada trafiggerà l’anima». Nel racconto evangelico emerge non tanto il fatto della presentazione di Gesù a Dio da parte dei genitori, quanto la presentazione di Gesù a tutti gli uomini, fatta da Simeone che lo proclama «luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

Ripensando alla festa di oggi e ai brani biblici ascoltati, vengono spontanee alcune considerazioni.

Oggi per tante persone la famiglia è diventata un bene di consumo: come il televisore, il cellulare, la moto, la macchina…: il bene di consumo si usa finché fa comodo e poi si butta via.

E infatti molti oggi si sposano con la decisione che finché va, va, quando non piace più ci si lascia. Con questo atteggiamento la famiglia è tradita fin dal suo nascere; con questo atteggiamento possono nascere accoppiamenti, ma non famiglie.

Che senso può avere sposarsi in chiesa se poi non c’è fedeltà e il matrimonio non viene più considerato indissolubile? Che senso può avere l’accoglienza dei bambini, che richiedono dedizione, sacrificio e fedeltà se poi in molte famiglie questi valori non esistono?

Chi non crede nella famiglia cristiana non deve sposarsi religiosamente e nessuno deve costringere al matrimonio religioso coloro che in esso non credono!

La famiglia deve essere il luogo di educazione all’onestà, alla lealtà, al sacrificio, all’impegno, al rispetto. I genitori sono i primi maestri della vita. Un padre e una madre che non sentano e non vivano la passione educativa nei confronti dei loro figli non sono veri genitori! Pensiamo a tutti quei genitori che non danno esempi buoni ai loro figli! Ci lamentiamo del comportamento dei giovani; ma la colpa di chi è? Non dimentichiamoci che sono i genitori il punto di riferimento per gli orientamenti dei figli! Se il punto di riferimento viene a mancare è come se mancasse il pane e, se manca questo pane, i figli muoiono di fame anche se mangiano brioches!

Santa Madre Teresa di Calcutta, intervistata molti anni fa in occasione del Natale, esclamò: «Se le famiglie tornassero a pregare insieme, avrebbero più pace. Niente mette tanta pace, quanto la preghiera fatta insieme». Mentre san Giovanni Paolo II in diverse occasioni ha detto: «Se la fede e la preghiera non si esprimono anche dentro la casa, i figli diventati adulti abbandoneranno la fede poiché per loro essa ha pochissimo valore». Ed infine papa Leone XIII così si esprimeva in merito alla famiglia: «La famiglia è la cellula della società: se essa è sana, tutto l’organismo prospera; se essa è malata, l’intera comunità deperisce e muore».

Ebbene, affidiamo alla Madonna e a san Giuseppe tutte le famiglie, affinché non si scoraggino di fronte alle prove e alle difficoltà, ma coltivino sempre l’amore coniugale e si dedichino con fiducia al servizio della vita e dell’educazione.

Fonte:https://donluciodabbraccio585113514.wordpress.com/